Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 25/09/2015, a pag. 7, con il titolo "Tragica ressa alla Mecca, morti schiacciati 717 pellegrini", cronaca e analisi di Maurizio Molinari.
Maurizio Molinari
Vittime della strage di ieri alla Mecca
Alla Mecca è massacro di pellegrini e Teheran imputa la colossale ressa all’«irresponsabilità dell’Arabia Saudita» arrivando a ipotizzare che la gestione annuale di milioni di fedeli nei luoghi santi dell’Islam venga «condivisa fra più Paesi musulmani».
Il bilancio, ancora parziale, di 717 vittime e 863 feriti, nasce dallo scontro fra opposti flussi di pellegrini sulla strada 204 di Mina, a 5 km dalla Grande Moschea della Mecca, dove i fedeli fanno tappa per lanciare sette pietre contro i pilastri denominati «Jamarat» per emulare il gesto con cui Abramo, in quello stesso luogo, si ritiene abbia respinto la tentazione di Satana. È un momento di forte partecipazione emotiva che, in coincidenza con l’inizio del mese del pellegrinaggio, ha visto centinaia di migliaia di persone incamminarsi sui percorsi indicati dalle autorità ma alle 9 del mattino, ora locale, qualcosa è andato storto.
La dinamica
«Improvvisamente abbiamo visto un fiume di persone camminarci contro», racconta un testimone egiziano alla tv «Al Arabya». Pellegrini del Senegal descrivono ad «Al Jazeera» l’«orrore di gente schiacciata, donne e bambini travolti, incapaci di respirare». Le forze della sicurezza non sono riuscite a evitare il peggio e l’arrivo di quattromila soccorritori è servito per soccorrere feriti quando oramai «la strada era disseminata di salme a perdita d’occhio», afferma un pellegrino nigeriano alla «Bbc».
Per il generale Mansour al-Turki, portavoce del ministero degli Interni saudita, la responsabilità del più sanguinoso incidente al pellegrinaggio degli ultimi 25 anni ricade su «due gruppi di fedeli arrivati allo stesso punto della strada da direzioni opposte» e soprattutto su «gruppi di africani» che non avrebbero «rispettato i percorsi».
Le accuse
La maggioranza delle vittime vengono da Nigeria, Niger, Ciad e Senegal ma 43 di loro sono iraniani e Teheran reagisce alla strage convocando l’ambasciatore saudita per esprimere una dura protesta. «Il governo saudita è responsabile per questa tragedia - afferma il viceministro degli Esteri Hossein Amir Abdollahian - perché ha deciso, per motivi ignoti, di chiudere due percorsi di accesso al luogo della Lapidazione del Diavolo». Alaeddin Boroujerdi, presidente della commissione Esteri del Parlamento di Teheran, parla di «governo saudita incompetente e inaffidabile nella gestione delle cerimonie del pellegrinaggio» rilanciando la richiesta di affidarle, a partire dal prossimo anno, a una «gestione congiunta degli Stati musulmani».
È un linguaggio con cui l’Iran sciita punta a delegittimare la monarchia wahabita, sunnita, come custode dei Luoghi Santi dell’Islam. Ad avvalorare «l’incompetenza nell’assicurare la sicurezza dei pellegrini» c’è, secondo Said Ohadi, responsabile dei pellegrini dall’Iran, l’incidente avvenuto l’11 settembre con il crollo di una gru nella Grande Moschea di La Mecca, uccidendo 107 persone e ferendone altre 238.
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