Nella realtà capovolta dalla sinistra l’aggressore è Le Pen Commento di Daniele Capezzone
Testata: Libero Data: 02 aprile 2025 Pagina: 1 Autore: Daniele Capezzone Titolo: «Nella realtà capovolta della sinistra l’aggressore è Marine»
Riprendiamo da LIBERO di oggi 02/04/2025, a pag. 1, con il titolo "Nella realtà capovolta della sinistra l’aggressore è Marine", il commento di Daniele Capezzone.
Daniele Capezzone
Le Pen esclusa arbitrariamente dal voto. Ma per i giornali di sinistra, è lei ad "aggredire" i giudici con l'appoggio della "internazionale sovranista".
No, a qualcuno non è bastata la prima “bomba”, quella dell’altro ieri sera, e cioè la discutibilissima condanna di Marine Le Pen con tanto di dichiarazione immediata di ineleggibilità. E così ieri a fine giornata è arrivata la seconda deflagrazione, (...) con la leader della destra francese che è stata incredibilmente messa sotto inchiesta anche per presunte “minacce ai giudici”.
In altre parole, non solo bisogna subire una sentenza che fa acqua da tutte le parti: ma chi ne è stato vittima non può neanche criticarla. Siamo alla lesa maestà applicata alla supercasta giudiziaria?
Verrebbe da dire: povero Fedro. Il celeberrimo autore di favole non poteva certamente sapere che il suo lupo e il suo agnello avrebbero ben descritto (a duemila anni di distanza) quello a cui stiamo assistendo a proposito dell’assalto giudiziario contro la Le Pen.
Superior stabat lupus: l’arcinota favoletta inizia proprio così, come ricorderete. Il lupo e l’agnello si abbeverano allo stesso torrente, e il lupo sta sopra. Eppure – bugiardo oltre che prepotente- accusa l’agnello di intorbidargli l’acqua. E così la belva va avanti, di rovesciamento in rovesciamento, di balla in balla, di provocazione in provocazione, fino all’esito inevitabile: con l’agnello che finisce sbranato.
Ecco: dall’altra sera era abbastanza chiaro, non solo a Parigi, chi fosse stato sbranato e chi no.
Infatti, ben al di là della condanna penale per una contestazione che potrebbe agevolmente essere sollevata contro quasi tutti i gruppi politici europei (qual è il confine esatto e indiscutibile tra attività parlamentare e attività di partito di un assistente?), ciò che colpisce è la prontezza con cui i magistrati francesi, oltre a condannare la Le Pen, le abbiano subito inflitto – già in primo grado – la sanzione accessoria dell’ineleggibilità. Non erano obbligati a farlo: era una scelta facoltativa. Ma l’hanno fatto immediatamente e senza esitazione.
Il che rende evidente a tutti – anche a un bambino piccolo – la portata politica della sentenza.
Ovvio, dunque, che la leader della destra transalpina se ne sia lamentata. Tra l’altro, anche prima del secondo colpo sparato dai magistrati francesi, pure i giornali italiani orientati a sinistra si erano già sintonizzati sulla lunghezza d’onda di uno spettacolare ribaltamento delle cose.
COMPLOTTO
Ecco Domani, quotidiano edito da Carlo De Benedetti: «La destra estrema urla al complotto», grida il titolo di prima pagina. Editoriale che rincara la dose: «L’internazionale sovranista mette i giudici nel mirino». Tutto chiaro? Non è la Le Pen a essere vittima di una sentenza politica, ma sono le destre cattive a minacciare i giudici.
L’agnello che da sotto intorbida l’acqua, appunto.
Stessa storia su Repubblica. Qui si incarica dell’operazione Annalisa Cuzzocrea, sotto il titolo «I bersagli comuni della destra». In un turbinio di nomi che dovrebbero inquietare i lettori dem (Le Pen, Orban, Putin, Musk, Bannon, Dugin: un frullato di ingredienti a caso), la tesi della grande firma progressista è che siano i sovranisti a ritenere che un eletto dal popolo possa tutto («non ha vincoli, non deve sottostare alla regola»). Ma l’editorialista di Rep non pare nemmeno sfiorata dal dubbio che qui le cose siano andate esattamente al contrario: con una clamorosa invasione di campo da parte del potere giudiziario ai danni di quello politico. Non a caso – giova insistere – qui il punto politico non è la condanna penale in sé, quanto la fretta e la sicurezza con cui si è inflitta la pena aggiuntiva dell’ineleggibilità. Ma per Cuzzocrea la realtà è ribaltata: «La sentenza francese (...) sarà usata da tutta l’estrema destra mondiale per tacciare di illiberalità chi crede nei presidi democratici». Ah sì? Quindi la democrazia – nella curiosa interpretazione dei nostri progressisti – sta nel buttar fuori preventivamente per via giudiziaria gli eletti o gli eligendi dal popolo?
Non si sottrae al copione comune nemmeno l’altro giornale del gruppo Gedi, La Stampa. Basta il titolone della prima pagina: «Le Pen, rivolta sovranista». Ecco dunque il pericolo: non i giudici che estromettono una candidata in testa ai sondaggi, ma la malcapitata che osa dire di non essere d’accordo.
Passano i decenni ma il mindset, la forma mentis resta sempre quella dei processi staliniani: il procuratore elenca le responsabilità del dissidente, e il tapino deve autoincolparsi e ammettere tutto.
In primo luogo, ciò che non ha fatto. Molti decenni dopo, lo schema è stato impreziosito da una nuova trovata: se il soggetto da linciare si permette di difendersi, e magari perfino di appellarsi al popolo che l’ha eletto, è un pericoloso fascista. Anzi, uno che “minaccia”.
Fino a ieri pomeriggio, si poteva temere che fosse – appunto – solo un’esagerazione dei giornali italiani orientati a sinistra. E invece anche i magistrati francesi hanno a loro volta alzato l’asticella, con la nuova inchiesta contro la leader di destra. Non c’è alcun dubbio: Fedro aveva previsto proprio tutto, incluso il comportamento dei quotidiani italiani e quello dei magistrati transalpini.
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