domenica 22 ottobre 2017
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Invia ad un amico
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Intervento in difesa di Israele all'Onu del Principe Verde, figlio di Hamas (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Israele si prepara a ogni tipo di attacco da parte dei terroristi di Hezbollah (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
Per consultare l'archivio Video
CLICCA QUI


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui



Informazione Corretta Rassegna Stampa
11.10.2017 La Palestina nel mondo del dopoguerra, come prefigurata da Ben Gurion nel 1942
Un documento storico di grande interesse - seconda parte

Testata: Informazione Corretta
Data: 11 ottobre 2017
Pagina: 1
Autore:
Titolo: «La Palestina nel mondo del dopoguerra, come prefigurata da Ben Gurion nel 1942»

La Palestina nel mondo del dopo guerra
Discorso tenuto a David Ben Gurion, capo dell’Esecutivo della Agenzia Ebraica al Congresso straordinario Sionista in New York il 9-5-1942

Un documento storico poco conosciuto, anche se di grande interesse, che riprendiamo per i nostri lettori.

A cura di Giorgio Pavoncello

Seconda e ultima parte (ieri abbiamo pubblicato la prima: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=67879)

Immagine correlata
David Ben Gurion

Significato dell’ opera compiuta
Al termine dell’ultima guerra vi erano in Palestina 58.000 Ebrei. Nel 1941 ve ne erano più di 500.000 Vivevano in città e in villaggi da loro fabbricati che occupano un’area di circa 1.500.000 dunams : erano di 1/17° dell’area della Palestina occidentale. L’intera superficie della Palestina è di circa 27 milioni di dunams, dei quali gli Arabi ne coltivano circa 7 milioni. Più di 18 milioni di dunams sono ancora terra libera. Contrariamente ai correnti dogmi economici gli Ebrei in Palestina passarono dalle città alle campagne. Cittadini per secoli divennero agricoltori. Più del 30 % degli Ebrei palestinesi vive in colonie rurali. Ancor più notevole è il loro ritorno ai lavori manuali. Su 300.000 persone 126.000 adulti sono membri della Federazione del lavoro. In nessun altro paese come in Palestina gli Ebrei sono impiegati in ogni genere di lavoro: nei campi, in fattorie, cave, miniere, costruzioni, strade, ferrovie, porti, pesca, aviazione ecc.. Sono giunti da tutti gli angoli della terra, con diverse lingue e tradizioni culturali, e sono stati fusi in una nuova unità; l’ebraico è diventato la loro comune lingua, la ricostruzione di Sion il loro scopo comune. Abitando nei loro propri villaggi e città. provvedendo alla loro propria difesa, educazione e servizi sociali svilupparono un comprensivo sistema di governo autonomo nazionale imperniato su un’economia e coltura indipendenti, che prepararono le fondamenta per tutti i fini pratici dello Stato Libero Ebraico. Ciò che hanno potuto fare 500.000 Ebrei potranno farlo 6, 8, 10 volte questo numero: ciò che è stato ottenuto per una superficie di un mezzo milione di dunams può essere raggiunto su di un’area 6, 8, 10 volte maggiore. Non c’è più convincente testimonianza di un’opera che l’opera stessa. Il Sionismo ha dato questa prova.

 

Immagine correlata
Pionieri ebrei in un kibbutz

La testimonianza dello spirito nazionale degli Ebrei si ebbe in Palestina quattro anni fa prima dello scoppio di questa guerra, quando l’ex-Mufti, seguendo le direttive dell’Asse cercò di distruggere la Palestina ebraica con l'affamamento, interrompendo le loro comunicazioni, arrestando il lavoro e l’entrata di altri emigranti col terrore, con l’eccidio indiscriminato di uomini, donne e bambini. Mai prima d’allora si era manifestata più fortemente l’indipendenza economica e la forza del nostro popolo in Palestina, il suo profondo attaccamento alla sua antica terra, la sua energia creativa di fronte ad un costante, mortale pericolo. Non soltanto non vi fu alcun abbandono o ritirata dalle più piccole posizioni, ma continuo e molteplice sviluppo delle colonie agricole, assorbimento di nuovi emigranti, sviluppo industriale e conquista del mare, e creazione di una difesa militare quale la Palestina non aveva veduto da quando sotto il comando di Beniamino di Tiberiade gli Ebrei insieme con i loro alleati Persiani combatterono contro gli oppressori Bizantini. Una prova ancor più dura li aspettava con l’inizio di questa guerra. Come essi la sostennero può essere ben descritto con le parole di un recente messaggio di colui che dirige ora la nostra lotta politica in Palestina, Moshe Shertok: « Su questo mare di sofferenze e di orrori la Palestina si innalza oggi come una rocca di salvezza, un faro di speranza per l’Ebraismo agonizzante.

Temprato contro le avversità nei quattro anni prima della guerra, l’Yishuv è ora chiamato di nuovo ad agire come l’avanguardia di tutto il popolo Ebraico ed a caricarsi delle tre maggiori responsabilità: la prima e più importante è la completa cooperazione alla difesa del Paese e alla campagna del Medio-Oriente, mobilitando tutte le risorse valide per un effettivo e rimarchevole contributo ebraico alla guerra sia nell’esercito che nelle industrie e nell’agricoltura. « La seconda è lo sforzo per salvare le vittime ebree della guerra. « La terza è la preparazione e il contributo più audace alla ricostruzione del dopo guerra. Ecco gli indici del nostro progresso : 125.000 uomini e donne sono iscritti al servizio militare. Migliaia di tecnici ebrei ed esperti operai sono occupati in opere belliche in Palestina e Medio-Oriente. L’industria ebraica impiega 35.000 operai che si occupano ora attivamente della produzione di guerra che è ora 8 volte maggiore del 1940. Molti giovani lavorano ora giorno e notte. Il Fondo Nazionale Ebraico ha acquistato 113.000 dunams di terreno durante la guerra. 18 nuove colonie sono state fondate coltivando nuove terre, per incrementare la produzione agricola ed ampliare lo spazio nelle nuove e vecchie colonie portando al massimo le loro risorse. Malgrado le vicissitudini della guerra decine di migliaia di rifugiati sono entrati in Palestina dal settembre 1939. La Palestina ebraica si concentra in un nuovo e supremo sforzo per la propria difesa e produzione. Migliaia di giovani dalle città si accingono a lavorare nelle fattorie, un gran numero è addestrato per la difesa nazionale, si stanno addestrando nuovi contingenti di reclute ».

Il messaggio della Palestina
Nella nostra costruzione della Palestina non abbiamo potuto sfuggire a tutti i conflitti, le contraddizioni e i mali dell’attuale sistema economico. Non invano abbiamo lottato per molti e molti secoli per mantenere la nostra identità, quell’Ebraismo modellatosi nella nostra antica terra dove i nostri Profeti tramandarono all’umanità la visione ancora non realizzata della fratellanza umana e della giustizia, amore del prossimo, pace tra le nazioni. Senza spargimento di sangue, senza costrizioni, ma con lo sforzo morale e volontario con la buona volontà ed aiuto reciproco da parte di tutto il Movimento Sionista, i nostri pionieri palestinesi hanno realizzato un nuovo tipo di colonia collettivista o cooperativa — K’vutzoth e Moshavim — realizzando così una umana affinità di lavoro creativo, aiuto scambievole, interessi comuni e completa eguaglianza fondendo anche un’ideale struttura sociale con una solida base economica mai raggiunta fino ad ora. Questo nuovo tipo di società ha superato la prova del tempo la prima K’vut- za risale al 1910 — e dimostrato la sua superiorità sia economica che sociale sugli altri tipi di colonie. È un messaggio di fede viva per tutti gli Ebrei e per tutto il mondo che una società migliore non è soltanto un sogno. Il mondo presente vive in un terribile caos : questa è la seconda guerra mondiale della nostra generazione. Mai prima di ora l’umanità intera era stata terrorizzata da un tale pericolo di completo e totale asservimento. Mai prima d’ora il nostro popolo era stato terrorizzato da una distruzione così completa e totale. Mentre la guerra continua dobbiamo dedicare tutte le nostre energie per una completa e totale vittoria.

Ma dobbiamo guardarci dalla pericolosa illusione che con l’annientamento del Nazismo il mondo sarà libero da tutti i suoi mali e il popolo ebraico dalla sua miseria. C’è qualcosa di fondamentalmente cattivo nell’attuale società umana se un Hitler può condurre il mondo intero a un tale estremo e c’è qualcosa di fondamentalmente cattivo nella situazione degli Ebrei se, ovunque si manifesti un turbamento sociale, gli Ebrei debbano essere prescelti come le prime e più torturate vittime. Una vittoria su Hitler non dovrà essere una fine, ma il principio di un nuovo ordine per il mondo e per noi. il nostro passato lavoro e progresso in Palestina daranno un doppio contributo al riassestamento della società umana ed al rifacimento della storia ebraica. Sarà la rocca sulla quale verrà edificato lo Stato Ebraico, ed uno Stato Ebraico significa uno Stato di Giustizia. Per raggiungere ciò sarà necessario uno sforzo supremo dall’intero popolo Ebreo nella Diaspora e in Palestina. L’America, l’Inghilterra, la Russia e gli altri popoli che conducono la grande battaglia dell’umanità per i suoi diritti, ci daranno certamente il loro aiuto. La nostra opera deve essere però compiuta da noi stessi: la Palestina sarà Ebraica come gli Ebrei la vorranno creare.


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT