Le bombe di Putin su noi civili Reportage di Laura Lucchini
Testata: La Repubblica Data: 02 aprile 2025 Pagina: 13 Autore: Laura Lucchini Titolo: «Safari umano a Kherson 'I droni russi su noi civili uccidono anche in casa'»
Riprendiamo dalla LA REPUBBLICA di oggi, 02/04/2025, a pag. 13, con il titolo "Safari umano a Kherson 'I droni russi su noi civili uccidono anche in casa'", l'analisi di Laura Lucchini.
A Kherson, città ucraina sulla linea del fronte, i droni russi mirano deliberatamente ai civili e uccidono tutti i giorni.
A Kherson la vita è diventata un macabro videogioco umano. Il centro della città è per lo più deserto. Le poche persone per strada hanno i sacchi della spesa. Le entrate dei supermercati sono protette da barricate. Gli sparuti cittadini si muovono a passi rapidi da un viale alberato, a un cornicione, a un tetto sicuro. Chi aspetta l’autobus resta sotto il perimetro delle pensiline. È primavera anche in questa città dannata, c’è il sole e l’aria cristallina: ed è una brutta notizia perché i droni possono colpire più efficacemente. Perché qui, al chilometro zero dal fronte con i russi, nella città simbolo della resistenza ucraina, i quadricotteri vanno a caccia di civili.
Quello che sta succedendo a Kherson non ha precedenti nei conflitti. Lo hanno ribattezzato il “Safari Umano” ed è destinato ad entrare con questo nome distopico nei libri di storia. Dallo scorso luglio c’è stata un’escalation di attacchi con i droni sulla popolazione. In un solo mese sono stati più di 800: all’inizio prendevano di mira le auto in movimento. Poi si sono messi a seguire le persone a piedi verso casa. I blogger russi li rivendicano con fierezza e postano i filmati online. Ce n’è uno da brividi che mostra un drone che si infila in un palazzo abitato, esplora gli appartamenti piano per piano fino a che non trova delle persone.
Auto parcheggiate, ciclisti, pedoni, cani: non c’è ombra di vita civile che non emerga da questi drammatici documenti. Bogdan Fedchenko ha 10 anni, lo scorso primo marzo al era al parcogiochi con tre amici. Hanno visto un drone che li puntava, «sono corsi in direzioni diverse ma il quadricottero ha inseguito proprio lui. La granata non lo ha colpito in pieno, ma le schegge gli hanno perforato il torace, sono entrate nel fegato. Hanno raggiunto anche la guancia destra e spaccato i denti», Nataliia Gorina, la madre, parla al telefono dall’ospedale a Kiev. «Per i danni fisici la prognosi rimane riservata. Ma non so se riusciremo a curare il trauma. A Kherson, non pensiamo di tornare».
Incontriamo Oleksandr Tolokonnikov in un centro commerciale nel quartiere di Tavriya. È il portavoce della regione e con i dati conferma la campagna di terrore. «Da luglio abbiamo iniziato a registrare un incremento degli attacchi mirati. In estate non avevamo ancora sistemi per respingerli. Il mese scorso, abbiamo registrato 2200 attacchi, ma siamo riusciti a schermare l’80%». Ciononostante, dall’inizio dell’anno 44 civili sono stati uccisi e 350 feriti nel “gioco” dei droni. «È terrorismo contro i civili. Vogliono che la gente se ne vada e non hanno mai rinunciato a prendere la città. Crediamo inoltre che i russi stiano esercitando le loro abilità con i droni su Kherson. C’è chi dice che siano giovani piloti ad esercitarsi, ma io credo che stiano anche mettendo alla prova i nostri intercettori, per poi usare ciò che hanno appreso sui fronti caldi».
Pavlo Sokrut ha 57 anni e vive rifugiato dai figli. Ha le ossa della caviglia sbriciolate, un orecchio e un braccio fasciati. Il 7 marzo era sulla trentesima strada, stava tornando a casa con la moglie quando un drone ha iniziato a seguirli. Hanno cercato riparo e atteso che si allontanasse. Quando però sono arrivati sulla porta, il drone è ricomparso e ha sganciato la bomba. «Quello che sta accadendoè spaventoso». Kherson è stata la prima grande città ucraina a cadere sotto la spinta russa all’inizio della guerra. È stata liberata otto mesi dopo con una controffensiva eroica. Le immagini delle lacrime e gli abbracci all’esercito nella piazza della libertà hanno fatto il giro del mondo. Da allora le bandiere gialle e blu restano al loro posto. Sono disseminate per i viali alberati. Ma la gioia è scomparsa.
Con i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin pronti a discutere della fine della guerra, il destino di questa città e della sua gente è in bilico. L’annessione unilaterale della regione di Kherson da parte della Russia – che tuttavia ne controlla solo la porzione a est del fiume Dnipro – abbandona questa città alla mercé delle interpretazioni del diritto internazionale: Putin la considera propria e promette di annetterla, e questo, dal suo punto di vista, giustifica che continui a bombardare le centrali anche durante la fragile tregua concordata due settimane fa a Riad. Mentre l’attraversiamo, un’altra centrale viene colpita: 45 mila persone restano al buio nella regione. In totale nell’oblast ne sono rimaste 145 mila. La capitale è passata da 280 mila a 55 mila.
Andriy Petukhov dà appuntamento al caffè “Scoiattolo”. Il bar è uno stanzone rettangolare, e un angolo per i giochi dei neonati. Dalla radio suona “Beggin’” nell’interpretazione dei Maneskin. Lui compulsa il telefono e mostra foto di questi anni in cui la vita è crollata. In città lo considerano un eroe perché il 5 marzo 2022 guidò una protesta contro «la farlocca distribuzione di aiuti umanitari dei russi», e li sfidò sventolando la bandiera ucraina. L’immagine divenne iconica. Da allora e fino alla liberazione ha vissuto nascosto. «Molti mi davano per catturato ma quando l’esercito ucraino è entrato in città ho preso la bandiera e sono andato in piazza: c’è stata un’ovazione ». Ora fa il volontario e Mosca non ha smesso di dargli la caccia. Dal telefono mostra un video che ha registrato mentre era al volante: il drone insegue la sua auto che si muove lungo la sponda ovest del fiume, la granata cade a pochi metri di distanza.
Eppure nella città fantasma c’è chi si ostina. In certi angoli venditori ambulanti impilano sacchi di arance e di patate. Tra le pareti grigie crivellate di colpi ogni tanto in lontananza emergono puntini di colore. Sono signore che vendono narcisi gialli, simbolo della primavera.