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Ugo Volli
Cartoline
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Una storia esemplare 27/12/2016

Una storia esemplare
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

a destra: Basel Ghattas in tribunale

Cari Amici,

Nella concitazione del tradimento di Obama alle Nazioni Unite, forse vi è sfuggita una storia interessante avvenuta in Israele la settimana scorsa, anche perché i giornali italiani non ne hanno sostanzialmente parlato.
E’ la vicenda di Basel Ghattas (https://en.wikipedia.org/wiki/Basel_Ghattas ) un deputato arabo della Knesset, sessantenne, membro del partito di sinistra Balad (https://en.wikipedia.org/wiki/Balad_(political_party ), confluito alle ultime elezioni nella “Lista unita” dei partiti arabi.
Imprenditore, con un dottorato in ingegneria ambientale al Technion di Haifa, membro del partito comunista e poi fondatore di Balad, deputato, Ghittas potrebbe essere preso come esempio delle possibilità di integrazione degli arabi in Israele.

Eppure... Eppure questo Ghattas è stato filmato una decina di giorni fa quando, avvalendosi delle sue prerogative di deputato, aveva ottenuto di entrare in un carcere di massima sicurezza del sud di Israele per avere un colloquio con un detenuto di nome Walid Daka, il capo di un gruppo terrorista del FPLP (Fronte popolare per la Liberazione della Palestina) che nel 1984 rapì un soldato di leva israeliano, Moshe Tamam, mentre faceva autostop sulla strada di casa, lo tenne prigioniero in un villaggio arabo-israeliano, lo torturò e lo uccise a sangue freddo quando capì di non poterlo trattenere come ostaggio.
Daka è tornato di recente agli onori della cronaca per essere stato posto al centro di una piéce di teatro, naturalmente apologetica e esaltativa, messa in scena da parte del teatro comunale arabo di Haifa Al-Midan.

La famiglia del soldato ucciso ha protestato contro questa propaganda del terrorismo (https://www.algemeiner.com/2015/05/13/slain-idf-soldier%E2%80%99s-family-fights-to-cut-funding-for-arab-play-about-killer%E2%80%99s-life/ )
e ne è nato uno scandalo, con appelli al sindaco di Haifa per annullare lo spettacolo, blocco dei finanziamenti del Ministero della Cultura (http://www.timesofisrael.com/culture-minister-defunds-arab-theater-hosting-controversial-play/ ), cambiamento di direzione del teatro, ecc.
Come sempre in questi casi non è mancato agli esaltatori dei terroristi l’appoggio della cultura di sinistra israeliana, che ha gridato alla censura.
Alla fine poi lo spettacolo è saltato e il teatro ha recuperato i finanziamenti.

Che ci faceva Ghittas a trovare Daka? Voleva parlare con lui di teatro, o commentare la sua condizione di ergastolano sposato in carcere che si batte per ottenere una cella matrimoniale? Voleva raccontargli delle sue battaglie parlamentari? No.
Come vi dicevo prima è stato filmato mentre trasmetteva alcuni pacchetti al suo interlocutore, dopo ave smontato la cornice della finestra di vetro che nei carceri di massima sicurezza separa i detenuti da chi fa loro visita. Nei pacchetti c’erano dei messaggi cifrati, sette telefoni cellulari e sedici schede Sim: un po’ troppi anche per gli amorosi colloqui di un detenuto con la sua sposa lontana.
Difficile non pensare che c’entri il terrorismo, magari il progetto di un attentato o di un’evasione. Bloccato all’uscita del carcere, Ghattas ha invocato i suoi privilegi di parlamentare e ha protestato anche quando alla Knesset è stato chiesto l’annullamento della sua immunità. Ma poi di fronte all’evidenza si è calmato e ora è in stato d’arresto.

Immagine correlata
Il partito arabo Balad

Al di là dello scandalo per un deputato che abusa dei suoi poteri per agire contro il popolo che dovrebbe rappresentare, bisogna fare una riflessione su questo episodio. La prima considerazione è che esso non è affatto isolato: Ghattas è cugino di quell’Azmi Bishara, deputato anche lui e leader dello stesso partito Balad, che dieci anni fa riuscì rocambolescamente a fuggire dopo che si capì che in cambio di denaro trasmetteva alla Siria e agli Hezbollah dati militari sensibili sulla collocazione degli obiettivi strategici in Israele: un personaggio molto oscuro, che si atteggia a filosofo ma è stato soggetto ad accuse di spionaggio anche nel Qatar dove vive ora: http://www.timesofisrael.com/dubai-police-ex-mk-azmi-bishara-is-israeli-spy/ .

Ghattas è anche compagno di partito con Hanin Zoabi, la deputata che ha partecipato alla sanguinosa spedizione antisraeliana della flottilla sul traghetto Navi Marmara e non ha perso poi occasione per provocare e fare danni a Israele. Il secondo punto di riflessione, quello fondamentale, è che tutti i sondaggi dicono che la maggioranza dei cittadini arabi di Israele sono ben lieti della loro cittadinanza e non vorrebbero abbandonarla per una palestinese, dato che godono di privilegi economici e politici incomparabili con quelli dei residenti in tutti gli stati arabi (un esempio fra i tanti: http://www.breitbart.com/national-security/2014/11/26/poll-77-of-israeli-arabs-prefer-israeli-rule-to-palestinian/ ).

C’è un numero crescente di “residenti permanenti” arabi di Gerusalemme, per esempio, che chiedono la cittadinanza israeliana. Ma al tempo stesso vi è almeno una parte della loro leadership che non solo agisce alla luce del solo contro lo stato di cui sono deputati, ma complotta anche illegalmente per danneggiarlo. Balad ha preso nelle ultime elezioni cui si è presentato da solo circa 90 mila voti e ha un quarto delle posizioni della lista unica. Le azioni di Ghattas sono state condannate dal suo stesso partito, oltre che dagli altri membri della lista.
Ma resta la tentazione di considerarsi soldati della guerra palestinista, invece che deputati dello stato di Israele, nemici invece che membri di una minoranza tutelata.
Una tentazione del resto condivisa da un certo numero di ONG israeliane, dal giornale Haaretz, da certi settori dell’intellighentzia israeliana, che si considerano in guerra col loro paese. E però Israele mantiene una calma invidiabile rispetto a queste posizioni. Rispetta la libertà di parola, non cerca di emarginare gli arabi israeliani e neppure la sinistra che se lo meriterebbe di più. Provate a immaginare se ci fossero stati dei deputati spagnoli che aiutavano concretamente l’Eta o se si fosse mostrato che i parlamentari italiani dell’estrema sinistra fornivano appoggio logistico alle Brigate Rosse. Anche questa volontà di evitare contrapposizioni frontali, di lasciare libertà di espressione e di organizzazione all’opposizione più radicale, finché non vìola le leggi, è una testimonianza del carattere profondamente democratico di Israele.

Immagine correlata
Ugo Volli

www.jerusalemonline.com
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