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Libero Rassegna Stampa
27.03.2025 Ecco come l’Argentina salvò i criminali nazisti
Analisi di Marco Patricelli

Testata: Libero
Data: 27 marzo 2025
Pagina: 15
Autore: Marco Patricelli
Titolo: «Ecco come l’Argentina salvò i criminali nazisti»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 27/03/2025, a pag. 15 con il titolo "Ecco come l’Argentina salvò i criminali nazisti", il commento di Marco Patricelli.

Marco Patricelli
Marco Patricelli

Non solo Eichmann, ma tanti altri criminali nazisti sono stati ospitati dall'Argentina, dove approdarono muniti di passaporto Nansen (quello dato agli apolidi). Ora il presidente Javier Milei, il primo capo di Stato pro-Israele dopo una lunga sequenza di presidenti peronisti, toglie il segreto ai documenti sulla fuga dei nazisti.

Javier Milei dà ordine di sollevare il velo, ormai semitrasparente per la verità, sulle compromissioni dell’Argentina peronista come porto sicuro per i nazisti in fuga dall’Europa. Il presidente toglierà il segreto di Stato dai fascicoli e dai file che riguardano prime, seconde e terze file del regime hitleriano e che alla disfatta del Terzo Reich cercarono e trovarono nell’America del Sud rifugio e protezione.
L’Argentina fu una delle mete privilegiate per tempi migliori o addirittura una tranquilla esistenza senza fare i conti con il tribunale degli uomini e forse neppure con la propria coscienza.
Fior di criminali vi approdarono avventurosamente attraverso le famigerate “rat lines”, le reti di assistenza non di rado gestite dal clero cattolico. La guerra fredda era dietro l’angolo e i cammelli con la svastica passarono attraverso la cruna dell’ago con generose complicità e aiutini vari. Milei ha spazzato ogni riserva su quella pagina di storia imbarazzante dando «istruzioni di divulgare tutta la documentazione detenuta da qualsiasi agenzia statale, perché non c’è motivo di continuare a nascondere tali informazioni». Un’operazione trasparenza che interessa anche i registri delle transazioni bancarie e finanziarie, oltre ai fascicoli catalogati e conservati dal Ministero della Difesa, che servirà a ricostruire connivenze e foraggiamenti.
In fuga dalle schiaccianti responsabilità della guerra e della Shoah, personaggi come l’angelo della morte di Auschwitz, il dottor Josef Mengele, il burocrate dello stermino che partecipò alla Conferenza di Wannsee Adolf Eichmann e il boia di Lione Klaus Barbie riuscirono a imbarcarsi dal porto di Genova muniti del passaporto Nansen che veniva fornito agli apolidi, in gran numero nel 1945 per i rimescolamenti territoriali di un continente devastato e già spaccato in due dalla guerra fredda, dove gli ex nazisti avevano già una chance di riciclarsi. Di qua e di là.
Sia gli americani sia i sovietici furono di manica larga nel candeggiare la fedina di scienziati e poliziotti, in cambio dei loro servigi, nei laboratori e nello spionaggio, sempre che il livello di coinvolgimento non fosse tale da rendere impossibile o inaccettabile un compromesso.
Manica larga anche per gli industriali tedeschi del settore meccanico, metallurgico, farmaceutico, militare, automobilistico, per il loro bagaglio tecnologico. Altri, impresentabili, esfiltrarono attraverso le “vie dei topi” (dette anche “vie dei monasteri”: vescovi, parroci e prelati non mancavano nell’assistenza e non solo) facendo perdere le proprie tracce e cercando l’impunità. I percorsi più battuti che si diramavano da Monaco di Baviera andavano verso Salisburgo per arrivare a Madrid, nella Spagna franchista, o in direzione Strasburgo e attraverso il Tirolo, per Genova, dove veniva procurato con l’aiuto del clero l’imbarco verso Egitto, Libano, Siria e, soprattutto, per l’America del Sud. Ad alcuni criminali andò male e pagarono il prezzo con la giustizia umana, altri arrivarono alla pensione e morirono nel proprio letto in attesa della giustizia divina. Clamoroso il caso di Ricardo Klement, che il Mossad israeliano scoprì essere l’SS Eichmann, e che rapì in Argentina processandolo pubblicamente nel 1961 a Gerusalemme, quindici anni dopo quello di Norimberga al quale si era sottratto con la fuga. Per lui, giustiziato sul patibolo il 31 maggio 1962, Hannah Arendt coniò la frase «banalità del male».
Quell’essere apparentemente insignificante, capace di diventare con l’uniforme SS un mostro di crudeltà che faceva contabilità ragionieristica della morte con la Soluzione finale, era riuscito a scappare in Argentina grazie a un passaporto falso intestato all’altoatesino Ricardo Klement che gli era stato generosamente procurato nella diocesi di Bressanone: documento, peraltro, ritrovato negli archivi argentini nel 2007.
Una ramificata rete di collaborazione e finanziamento tra chi era già espatriato nell’altra parte dell’oceano, creando colonie tedesche in paesi di lingua spagnola, e chi aspettava il momento buono per farlo, era ben organizzata e nota col nome di Odessa (Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, ovvero Organizzazione degli ex-membri delle SS).
Un ex capitano SS di origini argentine ma nato in Germania, Carlos Fuldner, era molto attivo con la Delegacion Argentina de Inmigracion en Europa: era stato scelto per questo, in previsione della fine, proprio dal Reichsführer Heinrich Himmler che sperava di avvalersene perla sua salvezza personale.
Le tracce dei nazisti espatriati sono state seguite per decenni con pazienza e pervicacia dal Centro Simon Wiesenthal, anche dopo la morte del suo fondatore; nel 1996 confezionò il capolavoro mediatico dell’intervista mirata dell’ABC a Erich Priebke a Bariloche, un paese bavarese in terra argentina.
Una trappola perfetta all’ex braccio destro di Herbert Kappler, responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Non conosciamo neppure approssimativamente quanti nazisti riuscirono a rifarsi una vita come se nulla fosse accaduto. Diversi aspetti saranno chiariti dalla desecretazione delle carte argentine disposta da Milei. Un’operazione-verità che magari potrebbe essere replicata, integrandola, dagli Archivi Vaticani che non hanno ancora rivelato tutto quello che vi è custodito, inerente il periodo della seconda guerra mondiale e quindi pure le connivenze nella fuga dei criminali del Terzo Reich. Ma quelle vie sono misteriose oltre che infinite.

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