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Giovanni Quer
Israele: diritto e società
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Treni e shabbat: stato, religione e problemi di coalizione 07/09/2016
Treni e shabbat: stato, religione e problemi di coalizione
Analisi di Giovanni Quer

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Una strada centrale di Gerusalemme di sabato

Poche ore prima che incominciasse shabbat la settimana scorsa Netanyahu ha approvato la richiesta dei partiti haredi di coalizione (United Torah Judaism e Shas) di non effettuare lavori di manutenzione sulle linee ferroviarie durante il sabato. Di conseguenza, i treni hanno ripreso a funzionare solo la domenica, con enormi disagi a lavoratori e soldati di ritorno alle basi militari. Quella che è iniziata come una crisi di coalizione tra Netanyahu e Katz, il Ministro dei Trasporti, rischia di diventare un'occasione per ridefinire i rapporti tra Stato e religione, complessi e delicati nella sfera pubblica israeliana.

Secondo lo status quo raggiunto tra laici e religiosi dopo la fondazione di Israele, lo Stato avrebbe rispettato il calendario ebraico, le regole alimentari (kashrut) nei luoghi pubblici, e concesso privilegi all'allora piccola comunità haredi. Parte di questi accordi è anche l'interruzione dei servizi di trasporto pubblici di shabbat e durante le festività religiose, la chiusura degli esercizi commerciali. In alcune città si sono istituiti servizi di trasporto privati. A Haifa gli autobus viaggiano anche di shabbat, benché con minore frequenza. Bar, ristoranti e molti supermarket tengono aperto anche di shabbat, mentre tutti rispettano il divieto assoluto di apertura in tre occasioni: Kippur, Yom ha-Shoah (la giornata in memoria della Shoah) e Tisha' beAv (giornata in ricordo della distruzione del Tempio).

Di recente però lo status quo è stato messo in discussione. I tentativi di Lapid e Bennet di imporre il servizio militare ai haredim e di ridurre i finanziamenti alle yeshivot sono stati percepiti come attacchi alle comunità più strettamente ortodosse. Ritornati al governo, i partiti haredi stanno avanzando proposte che rispecchiano la loro visione religiosa e politica, in particolare il rispetto dello shabbat.

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Dopo la decisione di Netanyahu, Meretz ha organizzato una manifestazione a Tel Aviv, contro la decisione del Premier che pare aver "ceduto" alle pressioni dei haredi. Meretz ha anche presentato un ricorso alla Corte Suprema e ha richiesto una sessione d'urgenza alla Knesset, che però Yuli Edelstein (il presidente) ha rinviato di una settimana. La crisi del trasporto ferroviario rischia di inasprirsi. Arieh Deri, Ministro degli Interni e presidente di Shas (partito haredi sefardita) ha annunciato la prossima adozione di un decreto che imporrà la chiusura di tutti gli esercizi commerciali a Tel Aviv durante lo shabbat, all'infuori di quelli che si trovano nel porto di Giaffa, nel porto di Tel Aviv e nella "Prima Stazione", considerati i tre luoghi si attrazione cui è "concesso" di violare il sabato. I partiti haredi ashkenaziti hanno criticato la posizione di Deri, considerata troppo "concessiva" e mite.

Mentre la discussione si espande all'interno del mondo religioso, in cui ci sono varie voci di critica e di assenso alle iniziative dei partiti haredi, c'è chi intravede la possibilità di ridefinire i rapporti tra religione e Stato. I più radicali commentatori hanno sollecitato Meretz ad avanzare una proposta di radicale modifica dello status quo, chiedendo servizi di trasporto pubblici anche di shabbat in tutta Israele. Altri considerano questa crisi un'occasione d'oro per liberarsi di Netanyahu, criticato per aver favorito un accordo con i haredim che avevano prima chiesto le dimissioni di Katz e poi minacciato di lasciare la coalizione. Infine, gli ortodossi non vedono nessun tipo di imposizione religiosa nella limitazione ad aree specifiche dei negozi aperti di shabbath, facendone una questione anche di rispetto dei diritti dei lavoratori alla giornata di risposo settimanale.

Mentre nel dibattito pubblico si ha la percezione di una crescente imposizione religiosa, altre ricerche dimostrano che negli ultimi anni le attività commerciali di shabbat sono aumentate in maniera esponenziale, così come la rete di trasporti privata. Allo stesso modo, è aumentata l'offerta di cibo non kasher nei ristoranti, che corrisponde quindi a una richiesta conforme a uno stile di vita non proprio tradizionalista. Poiché la questione è arrivata alla Corte Suprema, è da prevedere che in un prossimo futuro si potrà arrivare a un nuovo equilibrio tra diritto e religione. Le decisioni della Corte Suprema tuttavia, sono sempre state molto caute nel rispettare i delicati equilibri tra religione e Stato. In una serie di cause intentate contro il Ministero dei Trasporti sulla chiusura di alcune strade di shabbat a Gerusalemme, la Corte Suprema ha rifiutato di prendere una posizione sulla questione dello shabbat e ha invitato invece un accordo di quartiere tra abitanti laici e religiosi di una stessa area. In altri casi la Corte ha dichiarato che l'interruzione dei trasporti pubblici di shabbat non viola il diritto di circolazione.

Tuttavia, molte organizzazioni lamentano il fatto che l'attuale sistema colpisce le fasce più deboli, cioè quelle che abitano in periferia o che non possono permettersi un'auto. E' possibile che questa volta la Corte Suprema debba adottare una decisione più incisiva perché si tratta di una crisi nazionale, che coinvolge molti lavoratori e soldati. Inoltre, il dibattito alla Knesset che Meretz tenta di iniziare potrà avere un carattere trasversale se toccherà i punti fondamentali della crisi, cioè il rapporto tra religione e stato, la crescente politicizzazione dei servizi religiosi (compresi i certificati di kashrut e i processi di conversione dei tribunali rabbinici esteri), e la negoziazione di un nuovo status quo. Il rischio è, come notano molti attivisti sia religiosi sia laici, che il dibattito si trasformi in un'impresa anti-Netanyahu, perdendo il valore che può avere per il futuro della società israeliana.

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Giovanni Quer


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