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Corriere della Sera - Il Manifesto Rassegna Stampa
16.03.2017 Alfano in Israele, parole importanti: 'Mai più Italia contro Israele all'Onu, basta odio e terrorismo palestinese'
Commento di Davide Frattini, breve del Manifesto

Testata:Corriere della Sera - Il Manifesto
Autore: Davide Frattini - la redazione del Manifesto
Titolo: «Alfano in Israele per la pace: 'Unica soluzione sono i due stati' - Alfano: 'Per ora no a Stato di Palestina'»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 16/03/2017, a pag. 15, con il titolo "Alfano in Israele per la pace: 'Unica soluzione sono i due stati' ", il commento di Davide Frattini; dal MANIFESTO, a pag. 9, la breve "Alfano: 'Per ora no a Stato di Palestina' ".

Importanti le parole di Alfano riportate dal Manifesto: "II riconoscimento italiano della Palestina come Stato deve arrivare nel momento più utile al processo di pace". Un chiaro segno che, come condizione preliminare, occorre che termini l'incitamento all'odio, all'antisemitismo e al terrorismo da parte palestinese, e si accetti la necessità, per Israele, di vivere in pace e sicurezza.

A destra: Angelino Alfano con Benjamin Netanyahu

Ecco gli articoli:

CORRIERE della SERA - Davide Frattini: "Alfano in Israele per la pace: 'Unica soluzione sono i due stati' "

Il pezzo di Davide Frattini, sul Corriere, è l'unico che affronta con tutta l'informazione necessaria per poter valutare il viaggio di Alfano. Silenzio totale sugli altri giornaloni, TG compresi.

Risultati immagini per Davide Frattini
Davide Frattini

Al mattino Benjamin Netanyahu chiede il sostegno dell’Italia contro «qualunque assurda risoluzione dell’Onu», nel pomeriggio una commissione delle Nazioni Unite presenta un rapporto dove accusa Israele di imporre «un regime di apartheid ai palestinesi». Il dossier — definito «nauseabondo» dai portavoce a Gerusalemme — è stato presentato a Beirut e firmato solo da 18 Paesi arabi, rischia di complicare ancora di più le relazioni diplomatiche del governo di destra con l’organizzazione internazionale. L’appoggio italiano è stato garantito da Angelino Alfano che ha visto ieri Netanyahu per poi raggiungere Ramallah dove ha incontrato Abu Mazen. L’Unesco a ottobre dello scorso anno aveva votato una risoluzione che negava il legame tra l’ebraismo i luoghi sacri di Gerusalemme, l’Italia si era astenuta. Matteo Renzi, allora premier, aveva definito la vicenda «allucinante» e aveva detto di essere pronto a «rompere l’unità europea se necessario».

A Gerusalemme il ministro degli Esteri conferma che d’ora in avanti Roma voterà contro iniziative simili. Anche se i negoziati sono congelati dall’aprile di tre anni fa, Alfano ribadisce che «l’unica soluzione è quella dei due Stati» e invita «alle trattative dirette, non esistono altri formati». Dice di non essere «disilluso ma neppure un illuso», resta convinto che un’intesa di pace si possa trovare. Cita «la porta stretta» dal Vangelo di Matteo e subito aggiunge: «Stretta ma c’è». Al premier israeliano annuncia quello che intende chiedere nel palazzo della Muqata in Cisgiordania dove risiede il raìs: «I messaggi di odio devono finire, i palestinesi devono smettere di incitare alla violenza. I terroristi non sono martiri». È la stessa pressione che stanno esercitando gli americani, la richiesta è arrivata anche da Jason Greenblatt, l’inviato del presidente Trump, nel suo incontro con Abu Mazen. A Riad al Maliki, il primo ministro palestinese, Alfano spiega che «il riconoscimento della Palestina verrà formalizzato dall’Italia nel momento più utile per l’intero processo di pace».

IL MANIFESTO: "Alfano: 'Per ora no a Stato di Palestina' "

"II riconoscimento italiano della Palestina come Stato deve arrivare nel momento più utile al processo di pace", ha detto ieri il ministro degli Esteri Alfano che a Ramallah ha visto il presidente Abu Mazen. Frasi in contrasto con quelle della ministra Finocchiaro che ieri ha assicurato che il governo intende rispettare l'impegno preso in parlamento due anni fa. Ieri Alfano ha incontrato anche Netanyahu. Il premier israeliano gli ha chiesto che l'Italia voti contro risoluzioni simili a quella 'assurda' approvata dall'Unesco.

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