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Ugo Volli
Cartoline
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Tutto cambia nel Medio Oriente – e Israele è sempre più forte 12/12/2016
Tutto cambia nel Medio Oriente – e Israele è sempre più forte
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: un F35 israeliano

Cari amici,

la situazione strategica in Medio Oriente cambia quasi giorno per giorno e, se si vuole essere realistici non bisogna fermarsi su quel che era vero (o si credeva fosse vero) solo qualche tempo fa. Vi elenco alcuni fatti, tutti centrati sulla guerra di Siria, che è da quattro anni il centro delle tensioni nella regione.

1. Come sapete, Assad ha riconquistato Aleppo. Non ha con questo sconfitto l’Isis, che non era tanto presente nella città, e nel frattempo ha segnato una vittoria importante riconquistando Palmira, dall’altra parte del paese. La Turchia ha quasi rinunciato a lottare attivamente sia contro Isis (spesso in realtà giudicato un mezzo alleato di Erdogan) che contro Assad, per concentrarsi nel tentativo di distruggere le forze curde, che però resistono e usano anche il terrorismo.

2. La vittoria di Aleppo ha comunque rafforzato la posizione dell’esercito di Assad e quello di Hezbollah (che è presente oltre che nelle sue basi del Libano e in Siria, anche in Iraq). L’armata di Hezbollah è ormai un esercito regolare, non più una formazione guerrigliera, che si rafforza anche al confine di Israele, cercando di introdurre le armi più moderne, magari armi di distruzione di massa. Israele si è sentito obbligato di colpire due volte nella settimana scorsa questi trasferimenti (http://www.timesofisrael.com/israel-blamed-for-strikes-on-hezbollah-sites-near-damascus/) colpendo anche per la prima volta da molto tempo una base aerea militare a due passi dal palazzo presidenziale di Damasco (http://www.timesofisrael.com/syria-blames-israel-for-overnight-strikes-on-a-military-airbase/).

Il ministro della difesa Lieberman ha spiegato che fra le missioni dell’esercito vi è quella di impedire il dispiegamento di queste armi vicino allo stato ebraico(http://www.i24news.tv/en/news/international/middle-east/131988-161207-syrian-sources-say-israel-struck-military-airbase-in-damascus-suburbs). Vi sono testimonianze che l’ultimo bombardamento ha impedito il trasporto di armi chimiche (http://www.israelhayom.com/site/newsletter_article.php?id=38687). Il governo siriano, che aveva sempre negato perdite del genere, questa volta ha riconosciuto l’intervento israeliano, dichiarando che Israele “è il solo nemico della Siria” (https://worldisraelnews.com/assad-israel-syrias-enemy/). Hezbollah si è sentito obbligato a negare, per non perdere la faccia, di essere stato costretto dai russi a non cercare vendetta per queste perdite (http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4890696,00.html). Fatto sta che certamente i russi avevano visto l’attacco, con i radar potenti che hanno in Siria, e non ha agito per impedirlo, anche se c’erano molte preoccupazioni per una possibile integrazione delle tecnologie russe col terrorismo di Hezbollah (https://www.breakingisraelnews.com/61451/hezbollah-has-required-technology-to-target-israeli-jets-middle-east/#JWseMJKo6gsRPIRP.97). L’accordo con Israele che probabilmente riconosce il diritto dello stato ebraico di difendersi da minacce dirette, evidentemente funziona. L’America… be’, dov’era l’America di Obama in questa storia? Non pervenuta. Possiamo solo sperare, con Caroline Glick, che la sconfitta di Hezbollah, cioè dell’Iran, sia la prima collaborazione fra Israele e Trump (http://www.jpost.com/Opinion/Column-One-Israels-first-project-with-Trump-474883).

Immagine correlata

3. Sempre a proposito dell’America di Obama, l’Egitto, alleato americano da quarant’anni, ha mandato dei reparti in appoggio a Assad (https://www.middleeastobserver.org/2016/11/25/18-egyptian-pilots-have-started-to-work-at-hama-military-airbase-in-syria/), cioè nell’orbita russa, in particolare dei piloti di elicotteri, risorsa molto preziosa (http://www.debka.com/article/25802/Egyptian-pilots-flying-Russian-choppers-in-Syria). Con il che il famoso fronte dei paesi sunniti moderati, che doveva essere guidato dall’Arabia saudita, è definitivamente rotto e i sauditi sembrano per il momento, i perdenti della guerra di Siria, ma anche dello Yemen (http://nena-news.it/saudi-arabia-iran-both-losers-in-yemen-war/).

4. Ultima notizia, ma non la meno importante. Oggi, per voi che leggete, lunedì 12 dicembre, atterrano alla base aerea militare di Nevatim, vicino a Beer Sheva, i primi due F35 (in ebraico, e soprattutto attrezzati dell’avionica israeliana si chiamano Adir, cioè forti). Nel corso dei prossimi anni ne sono attesi altri 48. Dei problemi, dei rischi e delle opportunità di questi aerei voglio parlarvi a parte. Una cosa è sicura: non si tratta semplicemente di un progresso tecnologico che assicura ancora il vantaggio israeliano in tutta la regione, ma di una vera e propria rivoluzione strategica, un “game changer”, come dicono gli esperti. Chi volesse sfidare militarmente Israele, sia la Siria, l’Iran o addirittura la Russia, dovrebbe rifare i suoi conti.

Immagine correlata
Ugo Volli


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
www.jerusalemonline.com
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