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Ugo Volli
Cartoline
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Il silenzio in certi casi è meglio 15/05/2017
 

Il silenzio in certi casi è meglio
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

a destra:
Abu Sneineh, nuovo sindaco di Hebron
in un'immagine di quando era terrorista

Cari amici,

è strano, non ce l’ha raccontato nessuno, ma nel virtuoso (o piuttosto virtuale) stato di “Palestina” l’altro ieri si sono svolte le elezioni. Elezioni comunali, niente di speciale, direte voi, se siete informati. Dunque è normale che i giornali non ne parlino. Eh già, normale, se siete in democrazia. Ma non in quello stano mostro politico che pretende di essere “la Palestina”: uno “stato” proclamato già due o tre volte, ma che minaccia continuamente di costituirsi, senza moneta, senza un parlamento attivo, diviso in due sottostati che si odiano, cioè la provincia di Ramallah e quella di Gaza, e soprattutto senza elezioni dal 2006, con un presidente scaduto da dieci anni.

Be’, dopo molti rinvii delle elezioni – solo comunali, beninteso, non parlamentari o presidenziali – si sono tenute. Ragione per festeggiare, non solo per “gli amici della Palestina”, ma anche per quelli che vogliono la pace, perché di solito democrazia e guerra non stanno proprio bene assieme.
E invece, niente. Strano, no? In realtà ci sono parecchie ragioni. La prima è che le elezioni si sono svolte in una metà della “Palestina” e non nell’altra, cioè in provincia di Ramallah e non a Gaza. Anche dove si sono svolte sono state boicottate da Hamas, Jihad islamica e gli altri partiti e partitini “rivoluzionari”, con candidati solo su Fatah, tanto da farle definire (dagli altri) “elezioni a partito unico” ( http://www.ilpost.it/2017/05/13/elezioni-amministrative-palestina/ ). S

celta necessaria, per il movimento di Abbas, che sta cercando di affamare Hamas, avendo tolto nelle ultime settimane a Gaza il pagamento dell’energia elettrica, dimezzato gli stipendi dei dipendenti pubblici e da ultimo rifiutato il pagamento delle spese mediche – cosa che pacifisti, preti e media antisraeliani non hanno naturalmente raccontato al pubblico, restando attaccati all’idea che Israele sia il gestore del “campo di concentramento” che loro vedono a Gaza. Ma scelta non tanto pubblicizzabile.
E però c’è anche altro. Le elezioni non si sono svolte dappertutto neppure nei territori controllati dall’AP in Giudea e Samaria: in parecchi piccoli villaggi i notabili si sono messi d’accordo sul risultato e non hanno aperto nemmeno i seggi. Ma in tutte le città e nei villaggi più grandi il voto si è fatto e dunque riguarda gran parte della popolazione.
Dato che è notorio che i numeri delle statistiche palestiniste sono falsati (ma buona parte dei demografi accademici li accettano con poche modifiche) è interessante sapere quanti erano gli elettori.

Il “Post”, l’unico medium italiano che ho trovato parlare di queste elezioni, scrive nell’articolo molto simpatetico coi palestinesi che vi ho citato poche righe più sopra che “ci si aspetta che votino più o meno 800mila palestinesi sui circa 3 milioni che secondo le stime ufficiali abitano in Cisgiordania”.
E’ un dato clamorosamente gonfiato: gli aventi diritto al voto erano 787.386 e di essi ha votato circa il 50% , cioè circa 400.000 (http://www.jewishpress.com/news/local/pa-arabs-vote-in-145-municipalities-saturday-in-elections-boycotted-by-many-parties/2017/05/13/ ).

Se tanto mi dà tanto, anche il numero di “circa 3 milioni” andrebbe severamente ridimensionato. E’ probabilmente gonfiato per ottenere finanziamenti, ricattare Israele con la “bomba demografica”, per fare dei “palestinesi” un popolo vero e proprio, per ignorare che i “profughi e rifugiati del ‘48 e del ‘67” sono spesso emigrati volontari anche recenti in cerca di fortuna economica. Ma quando si tratta di contarsi per davvero, chi si presenta è molto meno. Meglio per i palestinisti non parlarne troppo.

Immagine correlata
Abu Sneineh, il terrorista eletto sindaco di Hebron

E infine c’è un altro motivo. I risultati non sono per lo più ancora noti, lo saranno (forse) lunedì sera. Ma qualcosa si sa già, e non è certo consolante. Per esempio si conosce il nome del nuovo sindaco di Hebron, che probabilmente è il posto dove è più violento il microterrorismo palestinista dei coltelli, dopo la città vecchia di Gerusalemme.
Be’, sapete chi hanno eletto? Be’, si chiama Abu Sneineh, non è un microterrorista ma un terrorista in piena regola, a grande scala.
Condannato per l’omicidio di sei studenti di una scuola religiosa e il ferimento di altri 16 nel 1980, proprio a Hebron. Stavano tornando disarmati dalla preghiera alla Tomba dei patriarchi alla loro scuola, quando il commando terrorista di cui faceva parte il neosindaco aprì il fuoco su di loro (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Convicted-murderer-of-six-Israelis-elected-as-Palestinian-mayor-of-Hebron-490664 ).
Arrestato, condannato, fu poi liberato per un riscatto che i terroristi avevano preteso per restituire le salme di alcuni militari – secondo il loro solito civilissimo costume venuto direttamente dai tempi di Maometto.

Questo è un risultato delle elezioni volute dal “dittatore del libero stato di Ramallah”, per citare Woody Allen. Come se a sindaco di Francoforte eleggessero un ex SS. Non è un bel segnale, nemmeno per dei filopalestinisti. Anche su questo, un bel silenzio è meglio.

Immagine correlata
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