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L'Islam dall'interno - L'Islam dall'interno
Guai ai vinti! 18/12/2016
 

Guai ai vinti!
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall'ebraico di Rochel Sylvetsky, versione italiana di Yehudit Weisz)

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Confine Israele Siria

Ai tempi dell’Impero romano la regola del “Vae victis!” , “Guai ai vinti!”, consentiva al vincitore il diritto di decidere arbitrariamente i termini della resa e la sanzione da infliggere ai vinti, mentre questi ultimi restavano completamente alla sua mercè e non potevano aspettarsi alcuna clemenza.
Sembra che stia accadendo oggi nella città di Aleppo, capitale economica della Siria, andrà a finire esattamente come dettava la regola romana. Sembra che nulla sia cambiato. Nelle ultime settimane, notizie provenienti da Aleppo raccontano di massacri commessi dall’esercito siriano, dalle milizie libanesi di Hezbollah, da quelle iraniane, irachene e afgane sui superstiti della popolazione della città, su quegli infelici che negli ultimi due anni sono stati governati dalle forze ribelli ora sconfitte.

Un rapporto ha affermato che uomini di Hezbollah hanno ucciso a sangue freddo più di 200 donne e bambini trovati tra le rovine della loro città, un tempo così bella. E’del tutto possibile che questi rapporti siano stati redatti apposta dai ribelli o dai Paesi che li appoggiano, come l’Arabia Saudita, ma è anche possibile che siano corretti.
I militanti che hanno lottato per lunghi periodi in combattimenti casa per casa, da una stanza all'altra e di vicolo in vicolo, una volta che la vittoria è a portata di mano potrebbero perdere tutte le loro inibizioni morali e sfogare la loro rabbia su donne e bambini indifesi. E il mondo, come al solito, tace. La Russia, la cui massiccia potenza aerea ha distrutto una buona parte di Aleppo, usa il suo diritto di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per bloccare qualsiasi iniziativa che la condanni, lo stesso per Assad o l'Iran per i loro orrendi massacri sui cittadini di Aleppo.

Lo stesso mondo che rimase in silenzio di fronte alla distruzione degli ebrei d’Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, sta facendo ora la stessa cosa di fronte alla più grande catastrofe umanitaria dopo la Shoah. Purtroppo, anche le organizzazioni del calibro dell’UNESCO ( l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ) che ha dichiarato Aleppo Patrimonio dell’Umanità, sono state assenti di fronte alla distruzione che è caduta sulla città e sul suo patrimonio millenario.
Ci sono ebrei in Israele e nella Diaspora che provengono da Aleppo e tutti sono colpiti per il disastro che ha colpito il loro luogo di nascita, una città che vantava da sempre una comunità ebraica fiorente.

Ogni israeliano, dal politico al cittadino comune, è attento a non dimenticare il terribile disastro di Aleppo. Perché è esattamente ciò che accadrà a noi in Israele, se mai perderemo la capacità di difenderci. Nessuno in tutto il vasto mondo verrà in nostro aiuto, così come nessuno in tutto il mondo ha inviato forze per fermare la macchina da guerra che riduce la città di Aleppo in polvere e macella la sua gente.
Quante manifestazioni hanno riempito le strade d’Europa o d’America per protestare contro gli orrori di Aleppo? Quanti volontari si sono affrettati ad aiutare quella povera gente presa in mezzo al fuoco micidiale?

E’ indispensabile che il cinismo dell’Occidente, la crudeltà della coalizione filo-Assad e il silenzio assordante del mondo, restino incisi nella memoria di tutta l’umanità, ma soprattutto in quella d’Israele, perché non c’è la minima possibilità che il mondo agirebbe diversamente se, Dio non voglia, fossimo noi di fronte ad una macchina da guerra simile.

Pensate all’Iran, per esempio, si comporterebbe con noi come sta facendo ad Aleppo. Il mondo che accetta tranquillamente i tentativi dell’Iran di acquisire armi nucleari, gli invia miliardi di dollari e firma continuamente accordi economici, è lo stesso mondo al quale la sofferenza di Aleppo non potrebbe interessare di meno. Molto sarà detto e scritto sulla rivolta contro Assad tra il 2010 e il 2016. Libri e documenti potranno far luce su questi sei anni, ma le parole che sentiremo e le lacrime di coccodrillo non riporteranno in vita le centinaia di migliaia di morti, non guariranno i milioni di feriti nel corpo e nella mente, non riporteranno alle loro vecchie case i milioni di migranti ai quattro angoli della terra.
Le nazioni del mondo andranno avanti con le loro normali attività confermando, ognuno nella propria lingua il motto: “Guai ai vinti!”.

 

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi.
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