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Deborah Fait
Commenti & TG news watch
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A Hebron, ebrei e musulmani 25/02/2017

A Hebron, ebrei e musulmani
Commento di Deborah Fait

http://www.video.mediaset.it/video/iene/full/puntata-del-19-febbraio_692488.html

a destra:
la verità storica: questa terra venne rubata dagli arabi
dopo il massacro degli ebrei nel 1929

- 19 febbraio 2017, puntata delle Iene (Italia Uno), servizio su "come vivono insieme ebrei e musulmani", a Hebron. Il servizio è abbastanza equilibrato, anzi, se visto attentamente senza preconcetti, si può dire che il messaggio è del tutto negativo per i palestinesi se non fosse per alcuni particolari nel parlato.
Si vede la situazione della città di Hebron divisa in due ma appare chiaro che gli arabi hanno più libertà degli ebrei. Gli arabi possono entrare nella parte ebraica (dove vivono solo 700 persone) ma agli ebrei è severamente vietato passare nella parte araba anche perchè non ne uscirebbero vivi.
Le interviste dimostrano chiaramente la differenza di cultura, una famiglia araba che parla solo di odio, di accuse, di vittimismo e impossibilità di incontri, con la bambina di 7 anni cui il padre chiede "Gli ebrei sono buoni o cattivi?". La piccola, intimidita dalla presenza della troupe italiana, non risponde ma il padre incalza "Sono buoni? vero? Sono cattivi?" allora la bambina fa si con la testa. Poi si vede un palestinese assalire a coltellate un ebreo.
Il servizio si sposta in una casa ebraica di Hebron, quella della Famiglia Ariel la cui figlia Halel di 13 anni è stata accoltellata a morte, mentre dormiva nel suo letto, da un palestinese di 17 anni. Dopo il delitto il ragazzo è rimasto nella stanza, nascosto dietro alla porta, per ammazzare chiunque fosse entrato, infatti non appena il papà della bambina si è accorto della tragedia è stato assalito a coltellate.
Fortunatamente era presante un amico della famiglia che ha sparato al terrorista adolescente uccidendolo. La mamma di Halel ha raccontato la storia con dignità, senza una sola parola di odio, ha detto sconsolata con una tristezza enorme nel volto e nella voce: "Puoi pensare a un ragazzo di 17 anni che entra nella camera di una bambina di 13 per ucciderla?". Al padre è stato chiesto "Pensi alla vendetta?" La risposta è stata calma e tranquilla "La mia vendetta è continuare a vivere qui".
Infine hanno intervistato Yehuda Glick, oggi membro della Knesset, cui alcuni anni fa un arabo aveva sparato 4 colpi nel petto a 30 centimetri di distanza e rimasto vivo per miracolo. Glick era uno che pregava insieme ai suoi amici arabi ma questo non è servito a salvarlo. Nemmeno dalla sua bocca sono uscite parole di odio.
Il servizio dunque ha mostrato chiaramente da quale parte alberghino odio e violenza e come la civiltà si scontri con la barbarie, però l'inviato non ha potuto fare a meno di dire "vedete quindi che fino ad ora queste due comunità si sono incontrate solo sulla violenza".
Ed ecco l'inghippo da cui nessun servizio si salva, mettere sullo stesso piano israeliani e palestinesi anche se i primi non reagiscono, nella maggior parte dei casi, alla violenza dei secondi e chi tenta di farlo viene arrestato, portato in giudizio e punito.
Purtroppo non occorre andare a Hebron per conoscere l'odio islamico, è sufficiente stare in Europa. Due ragazzi ebrei, due fratelli di 29 e 17 anni, circolavano in auto in un sobborgo di Parigi, Saint-Denis, quando sono stati vittime di una terribile aggressione. Un'altra auto li ha bloccati urlando "sporco ebreo, ti ammazzo". Gli aggressori li hanno costretti a scendere e altri sono accorsi per linciare i due ebrei, uno degli assalitori aveva in mano una sega che ha quasi staccato il dito di una delle vittime poi ricoverate in ospedale con prognosi di 10 giorni.
E' interessante l'inchiesta della magistratura francese dalla quale risulta che i due ragazzi "portavano la kippà ben visibile" come se questo fosse una colpa.
Quindi in caso di aggressione a degli ebrei con kippà la colpa non è degli aggressori ma degli aggrediti ? E quando aggrediscono ebrei senza kippà e succede? Come la mettiamo allora?
Ormai agli israeliani che vanno in Europa viene consigliato di non parlare in ebraico ma in inglese onde evitare insulti e aggressioni, esattamente come avviene in Giordania e in Egitto, paesi "in pace" con lo stato ebraico ma con popolazioni educate all'odio e antisemite da generazioni.
Esiste un posto in questo mondo dove gli ebrei possano vivere senza paura? Purtroppo no. Il Male antisemita non ha vaccini nè freni. Esiste da secoli e resterà immutato per altrettanti secoli perchè l'Europa nazista si sta riciclando nell'islam nazista.
La storia si ripete, millennio dopo millennio, come un orribile gioco in cui l'ebreo paga sempre pegno.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, Capitale di Israele, unica e indivisibile"
"Non si chiama Cisgiordania, si chiama Giudea e Samaria"

www.jerusalemonline.com
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