Testata: Newsletter di Giulio Meotti Data: 03 aprile 2025 Pagina: 1 Autore: Giulio Meotti Titolo: «Balliamo sul Titanic: l'ospizio galleggiante, il disarmo demografico e il caos geopolitico che sta arrivando»
Riprendiamo il commento di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Balliamo sul Titanic: l'ospizio galleggiante, il disarmo demografico e il caos geopolitico che sta arrivando".
Giulio Meotti
A che punto è la demografia italiana. E nel resto d'Europa non va meglio. Se oggi parliamo di riarmo, dobbiamo tener conto di questo dato di realtà: popolazioni anziane e stanche che forniscono truppe sempre più vecchie e demotivate.
I russi sono sordi alle sirene belliche e demografiche di Vladimir Putin: la popolazione della Russia sta collassando. L’esercito di Mosca è decrepito e sta assistendo a un afflusso di soldati a contratto più anziani, ha riferito l'agenzia di stampa investigativa Vyorstka. I combattenti volontari di 45 anni e più ora costituiscono la metà delle nuove reclute. L'età media è aumentata da 40 anni all'inizio dell'anno a 50. Un anno fa, la Russia alzò indefinitamente il limite per l’arruolamento. Un soldato russo che combatte in Ucraina, riferendosi a queste truppe, dice: “Hanno male alle gambe, alla testa e sono lenti”.
Bastava sfogliare un libro del 2008 intitolato The Next Hundred Years di George Friedman. Una delle sue migliori previsioni è una guerra di conquista da parte della Russia negli anni 2020 a causa di una demografia disastrosa. Putin ha scelto un paese, l’Ucraina, che era in una spirale di popolazione tragica.
Si parla tanto di “riarmo europeo”, ma nessuno sembra intendere che senza figli non ci saranno più non soltanto eserciti, ma neanche paesi da difendere. “Senza Europei, non ci sarà Europa”, scrive Rod Dreher.
“Wanted: new soldiers for Europe’s shrinking armies”, titola il Financial Times. E chi vuole capire, capisce.
Il governo tedesco è preoccupato: il suo esercito è piccolo e decrepito. In Germania, l’età media nel 1990 era di 36 anni. Oggi è 44 anni, un aumento di otto anni nell'arco di una sola generazione. Se la tendenza continua, in due generazioni più della metà dei tedeschi avrà più di 60 anni. E oggi la Germania deve convincere la generazione Z a prendere sul serio l’esercito (a giudicare i livelli di simpatia per Hamas non sarà facile).
La Spagna ha un esercito di vecchietti: oltre il 34 per cento dei sottufficiali ha 50 anni o più.
L’incapacità dei paesi europei di ricostruire eserciti solidi rispecchia il grande tabù che attanaglia il vecchio continente: siamo il transatlantico demografico.
Continua il crollo dell’Italia in una discesa senza fine, mentre l’orchestrina politico-mediatica suona uno spartito in cui non crede più nessuno (“pensioni”, “sanità”, “giovani”).
Nascite: 370.000
Morti: 651.000
Immigrati: 435.000
Emigrati: 191.000
L’età media italiana è salita a 46,8 anni (record europeo), si fanno sempre meno figli (1,18 figli per donna, nuovo record negativo dal 1861), i giovani sempre più in fuga all’estero (più 36,5 per cento rispetto al 2023) e le famiglie si rimpiccioliscono.
L’Italia sta diventando, nella migliore delle ipotesi, l’ospizio turistico d’Europa.
Guido Crosetto, ministro della Difesa, conosce i numeri.
L'età media della popolazione fa dell’Italia il terzo Paese più vecchio al mondo, insieme a un tasso di natalità tra i più bassi del pianeta e la percentuale dei pensionati rispetto ai lavoratori che passerà dal 37 per cento di oggi al 65 per cento nel 2040 (da 1 su 3 a 2 su 3).
Chi chiameremo a serrare i ranghi dell’esercito, i nonni?
“Perché, con popolazioni più numerose che mai, la nostra tolleranza per le vittime è sempre più bassa”, si chiede Edward Luttwak? “Nel 1994, ho proposto una semplice teoria: le guerre della storia sono state combattute da figli maschi ‘di riserva’. Ancora a metà del XX secolo, la famiglia europea media aveva diversi figli. Oggi, con la fertilità media delle donne in Europa inferiore a due e in continua diminuzione (la media UE era 1,46 nel 2022), non ci sono figli di riserva. In Occidente c’è una domanda che nessuno è disposto ad affrontare seriamente: perché mantenere eserciti che non saranno mai chiamati a combattere? Il fatto che così tante unità europee abbiano prestato servizio in Afghanistan e Iraq non prova nulla, perché nella maggior parte dei casi i loro governi hanno garantito che non sarebbero state impiegate in raid o assalti, limitate a caute pattuglie vicino alle loro basi pesantemente fortificate. Il risultato è che, in tutta Europa, intere istituzioni militari stanno colludendo dall'alto al basso per sostenere l'illusione di essere in grado di combattere, il che è vero solo in rari casi, come nel caso delle forze armate ridotte ma ancora combattive della Gran Bretagna. Ma in una certa misura, lo stesso si può dire dei loro avversari in Russia e Cina. Nella nostra attuale era post-eroica, i calcoli di tutti sul vero equilibrio di potere devono essere rivisti. Questo quadro è simile in tutta Europa, con tassi di natalità che non si avvicinano nemmeno al tasso di fertilità richiesto di 2,1 per mantenere stabili le popolazioni. Perfino l'Ungheria, che spende un impressionante 5,5 percento del suo Pil per il sostegno familiare, riesce a malapena a superare la soglia di 1,5 figli per donna. Ed è del tutto ovvio che dal Portogallo alla Polonia non ci saranno abbastanza contribuenti militari in futuro”.
Questa è la stessa grande questione demografica che fu al centro delle ossessioni delle élite francesi tra il 1870 e il 1940. I francesi non avevano quasi più figli, le bare erano più numerose delle culle e il “nemico ereditario” tedesco si dimostrò più prolifico del diavolo. Le massicce perdite subite dalla Francia nella Prima guerra mondiale spinsero Georges Clemenceau, il primo ministro noto come “la tigre”, a dire una frase che dovrebbero tenere a mente tutti i leader occidentali: “I bambini vincono le guerre, non i generali”.
L’Est Europa sta collassando.
La Polonia nel 2050 avrà il 40 per cento della popolazione sopra i 60 anni. Non vai in guerra con una piramide demografica che sembra un fungo atomico. Vai all’ospizio. Prendiamo un altro paese sotto minaccia, la Moldavia. Dal 1991 il paese ha perso 1,5 milioni di abitanti e perderà un altro 40 per cento della popolazione di soli 3,5 milioni entro il 2050. L’Estonia crollerà sotto 1 milione di abitanti, la Lettonia è “la nazione che scompare” (ha perso l’8 per cento della popolazione in un solo anno) e la Lituania “il paese che si restringe più rapidamente al mondo”.
Basta guardare ai paesi dell’Asia che fanno parte dell’asse occidentale: Giappone, Corea del sud e Taiwan.
La piccola Macao sta per scomparire: tassa di fertilità di 0,5. Nel frattempo, i cinesi potrebbero non aver bisogno di impossessarsi di Taiwan; potrebbero semplicemente aspettare che si svuoti: il tasso taiwanese è 0,84. Potrebbero anche prendere la vacante Singapore (0,93), come hanno già preso Hong Kong (0,85).
L’invecchiamento senza precedenti del Giappone sta avendo un impatto spaventoso sul suo esercito: il numero di giovani tra i 18 e i 26 anni – l'età per il reclutamento – è in calo dal 1994. Nel 2015 c'erano 11 milioni in questa fascia di età, un calo del 40 per cento rispetto al 1994. “Il Giappone non ha più persone per fare una guerra”, scrive Forbes. E si è dovuto arrendere dinanzi a quella che la Reuters definisce “la peggiore campagna di reclutamento annuale di sempre” delle Forze di autodifesa nipponiche. Tokyo ha arruolato poco meno di 10.000 uomini, la metà dell’obiettivo che si era prefissata. Tokyo pensa a massicce iniezioni di Intelligenza artificiale per sopperire alla mancanza di uomini, con lo stanziamento di 18 miliardi di yen per un sistema di sorveglianza per la sicurezza delle basi militari. Non solo: il paese acquisterà droni senza pilota e tre navi da guerra automatizzate che richiedono solo 90 marinai, meno della metà dell'equipaggio delle navi attuali.
Lo stesso in Corea del Sud, racconta il Wall Street Journal: “Il calo delle nascite è diventato una sfida per la sicurezza nazionale, meno giovani sono in giro per il servizio militare. Ecco perché i funzionari di Seoul hanno affermato che l'esercito si ridurrà a mezzo milione dall'attuale totale di 600.000”. In Corea del Sud, sono i vecchi ora a tenere in mano i fucili: “Non ricordo fossero così pesanti”.
E poi Taiwan: “Ha vissuto a lungo con la prospettiva terrificante dell'invasione della Cina, ma una delle maggiori minacce alla sua sicurezza risiede dall'interno: i tassi di natalità più bassi del mondo”, racconta il Telegraph. Taiwan ha oggi il tasso di natalità più basso del mondo e nel 2050 sarà di appena 20 milioni di abitanti, con l’età media da 39 di oggi a 57 anni. Sarà talmente ininfluente che forse la Cina neanche dovrà invaderla. “Gli analisti stimano che il numero di animali domestici – 3 milioni – ha superato il numero dei bambini sotto i 15 anni. Ora nelle strade di Taipei le carrozzine portano più cani che bambini”. Taiwan ha già deciso di far entrare nell’esercito abitanti scartati per l’altezza bassa.
Demografia e geopolitica sono sempre state inseparabili. Insieme alla sua posizione geografica e al potere economico, la popolazione di un paese è uno dei principali fattori che determinano quali capacità militari è in grado di sviluppare.
Il declino demografico dell'Occidente, così come dell'Asia orientale e della Russia, il rallentamento della crescita nell'Asia meridionale e sud-orientale, uniti all'esplosione demografica dell'Africa subsahariana, trasformeranno l'equilibrio demografico globale in una misura tale che avrà un impatto immenso anche sulla geopolitica.
L'equilibrio demografico si sposta a vantaggio dell'Africa e dei paesi del Sud globale.
Entro il 2028, ci sarà solo un paese non africano e a maggioranza non musulmana con più di 30 milioni di persone con un tasso di fertilità totale superiore a 2,1: le Filippine. Quindi, il modello con cui abbiamo familiarizzato durante la seconda metà del XX secolo, caratterizzato da bassi tassi di fertilità nel Nord del mondo e alti tassi di fertilità nel Sud del mondo, sta cedendo il passo a uno nuovo, caratterizzato da alti tassi di fertilità in Africa e nel Grande Medio Oriente e bassi tassi di fertilità ovunque altrove.
Ci sarà una ridefinizione del Nord e del Sud globali, restringendo la definizione del Sud globale alla sola Africa e al Grande Medio Oriente, ed espandendo la definizione del Nord globale a tutti gli altri.
Anche il declino della Russia è evidente. Al momento della sua dissoluzione nel 1991, l'Unione Sovietica era il terzo paese più popoloso del pianeta. La dissoluzione dell'Unione Sovietica ha significato che la Russia ha ereditato solo la metà della sua popolazione, collocandola al sesto posto nella classifica mondiale, dietro Stati Uniti, Indonesia e Brasile. Da allora, anche Pakistan, Nigeria e Bangladesh l'hanno superata, lasciandola oggi al nono posto. L'Etiopia dovrebbe superarla entro il 2028, il Congo entro il 2034, il Messico e le Filippine entro il 2036 e l'Egitto entro il 2038, lasciandola al 14esimo posto nella classifica mondiale entro quell'anno. La Russia dovrà accontentarsi del ruolo di potenza di secondo livello o semplicemente di potenza media.
Anche il declino del Giappone è evidente, con Bangladesh, Etiopia, Messico, Nigeria e Pakistan che l’hanno superato dal 1991. È sulla buona strada per essere superato dalle Filippine nel 2026 e dal Congo e dall'Egitto nel 2028.
Fino alla fine del XX secolo, il Grande Medio Oriente rappresentava un vuoto demografico circondato dai hub demografici in Asia orientale, Europa, Russia e Asia meridionale. Ma entro la metà del secolo, la pressione demografica derivante dall'immigrazione musulmana diventerà un problema comune per Cina, Europa, India e Russia allo stesso tempo (Vladimir Putin non ci sarà più e la Russia avrà perso 15 milioni di abitanti, nella migliore delle ipotesi e da un terzo a metà sarà islamica).
L’Egitto arriverà presto a 190 milioni di abitanti. L’Algeria passerà dagli attuali 42 a 72 milioni (tutta immigrazione che prenderà la strada verso l’Europa). La Tunisia sarà 13 milioni, il Marocco 43 milioni… La vecchia Europa avrà di fronte un Maghreb di 318 milioni di abitanti, senza contare quello che c’è sotto, l’immenso plateau sub-sahariano.
I cambiamenti sono davvero spettacolari. Mentre nel 1968 l'Europa occidentale rappresentava il 9,42 percento dell'intero mondo e l'Africa occidentale musulmana rappresentava solo l'1,27 percento, nel 2024 l'Europa occidentale rappresenta solo il 5,03 percento e l'Africa occidentale musulmana il 3,09 percento, mentre tra la coorte di bambini di età pari o inferiore a quattro anni nel 2024 l'Europa occidentale rappresenta solo il 2,85 percento del mondo, mentre l'Africa occidentale musulmana rappresenta il 7,27 percento.
Ciò significa che, nel giro di una generazione, se le proporzioni delle principali regioni rispecchiassero quelle della coorte più giovane di oggi, l'Africa occidentale musulmana avrebbe una popolazione due volte e mezzo superiore a quella dell'Europa occidentale e vicina a quella della Cina.
Se mai dovesse verificarsi una guerra civile in Nigeria e dividere il paese a metà tra cristiani e musulmani, con gruppi jihadisti che prendono il controllo della metà settentrionale, ciò creerebbe non solo un disastro umanitario senza precedenti, ma anche un sistema politico jihadista che nessun paese del Sahel avrebbe risorse sufficienti per fermare. In un simile scenario, l'ascesa di un impero jihadista saheliano con una popolazione pari al doppio di quella dell'Europa occidentale è del tutto concepibile.
Lo choc demografico suggerisce il passaggio verso un ordine mondiale multipolare. Il vuoto di potere causato dal simultaneo declino demografico dell'Occidente, della Cina e della Russia lasceranno spazio a potenze medie, accentuando la natura multipolare del nuovo ordine globale. E il caos.
Come ha scritto sul Wall Street Journal Gunnar Heinshon, professore all’Università di Brema e autore del libro Söhne und Weltmacht (I figli e il dominio del mondo), “la percentuale di giovani europei nel mondo, pari al 27 per cento nel 1914, è oggi inferiore (9 per cento) a quella del 1500 (11 per cento). I nuovi abiti del ‘pacifismo’ europeo e del suo ‘soft power’ nascondono la sua nuda debolezza. Nel XVI secolo, la Spagna chiamò i suoi giovani conquistadores Segundones, secondogeniti, coloro che non ereditavano. Oggi ci sono i Segundones islamici”.
Dovremmo imparare dal solo paese di cultura europea e occidentale che lo ha capito, per giunta un paese completamente accerchiato da paesi che non ne riconoscono l’esistenza: Israele. Se i paesi europei si dimezzeranno in una generazione, lo stato ebraico raddoppierà passando da 9 a 17 milioni. Oltre all’atomica, al suo esercito, alla sua identità e al suo coraggio, Israele ha sempre saputo che una società vive e resiste soltanto grazie a quello che, in burocratese, chiamano “risorse umane”. I bambini. Israele sta vivendo un baby boom anche dopo il 7 ottobre.
Da un lato ci sono gli abiti avvizziti del pacifismo militare e demografico europeo; dall’altro Israele, l’unica società del benessere che vive in regime bellico permanente e che non conosce crollo demografico. Bel paradosso da decifrare.
Tra qualche mese in Italia uscirà un fantastico libro di Paul Morland, demografico inglese. Si intitolerà Non è rimasto nessuno. Perché il mondo ha bisogno di più bambini. C’è un capitolo dedicato a Israele, in cui Morland scrive:
“Per trovare un modello utile all’umanità in cerca di un livello sostenibile di natalità dobbiamo guardare a un Paese che c’è riuscito nonostante gli elevati livelli di urbanizzazione, istruzione e reddito, e dove, nonostante le donne controllino la loro fertilità, scelgono ancora di avere in media 2 o 3 figli. Al mondo c’è soltanto un Paese così: Israele. Nella primavera del 2023 mi sono trovato a visitare il reparto maternità di un grande ospedale israeliano in una municipalità fuori Tel Aviv. A differenza di strutture simili in gran parte del mondo sviluppato, brulicava di attività. Ostetriche russofone entravano e uscivano continuamente dalle sale parto, mentre famiglie etiopi attendevano con pazienza che i loro neonati fossero visitati. In luoghi di questo genere attraverso Israele si possono incontrare dottoresse musulmane velate che offrono consigli a madri ultra-ortodosse di origine europea con la parrucca, mentre i loro mariti con barba e cappello nero osservano. È un andirivieni di ebrei di origine irachena, yemenita e marocchina con i figli in braccio, mentre bambini arabi emozionati salutano i piccoli fratellini e sorelline appena nati. Sotto diversi punti di vista i reparti maternità sono un microcosmo di Israele, non solo per la diversità etnica e religiosa difficile da trovare altrove nel Medioriente, ma anche per la popolazione giovane e fertile che è unica tra i Paesi analogamente sviluppati. Se il mondo vuole prevenire l’inverno demografico che incombe, può avere qualcosa da imparare da una nazione che prende seriamente le parole del Deuteronomio 30:19: ‘Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza’”.L’Inghilterra sta pensando di arruolare giovani dalle comunità islamiche. Ma se il ventunenne Franz non è disposto a difendere la Germania, a Berlino pensano davvero che lo farà il ventunenne Ahmed?
Già al tempo dell’Impero Romano, per far fronte alla crisi demografica, ad alcuni politici venne la brillante idea di cooptare nell’esercito le popolazioni straniere. E tutti sanno com’è finita.
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