A Gaza liberi altri tre ostaggi. La solitudine di Yarden Bibas Commento di Fiamma Nirenstein
Testata: Il Giornale Data: 02 febbraio 2025 Pagina: 12 Autore: Fiamma Nirenstein Titolo: «A Gaza liberi altri tre ostaggi. La solitudine di Yarden Bibas»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi 02/02/2025 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "A Gaza liberi altri tre ostaggi. La solitudine di Yarden Bibas".
Fiamma Nirenstein
Yarden Bibas liberato, ma di sua moglie e dei figli non si sa nulla. Hamas l'ha umiliato sino all'ultimo momento, imbastendo lo show della sua liberazione e costringendolo a rendere omaggio ai terroristi.
“Saluta con la mano” indica il terrorista con la mano libera dal kalashnikov; e Yarden la agita. È l’ultimo gesto di sottomissione ai miliziani nazisti che circondano il palco su cui lo hanno issato. Gli avevano certo imposto anche di sorridere, come hanno fatto per le restituzioni precedenti, ma anche la schiavitù ha i suoi limiti: Yarden Bibas, 35 anni, non può sorridere; nemmeno quel poco che gli altri due rilasciati di ieri, Ofer Calderon e Keith Siegel sono riusciti a fare dal palco con un angolo della bocca. Yarden porterà con sé per sempre la grotta nera in cui è rinchiuso da quando il 7 di ottobre nel kibbutz di Nir Oz,400 abitanti, lui, sua moglie Shiri, Kfir di 9 mesi e Ariel di 4 anni, i bambini coi capelli più luminosi di tutto il mondo, sono stati rapiti. Li hanno presi separatamente, Yarden era ferito alla testa. Dei 400, quasi la metà sono stati rapiti o uccisi. Shiri, Kfir, Ariel avvolti in una coperta sono stati rapiti su una motocicletta, sulla faccia di Shiri una smorfia di terrore come quella di Eva cacciata dal paradiso nell’affresco di Masaccio, vengono portati via mentre Yarden si batte disperatamente contro l’invasione barbarica che sgozza, violenta, porta via le donne e i bambini. Poi viene rapito anche lui. L’opinione pubblica israeliana vedrà un’immagine in piedi davanti a una baracca in cui Shiri e i bambini tre vengono infilati per poi per sempre sparire. Di Yarden, un video crudele come tutto ciò che promana dalla cricca di maniaci di Sinwar che oltre a uccidere ama manipolare la sofferenza, lo mostra in lacrime; da allora si è sospettato senza che Israele abbia mai confermato, che la strage era avvenuta.
Oltre a Yarden sul palco ieri Hamas ha fatto salire per primo Ofer Calderon e alla fine Keith Siegel: la sceneggiatura ornata di scritte (sionismo uguale nazismo) aveva per sfondo, immeritatamente, il bel mare azzurro; il palco era circondato solo dagli scherani di Hamas, le bandiere erano solo le loro; lontano la folla inconsulta, schiumante odio, che il giorno avanti quasi ha linciato la giovane Arbel Yehoud mentre stretta fra due ali di folla veniva restituita. A Khan Yunes si era visto come Hamas, di fatto debole e priva di leadership, può compiere errori fatali per quella fase due che gli sta tanto a cuore. La sua definizione parte domani, mentre Netanyahu vola all’ incontro con Trump. La selvaggia aggressività antisemita unita a quella contro le donne ha riportando alla luce il senso degli stupri del 7 di ottobre ordinati da Sinwar, e Netanyahu aveva bloccato la consegna dei condannati di scambio, che poi sono ripresi mentre Hamas si aggiusta. Netanyahu va all’incontro con Trump ancora più sicuro che qualsiasi soluzione deve espellere Hamas da Gaza.
Ognuno dei tredici tornati a casa fra i 31 di questa fase è una cascata di emozioni invade ogni spazio emotivo e di informazione: i teleschermi sono tutti un abbraccio. Keith, un 65enne mezzo americano era stato rapito a Kfar Aza, un kibbutz devastato a morte dai palestinesi, affacciato affettuosamente su Gaza, con la moglie Aviva si è avvolto nella bandiera con la Stella di David. Lei era stata costretta a lasciarsi liberare, disperata di lasciare il suo amore: e eccoli adesso l’uno nelle braccia dell’altro, lui smagrito ma in piedi, con figli e nipoti. Ofer Calderon, quattro figli, era stato rapito coi due dei quattro figli che ora lo stringono in un viluppo di amore incredulo: con due era fuggito nei campi di Nir Oz. Tutti catturati, poi Sahar, 16 anni, e Erez, 12, erano stati rilasciati nel novembre. Ma la nonna Carmela con la nipote Naya, 12 anni, sono state assassinate abbracciate. Il 7 ottobre non passa col ritorno a casa, ma la passione d’Israele cammina sulla difficile strada della liberazione e insieme dell’eliminazione di Hamas. Due obiettivi al limite della realtà, ma su questo stretto fronte Netanyahu intraprende un dialogo inusitato con gli Stati Uniti e coi Paesi Arabi sunniti. Ieri sono stati rilasciati 183 prigionieri di sicurezza, 9 ergastolani imperdonabili, assassini di bambini sugli autobus, di padri con la figlia la sera prima del matrimonio al ristorante, di vecchietti riuniti per Pasqua. Per ora sono tornati in parte a Gaza, ma li si controlla meglio da vicino, o è meglio espellerli all’estero? Sono da controllare di più gli anziani ergastolani, o i giovani con 15 anni di galera? Israele è concentrata sugli abbracci di chi è tornato dall’Ade, sulla vita dopo il 7 di ottobre. Ma la famiglia di Yarden, il cui abbraccio con la madre Pnina il padre Eli e la sorella Ofri era silente e mesto, ha pure dovuto dire: “Dobbiamo fronteggiare giorni difficili, per favore proteggete il cuore di Yarden e dalla sua famiglia nei prossimi giorni”. Quindici dei ventitre da restituire sono vivi, tutta Israele li aspetta.
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