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Libero Rassegna Stampa
27.12.2024 Il Papa fa infuriare Israele: si vergogni!
Cronaca di Amedeo Ardenza

Testata: Libero
Data: 27 dicembre 2024
Pagina: 17
Autore: Amedeo Ardenza
Titolo: «Ebrei «crudeli» e «genocidi» Il Papa fa infuriare Israele»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 27/12/2024, a pag. 17, con il titolo "Ebrei «crudeli» e «genocidi» Il Papa fa infuriare Israele", la cronaca di Amedeo Ardenza.

Papa Francesco in pochi giorni sotto Natale ha ripetutamente accusato Israele, che "mitraglia" i bambini a Gaza e sta conducendo una guerra "crudele" contro la popolazione palestinese. Accuse che hanno provocato il richiamo del nunzio apostolico a Gerusalemme, per chiarimenti. E' il punto più basso delle relazioni fra Vaticano e Israele.

Alla fine il nunzio apostolico a Gerusalemme, Adolpho Tito Yllana, è stato “invitato” al ministero degli Esteri nella capitale israeliana per un “colloquio chiarificatore”. La convocazione dell’alto prelato filippino, già nunzio apostolico in Australia, in Pakistan e già incaricato d’affari in Cina, segna un nuovo minimo nelle relazioni fra lo Stato ebraico e la Santa Sede sull’onda di una lunga e ripetuta serie di dichiarazioni di Papa Francesco sulla guerra in Medio Oriente. Uscite prodotte in occasioni pubbliche e in udienze private in cui il pontefice romano ha indicato in Israele uno Stato «genocida», che sta portando avanti una guerra «crudele» contro la popolazione palestinese. Affermazioni, il lunedì, di vicinanza al popolo ebraico vittima dell’antisemitismo alternate, il martedì, a dichiarazioni in cui il governo israeliano guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu viene additato quale criminale internazionale.

IL PRESEPE E LA KEFIAH

Così, in più occasioni il Papa ha incontrato i familiari degli ostaggi israeliani ancora nelle mani dei sequestratori nei tunnel di Gaza salvo, allo stesso tempo, indirizzare una lettera ai cattolici del Medio Oriente nel primo anniversario del pogrom del 7 ottobre 2023 senza mai menzionare Hamas o fare riferimento alle atrocità commesse da questo gruppo.
Un’ambiguità a cui si sono accompagnati gesti tesi a schierare la Chiesa cattolica dalla parte della popolazione palestinese, la più debole nel conflitto, senza però avere la cura di contestualizzare la scelta: non solo la Chiesa non ha ribadito la condanna per i crimini di Hamas ma non ha mai ricordato che gran parte delle sofferenze della popolazione gazawi è dovuta alla strategia del gruppo terrorista di utilizzarla come scudo umano. Uno dei più recenti fra questi gesti è stato l’allestimento in Vaticano di una natività in cui il bambinello era avvolto una kefiah palestinese, una scelta all’ordine del giorno nella Chiesa della Natività a Betlemme, dove governa l’Autorità nazionale palestinese, ma una novità assoluta per il Vaticano. Una scelta iconografica, poi abbandonata, che ha lasciato allibiti gli ebrei da Roma all’Australia: in quella kefiah molti hanno visto la decisione della Chiesa di “dimenticare” l’origine ebraica di Gesù, per compiacere chi, dalle due parti dell’Atlantico, ha deciso di dipingerlo come palestinese. Un esercizio antistorico: se Gesù fosse nato nel 2024, quale bambino ebreo avrebbe dovuto aver paura di Hamas, non certo delle IDF.
Al Jerusalem Post, una fonte diplomatica israeliana ha fatto sapere che quella di giovedì non è stata una convocazione formale del nunzio ma di un “colloquio” fra il prelato e un alto diplomatico israeliano. Un segnale di riguardo da parte di Gerusalemme per le tanto importanti quanto fragili relazioni diplomatiche avviate con la Santa Sede nel 1994, 46 anni dopo la fondazione dello Stato d’Israele e solo a seguito di un lungo negoziato sullo status fiscale della Chiesa cattolica nello Stato ebraico. Ieri, ha scritto ancora il Jerusalem Post, al centro del colloquio ci sono state le recenti parole pronunciate dal Papa contro Israele: «Dei bambini sono stati bombardati. Questa non è guerra. Questa è crudeltà. Voglio dirlo perché mi tocca il cuore». Parole a cui aveva risposto il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Oren Mamorstein secondo cui il Papa stava «ignorando la crudeltà di Hamas». Un’organizzazione che, va ricordato, dal 7 ottobre 2023 tiene in ostaggio fra gli altri bambini e neonati ebrei strappati ai loro genitori. «Basta», aveva aggiunto il portavoce, «con i doppi standard con gli indici sempre puntati contro lo Stato ebraico e il suo popolo».

MOGLIE DI BIBI INDAGATA?

Nei giorni scorsi, anche il ministro israeliano per la Diaspora e la lotta all’antisemitismo Amichai Chikli ha protestato contro la Santa Sede e in una lettera aperta, ha invitato Francesco a chiarire la sua posizione, a riflettere su come nuove narrazioni – il bambinello “palestinese” – sembrano destinate a distorcere se non negare il legame fra popolo ebraico e terra d’Israele. «Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode», ha ricordato il ministro nella sua missiva.
Chikli non ha dimenticato l’accusa di genocidio mossa contro il governo d’Israele, un’accusa che secondo alcuni pensatori si sostituisce per assonanza a quella di deicidio che le sfere cattoliche hanno mosso per secoli. «Lei ha affermato che le accuse di genocidio a Gaza dovrebbero essere “esaminate attentamente”», così Chikli: «In quanto popolo che ha perso sei milioni di suoi figli nell’Olocausto, siamo particolarmente sensibili alla banalizzazione del termine genocidio». Da cui l’augurio di Chikli che il 2025, 60esimo anniversario dell’enciclica Nostra Aetate che ha rilanciato il rapporto fra ebrei e cristiani, sia l’anno per rinnovare l’impegno verso la verità e il rispetto reciproco.
Intanto, il Times of Israel riferisce che l’ufficio della procuratrice generale di Israele, Gali Baharav-Miara, ha chiesto l’apertura di un’indagine nei confronti di Sara Netanyahu, moglie del premier, con l’accusa di aver cercato di intimidire un testimone nel caso di corruzione contro il marito tramite alcuni messaggi. Bibi ha bollato il tutto come una «menzogna».

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