Liberazione degli ostaggi: i limiti di una sordida messa in scena Commento di Michelle Mazel
Testata: Informazione Corretta Data: 01 febbraio 2025 Pagina: 1 Autore: Michelle Mazel Titolo: «Liberazione degli ostaggi: i limiti di una sordida messa in scena»
Anche la restituzione degli ostaggi diventa un'occasione per la propaganda di odio scatenata da Hamas. Se finora avevano fatto passare il concetto che a Gaza fosse in corso un "genocidio", oggi veicolano l'idea che la loro è una "vittoria".
Finora i servizi di propaganda di Hamas potevano vantarsi di aver funzionato in modo impeccabile. Una disinformazione attentamente elaborata che tocca i punti sensibili. Ha approfittato dell’incredibile indifferenza delle istituzioni dell’ONU e dell’Unione Europea – per non parlare delle organizzazioni femminili – di fronte alle atrocità del 7 ottobre e alle testimonianze delle giovani donne e delle adolescenti, liberate durante un primo accordo a novembre, che denunciavano i maltrattamenti e le violenze subite, in particolare abusi sessuali. La storia giudicherà il modo in cui questo movimento estremista è riuscito a convincere parte dell'opinione pubblica internazionale che Israele ha commesso un genocidio a Gaza. E questo nonostante che, secondo le cifre fornite da Hamas, abbiano perso la vita negli scontri meno di 50.000 persone dei due milioni che vivevano a Gaza dall'inizio delle ostilità innescate dal suo barbaro attacco. Secondo la maggior parte delle stime, metà di loro erano terroristi armati. E allora, si tratta di “genocidio”? Un genocidio che si osa paragonare all’Olocausto, come ha appena fatto un deputato europeo – polacco – che per ben due volte ha urlato: “Preghiamo per le vittime del genocidio ebraico a Gaza” durante il minuto di silenzio osservato al Parlamento europeo.
Il nuovo accordo, che prevede la liberazione dei cento ostaggi ancora detenuti dall'organizzazione terroristica in cambio della liberazione dalle prigioni di centinaia di terroristi con le mani sporche di sangue, potrebbe cambiare la situazione. Non conoscevamo lo stato di salute dei prigionieri, dopo quasi cinquecento giorni di prigionia senza aver mai ricevuto la visita dei rappresentanti della Croce Rossa Internazionale. (Si sarebbe dimenticata di protestare?). Quanti erano ancora vivi? Quanti erano i morti, i cui resti erano stati conservati con cura per ottenere il prezzo più alto? Le famiglie erano completamente all'oscuro. A parte alcuni video di propaganda che mostra(no) questo o quell'ostaggio, tremante e con lo sguardo perso nel vuoto, mentre pronuncia con voce monotona ciò che i carnefici gli dettano nel quadro del terrore psicologico messo in atto dall'organizzazione terroristica. Ciò che si sapeva era che, per la maggior parte, nell'oscurità dei tunnel, privati di cure mediche, affamati, senza accesso ai servizi igienici più elementari, avevano tutti perso parte del loro peso. Per non parlare, purtroppo, degli abusi sessuali subiti. Fortunatamente, l'accordo concluso prevedeva che Hamas potesse usufruire dei suoi servizi di propaganda per qualche giorno prima della sua esecuzione. Per prima cosa, rialimentare gradualmente gli ostaggi, consentendo loro non solo di fare la doccia, ma anche di lavarsi i capelli e pettinarsi. Dare loro vestiti nuovi e puliti. Infine, quando sarebbe arrivato il giorno fatidico, somministrare loro degli stimolanti, per poter fare così bella figura nello spettacolo messo in scena per le telecamere di tutto il mondo. Solo che non si può prevedere tutto e, mercoledì scorso, durante la liberazione di due ostaggi civili, tutto è andato storto. Gli osservatori in buona fede rimarranno scioccati da due immagini drammatiche: una giovane donna terrorizzata e, poco più tardi, un nonno di 81 anni, circondati da dei militanti di Hamas che li proteggono come possono e che cercano con la forza di aprire loro un varco verso il veicolo della Croce Rossa, attraverso una folla in preda all'odio.