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Mordechai Kedar
L'Islam dall'interno
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Un altro coltello giordano piantato nella schiena di Israele 09/10/2017
Un altro coltello giordano piantato nella schiena di Israele
Analisi di Mordechai Kedar

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Il ponte di Allenby, al confine tra Israele e Giordania

La pace con la Giordania? E’ più simile alla quiete prima della tempesta. Gli israeliani non riescono a spiegarsi perché il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (HRC) ha preso di mira Israele come suo bersaglio preferito. Perché è così apertamente asimmetrico nei confronti di Israele? La risposta, o almeno una parte di essa, è stata fornita il 28 settembre 2017. Il titolo principale di Haaretz quel giorno riportava: “Le Nazioni Unite avvertono le imprese che operano negli insediamenti che i loro nomi verranno messi in una lista nera. Alcune di esse hanno annunciato che dovranno lasciare Israele". Nel sottotitolo si leggeva: “Il rappresentante dei Diritti Umani ha iniziato a mandare l’avviso a circa 150 aziende. Il funzionario israeliano: le società estere non fanno alcuna distinzione tra le aziende in Israele e quelle in Cisgiordania, semplicemente cessano di investire in Israele”. Barak Ravid ha scritto: “Il commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che dirige l’ HRC, il principe giordano Zaid bin Raid (dovrebbe essere Raad, nota dell’autore) al Hussein, ha iniziato a inviare lettere di avviso due settimane fa ...”

E’ chiaro? Il commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, a capo del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite che ha deciso di fare di Israele il suo capro espiatorio, è un giordano, ed è cugino di secondo grado del padre dell'attuale monarca, il compianto re Hussein, figura centrale della famiglia degli Hashemiti, designata dalla Gran Bretagna a governare fin dalle origini il Paese. Zaid Ben Raad è molto vicino al reggente attuale, il re Abdullah II, ha servito come delegato giordano delle Nazioni Unite per sette anni ed è stato Ambasciatore giordano negli Stati Uniti per tre. E’ stato membro attivo di varie organizzazioni internazionali e nel 2014 è stato scelto come commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani. È lui la persona che si cela dietro agli attacchi sfrenati dell’ HRC contro Israele. Chiunque conosca cosa significa servire come delegato all'ONU e in veste di ambasciatore negli Stati Uniti si rende conto immediatamente che la persona che occupa queste posizioni deve essere molto, ma molto vicina al monarca e che certamente è suo confidente, qualcuno che è in costante contatto con il re.

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La parola “vicina” forse non basta per descrivere il significato di tale relazione e la nomina del principe in qualità di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Il re ha esercitato pressioni affinché questo incarico l’avesse suo cugino. Perché? Per promuovere i diritti delle donne giordane? Per verificare il trattamento da parte del re sulla maggioranza araba palestinese in Giordania? Per controllare cosa succede agli aiuti internazionali inviati ai rifugiati siriani in Giordania, visto che non giungono mai nelle mani di quei disgraziati che vivono nelle tendopoli? Ovviamente no. Il re ha sostenuto suo cugino per un solo motivo, per diffamare Israele e per distruggerne nome e reputazione, per costringere Israele a instaurare un altro Stato terrorista arabo palestinese in Giudea e Samaria, con capitale Gerusalemme Est. In questo modo, il re e l’intera sua famiglia, compreso lo stesso Zaid ben Raad, potranno continuare a gestire i milioni di palestinesi che vivono nel paese artificiale del “Regno Hashemita di Giordania”, invece di concedere ai palestinesi uno Stato nella Giordania nord-occidentale dove loro costituiscono la maggioranza.

L’HRC non ha iniziato i suoi attacchi contro Israele nel 2014, quando Ziad ben Raad ha ricevuto l’incarico. L’HRC annovera molti precedenti negativi nei confronti di Israele nell’arco della sua lunga esistenza prima del 2014, ed è proprio questo il motivo per cui il re Abdullah ha voluto che il cugino ne diventasse il capo. Un Consiglio che già è anti-Israele, renderà più facile il suo obiettivo e agevola l’approvazione di risoluzioni come quelle che sostengono il boicottaggio economico israeliano da parte degli arabi. Zaid ben Raad sta dimostrando la sua fedeltà alla famiglia e sta rispondendo alle aspettative del cugino. Ha inviato lettere di avviso alle società che operano in Israele. Mentre i politici israeliani continuano a ripetere che “la pace con la Giordania è un bene strategico”, senza capire che il re li abbraccia con una mano e con l'altra pianta loro un coltello nella schiena.

Se Israele continuerà a inneggiare alla pace con la Giordania, finirà per pagarla cara con i razzi kassam che pioveranno su Gerusalemme, Tel Aviv, Dimona, Afula e su tutto quello che c'è in mezzo - incluso l'aeroporto Ben Gurion - provenienti da uno Stato palestinese in Giudea e Samaria: in cambio della tranquillità temporanea che ora abbiamo lungo il confine giordano, avremo poi una ripetizione degli attacchi con i razzi di Gaza. Se è così che si comporta un amico, non posso immaginare cosa farebbe un nemico. È ora di svegliarsi e di pensare ad un altro piano per le relazioni con il regno hashemita. Mi sembra che alcuni dei nostri politici siano inesperti quando si tratta di comprendere le complessità del Medio Oriente e che altri si siano addormentati al volante e non si siano accorti dei segnali stradali, forse perché sono in arabo. Nota: Questo articolo fa seguito al mio articolo uscito il 15 agosto 2017 su IC: (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=320&id=67295)

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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