Corte dell’Aia: sarebbe criminale anche Churchill Commento di Marco Patricelli
Testata: Libero Data: 23 novembre 2024 Pagina: 12 Autore: Marco Patricelli Titolo: «La logica malata della corte dell'Aia: sarebbe criminale perfino Churchill»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 23/11/2024, a pag. 12 con il titolo "La logica malata della corte dell'Aia: sarebbe criminale perfino Churchill", il commento di Marco Patricelli.
Marco Patricelli
Perché un crimine sia tale non basta solo la percezione dei fatti, spesso distorta: occorre una legge penale. Il principio arriva dall’esperienza giuridica romana che sanciva che non esisteva crimine senza la legge che lo prefigurasse come tale, né esisteva pena che non fosse prevista da una legge penale. Un principio superato nel 1945 con disinvoltura logica e morale sull’onda dell’orrore per i crimini nazisti contro la pace, di guerra e contro l’umanità.
La Corte penale internazionale ha adesso tirato a palle incatenate contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della difesa generale Aluf Gallant, chiedendone l’arresto per crimini di guerra, e scatenando la scontata canea giustizialista e propal. I tre magistrati, tre persone appena, che verosimilmente leggono i giornali, guardano le tv, si abbeverano ai social e scrutano rapporti e documenti senza alcuna ricognizione diretta su Gaza e dintorni, hanno deciso che configura un crimine di guerra quello che sta facendo Israele in quella sporca guerra.
Scatenata il 7 ottobre 2023 con una spietata caccia agli ebrei, omicidi efferati, violenze inenarrabili e pure la presa di ostaggi, in spregio a ogni convenzione internazionale. Altri si spingono a evocare il genocidio, cioè la programmazione scientifica di cancellare un popolo dalla faccia della terra, come con la Shoah nel 1942-1945, e lo sterminio degli armeni da parte dei turchi nel secondo decennio del Novecento.
I crimini di guerra fanno parte della guerra, inutile mettere i fiori nei cannoni dopo che sono stati usati; i civili sono bersaglio di guerra da che la guerra esiste, il resto è filosofia. Che poi sia immorale e repellente, è altro discorso. Basta poi spostare l’angolazione perché tutto cambi, instillando il dubbio, che è laico per definizione. Il maresciallo dell’aria britannico Arthur Harris con i suoi bombardamenti a tappeto ridusse Amburgo a una palla di fuoco e fece incenerire dai suoi quadrimotori la città-ospedale di Dresda. Fece vincere la guerra agli Alleati e gli hanno dedicato monumenti. Winston Churchill per proteggere il segreto dei segreti, ovvero che il codice Enigma era stato riportato in chiaro da Ultra di Alan Turing, portò sulle spalle la responsabilità di sacrificare convogli navali e città agli attacchi tedeschi, pur conoscendoli in anticipo.
È l’eroe della resistenza al nazismo.
Il generale statunitense George Patton prima dello sbarco in Sicilia rivolse ai suoi soldati della 5ª Armata un proclama nel quale li esortava a uccidere e a non fare prigionieri: a Biscari lo presero in parola e i liberatori passarono per le armi soldati italiani che si erano arresi. Il comandante supremo Dwight Eisenhower mandò scientemente migliaia di soldati alleati a morire sulle spiagge della Normandia, pur sapendo che 10-15.000 delle prime ondate non avrebbero visto il giorno dopo il D-Day. E che dire del presidente Harry Truman? Avrebbe potuto far esplodere un’atomica a titolo deterrente, invece ne fece sganciare subito due sui civili delle città di Hiroshima e Nagasaki il 6 e 9 agosto 1945. Quello stesso anno i vincitori decisero di lanciare un monito al mondo punendo esemplarmente i crimini: a Norimberga prima nei confronti dei tedeschi, a Tokyo poi contro i giapponesi. Proprio a Norimberga saltarono le pregiudiziali processuali e anche il nesso di causalità. Un disintossicato e combattivo Hermann Göring mise in forte imbarazzo gli americani che rimproveravano ai nazisti le misure discriminatorie sugli ebrei con le Leggi di Norimberga del 1938, ricordando che proprio a casa loro facevano altrettanto in Alabama e in altri Stati degli Usa nei confronti dei neri.
I magistrati sovietici chiamati a intentare il processo e a giudicare i criminali nazisti erano gli stessi delle Grandi Purghe di Stalin, che facevano imprigionare, condannavano e facevano fucilare o sparire imputati e famiglie, senza curarsi troppo delle prove e delle procedure. Sempre a Norimberga, tanto per stare ai crimini di guerra, una volta fallito il tentativo dei sovietici di imputare ai tedeschi il massacro dei 22.000 ufficiali polacchi a Katyn sulla base di prove palesemente false, non venne aperto un procedimento di accertamento poiché era di tutta evidenza che la strage, se non era opera di Hitler, lo era di Stalin: era già stato accertato «al di là di ogni ragionevole dubbio» da una commissione internazionale di cui faceva parte l’illustre anatomopatologo Vincenzo Palmieri, che lo attestò secondo la sua profonda scienza medica e la sua altrettanto profonda coscienza di cattolico. Stalin aveva già invaso e annesso Estonia, Lettonia e Lituania come stabilito dai due Patti Ribbentrop-Molotov, fucilando, imprigionando, deportando e russificando con la forza e la sostituzione etnica i Paesi baltici. Era ancora alleato di Hitler quando attaccò la Finlandia per prendersene un pezzo e tentare magari di sovietizzarla tutta.
Ma poi, attaccato a sua volta, si schierò con Inghilterra e Stati Uniti e tutto venne schermato nell’armadio della vergogna che era lo stesso della convenienza complice. Josip Broz in arte Tito, teorico e pratico della pulizia etnica e longa manus degli infoibamenti, in Italia lo insignirono di un’alta decorazione. Fior di gaglioffi e criminali, capi di Stato o volenterosi carnefici di regimi dittatoriali e liberticidi, sono stati e continuano a essere ricevuti con gli onori del protocollo diplomatico, con strette di mano, sorrisi, pranzi di gala e titoli onorifici, come in passato Nicolae Ceausescu e gentile signora, o Gheddafi il cui figlio venne persino imposto al mondo del calcio per giocare in serie A.
In epoca di libertà si commettono tanti crimini, ma tanti delitti si commettono nel nome della libertà.
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