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Il mare di Gerusalemme, 18 scrittori israeliani raccontano - 05/07/2017

Il mare di Gerusalemme
18 scrittori israeliani raccontano
Traduzione Luca Colombo
Stampa Alternativa
euro 18

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E’ per ricordare Ofra Eligon, “giornalista effervescente e poliedrica” e onorarne la memoria che è stata compilata e pubblicata questa raccolta di racconti brevi a cura della figlia Telma Eligon-Roz che, cresciuta in un luogo privilegiato di parole e fantasie, ha dato vita dopo la morte della madre avvenuta nel 2012 a un corso di scrittura e a un premio letterario per nuovi autori e raccolte di racconti brevi. Nata a Varsavia e immigrata in Israele nel 1933, Ofra Eligon ha lasciato circa 1500 racconti in parte tramandati oralmente e in parte pubblicati su riviste e antologie che rappresentano il giardino perduto nei quali Telma Eligon Roz girovaga quando sente nostalgia di lei. E’ un mosaico variegato quello che appare nel volume “Il mare di Gerusalemme” sapientemente selezionato con una varietà di stili e di intuizioni letterarie, in cui a fianco di scrittori famosi come Sami Michael o Savyon Liebrecht appaiono giovani autori come Maya Arad o Iddo Gefen ancora poco conosciuto nel nostro Paese. Ci sono storie diverse per stile, struttura e cifra narrativa accomunati però da un’assenza dei temi politici o di guerra e con un particolare focus sui valori familiari e sui sentimenti universali, ritratti sullo sfondo della complessa quotidianità israeliana.

Se il romanzo ha tempi lunghi e può permettersi qualche sfilacciatura nella trama o nella descrizione dei personaggi, così non è per il racconto che proprio per la sua struttura breve comporta “una formula di prodigio concentrata, molto precisa e veloce”. Piccolo gioiello letterario, il racconto “invita il lettore a tuffarsi senza preamboli e cerimonie in una pozza di acque limpide e profonde e a nuotare velocemente verso un varco di narrativa uniforme, complessa e conchiusa”. Con il racconto breve il lettore si immerge in una dimensione ridotta nel tempo ma più intensa e naviga verso terre lontane privo delle provviste per i tempi lunghi che consentono i romanzi dalle molte pagine. Squarci improvvisi di luce che si aprono dinanzi al lettore i racconti brevi di questa antologia ci riportano alla dolcezza di un tempo antico, quello della nostra infanzia per ammaliarci con la loro magia e la loro saggezza. Accanto allo straordinario racconto di Eshkol Nevo, “Cuore affamato”, un gioiello che narra del ritrovato rapporto fra un figlio e un padre giunto al termine della vita, spicca l’umorismo sfrenato di Etgar keret ne “Il tarchiato”, senza tralasciare l’epopea dell’immigrazione degli ebrei etiopi, narrata attraverso gli occhi di una bambina.

Oltre ad autori che utilizzano connessioni con opere conosciute come Matan Hermony, emergono scrittori che giocano con la tradizione del racconto popolare Yiddish: è il caso di Ofra Eligon che nel bel racconto “Sino alla fine della strada”, posto al termine di questa antologia, mescola in modo magistrale frammenti di epopea popolare con modelli d’impronta moraleggiante. Dopo la lettura di questi racconti fulminanti, di grande qualità letteraria, non possiamo che condividere il pensiero di Telma Eligon- Roz: “ Sento giorno dopo giorno che mia madre, che tanto ho amato, ci sorride dall’altro soddisfatta del fatto che grazie a lei sia sorto un palcoscenico di alto livello per l’arte del racconto breve, arte che tanto amò e al cui sviluppo tanto contribuì”.

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Giorgia Greco

www.jerusalemonline.com
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