Rubio incontra Nentanyahu, no al nucleare dell’Iran Cronaca di Mirko Molteni
Testata: Libero Data: 17 febbraio 2025 Pagina: 6 Autore: Mirko Molteni Titolo: «Rubio incontra Netanyahu e avvisa subito Hamas: «Vi elimineremo da Gaza. Qui non governerete più»»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 17/02/2025, a pag. 6 con il titolo "Rubio incontra Netanyahu e avvisa subito Hamas: «Vi elimineremo da Gaza. Qui non governerete più»" la cronaca di Mirko Molteni.
Mirko Molteni
Il segretario di Stato Marco Rubio incontra Benjamin Netanyahu a Gerusalemme e promette: niente più Hamas a Gaza e no a tutti i costi ad un Iran nucleare. Usa e Israele tornano ad avere rapporti solidi dopo quattro anni di raffreddamento con l'amministrazione Biden.
Nella prima tappa del suo viaggio in Medio Oriente, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha incontrato ieri a Gerusalemme il premier israeliano Benjamin Netanyahu, concordando con lui sulla necessità di sradicare Hamas dalla Striscia di Gaza e di intensificare la pressione sull’Iran, visto come il “burattinaio” dietro alle crisi in Palestina e Libano.
Il titolare Usa degli Esteri, che dopo Israele sarà in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, promuove il piano del presidente Donald Trump per l’evacuazione dei palestinesi dalla Striscia di Gaza e ribadisce che «Hamas non può continuare a essere la forza dominante lì». Rubio ha parlato anche con altri dignitari, tra cui il ministro ebraico degli Esteri Gideon Sa’ar. Lui e il premier hanno promesso che «s’apriranno le porte dell’inferno se tutti i nostri ostaggi non torneranno».
Rubio ha inoltre ammonito che «Hamas non deve giocare col fuoco», aggiungendo che «il fatto che questi terroristi continuino a tenere ostaggi e persino cadaveri riflette la loro depravazione malata».
A dimostrazione che, nonostante la tregua, Israele non abbassa la guardia, in mattinata l’esercito israeliano ha ucciso con droni tre uomini armati nel Sud della Striscia, presso il valico di Rafah, reputandoli «terroristi che si dirigevano verso nostre postazioni», mentre Hamas ha ribattuto che erano «poliziotti» accusando le truppe ebraiche di aver violato la tregua.
ANCHE L’EGITTO È STUFO
Netanyahu, che ha parlato anche con l’inviato speciale Usa per il Medio Oriente, Steve Witkoff, intende comunque proseguire con la fase due della tregua e del rilascio degli ostaggi, preparando per oggi una riunione del Gabinetto di Sicurezza.
Witkoff ha detto a Fox News di ritenere che «i 19 soldati ebraici ancora ostaggi siano tutti vivi». Già ieri il premier ebraico ha inviato in Egitto, al Cairo, una delegazione che oggi riprenderà i negoziati su Gaza. Ci sono indizi che anche l’Egitto ne avrebbe abbastanza di Hamas. Da indiscrezioni riportate da Haaretz «il governo del Cairo sta facendo pressioni affinché Hamas resti fuori dal processo di ricostruzione nella Striscia di Gaza». Si dice, stando a fonti egiziane, che Hamas abbia già accettato di non avere suoi membri nel comitato di ricostruzione per offrire «un’alternativa al piano Trump di evacuazione della popolazione dalla Striscia».
Negli Stati Uniti è diretto anche il capo di Stato Maggiore delle forze armate israeliane, generale Herzl Halevi, che da oggi fino al 20 febbraio incontrerà molti generali statunitensi, fra cui il capo di stato maggiore interforze Charles Brown e il capo del Comando centrale Michael Kurilla, per coordinare l’appoggio Usa a Israele. È l’ultima missione per Halevi, che lascerà l’incarico il 6 marzo al generale Eyal Zamir, la cui nomina è stata approvata ieri dal governo Netanyahu.
BOMBE AMERICANE
Trump ha già sbloccato le forniture di armi americane per Israele, consegnando, la notte su domenica, 1.800 bombe d’aereo Mk-84 da 900 kg l’una.
L’emergenza cresce anche in Libano, dove il 18 febbraio scadrà la proroga della fragile tregua Israele-Hezbollah siglata a novembre.
Rubio ha assecondato Netanyahu nel ritenere l’Iran, che arma gli Hezbollah, oltre ad Hamas e varie milizie sciite irachene, «la più grande forza di instabilità del Medio Oriente», esortando «uno stato libanese forte a disarmare Hezbollah». Con il supporto di Donald Trump, Israele «finirà il lavoro sull’Iran», ha aggiunto Netanyahu. Non solo. Secondo il Segretario di Stato Usa «non potrà mai esserci un Iran nucleare che possa ritenersi immune da pressioni e azione».
Ieri le truppe israeliane hanno sparato nel Sud del Libano, a Houla, contro civili che cercavano di tornare alle loro case, uccidendo una donna e arrestando tre civili. L’aviazione ebraica ha compiuto un’incursione in mattinata, uccidendo due miliziani Hezbollah, fra cui Abbas Ahmad Hamoud, uno dei capi della forza droni della milizia sciita. Altri tre attacchi aerei israeliani hanno colpito presunte posizioni Hezbollah nella valle della Bekaa.
Il Libano ha sospeso fino al 18 febbraio i voli provenienti dall’Iran dopo gli avvertimenti dagli Usa circa la volontà israeliana di abbattere gli aerei da Teheran sospettati di portare soldi e aiuti per Hezbollah. Il capo del movimento sciita, Naem Qassem, chiede al governo di Beirut di «far ritirare gli israeliani dal Sud del paese» e chiama a raccolta i seguaci per una grande manifestazione il 23 febbraio, in occasione dei funerali ufficiali del precedente capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ucciso da aerei israeliani fin da settembre.
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