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Corriere della Sera Rassegna Stampa
17.07.2017 Turchia: il partito laico nazionalista sfida Erdogan
Monica Ricci Sargentini intervista il leader kemalista Ozturk Yilmaz

Testata: Corriere della Sera
Data: 17 luglio 2017
Pagina: 15
Autore: Monica Ricci Sargentini
Titolo: «'Resisteremo in modo pacifico Sconfiggere Erdogan si può'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 17/07/2017, a pag. 15, con il titolo "Resisteremo in modo pacifico Sconfiggere Erdogan si può", l'intervista di Monica Ricci Sargentini.

Ecco l'articolo:

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Monica Ricci Sargentini

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Ozturk Yilmaz, 47 anni, deputato del partito laico nazionalista Chp

Dopo il weekend di cerimonie per commemorare i martiri del 15 luglio, morti lo scorso anno per sventare il colpo di Stato gulenista, il parlamento turco si appresta ad approvare oggi l’estensione dello stato di emergenza di altri tre mesi. Una misura necessaria secondo il primo ministro Binal Yildirim e il presidente Recep Tayyip Erdogan che in più occasioni hanno fatto il paragone con la Francia: «Loro per molto meno lo hanno imposto per un anno»; una decisione eccessiva per l’opposizione che chiede a gran voce la sua sospensione dopo le purghe che hanno portato all’arresto di oltre 50 mila persone e al licenziamento di 150mila (di cui 30 mila poi reintegrate). «Parliamoci chiaro: alcuni di quelli che sono in prigione al momento sono colpevoli perché sono effettivamente membri di Feto (che fa capo a Gulen, ndr ). Ma altri no. Questa non è più una democrazia». A parlare è Ozturk Yilmaz, 47 anni, deputato del Chp e responsabile delle relazioni internazionali. «Noi abbiamo marciato da Ankara a Istanbul con una sola richiesta: adalet, giustizia. Non c’erano simboli politici proprio per unire tutti quelli che considerano lo stato di emergenza una non vita. Tanti giudici sono stati licenziati e anche tanti pm. I processi sono lenti e influenzati politicamente». La notte del 15 luglio Yilmaz, che è stato console generale a Mosul, l’ha passata in televisione a commentare le centinaia di migliaia di persone scese in strada al fianco di Erdogan.

L’anniversario del fallito golpe è stato celebrato con grande enfasi e ha avuto una risposta forte. Che ne pensa? «Il 9 luglio il mio partito aveva portato in piazza due milioni di persone dopo una marcia di 3 settimane che ha avuto il consenso di parti diverse della società. Erdogan per ripicca ha cercato di mostrare una folla più grande. I suoi discorsi a Istanbul e ad Ankara non hanno lasciato alcuna possibilità al dialogo. Purtroppo lui non si comporta come il presidente di tutti ma solo di una parte».

«Il 9 luglio il mio partito aveva portato in piazza due milioni di persone dopo una marcia di 3 settimane che ha avuto il consenso di parti diverse della società. Erdogan per ripicca ha cercato di mostrare una folla più grande. I suoi discorsi a Istanbul e ad Ankara non hanno lasciato alcuna possibilità al dialogo. Purtroppo lui non si comporta come il presidente di tutti ma solo di una parte».

Qual è la vostra strategia politica per il futuro? «Noi resisteremo pacificamente e non ci piegheremo alle intimidazioni. L’obiettivo è vincere le presidenziali del 2019, se tra due anni riusciamo a dire addio ad Erdogan potremo finalmente resettare il sistema in senso democratico».

Ma come pensate di unire le opposizioni? Con l’Hdp di Demirtas le posizioni sono a volte distanti. «L’idea è di unirci contro la brutalità. Senza simboli politici. La marcia per la Giustizia ha dimostrato che è possibile».

L’Hdp, è accusato dall’Akp di avere contatti con i terroristi del Pkk. Voi siete d’accordo? «Nessun partito deve avere contatti con gruppi terroristi. Però ci vogliono le prove per condannare qualcuno e finora non ne abbiamo viste. Ma loro a volte sono tiepidi nel condannare il terrorismo».

Cosa pensate esattamente del fallito colpo di Stato? Avete parlato di golpe controllato. In Occidente alcuni non credono alla colpevolezza di Feto. «Noi crediamo che Feto sia dietro al complotto ma facciamo notare che i seguaci di Gulen hanno lavorato insieme al governo per un sacco di tempo, fino al 2013. In Turchia metà della burocrazia è gulenista. Quindi c’è una responsabilità di chi ha consentito la crescita di Feto. E poi è innegabile che il governo ha capitalizzato il putsch con lo stato di emergenza e con il referendum del 16 aprile che dà a Erdogan poteri mai visti».

Quindi gli Stati Uniti dovrebbero estradare Gulen? «Assolutamente sì ma non è il primo dei nostri problemi. Guardi in che stato siamo: la crisi è totale».

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