Bibi sistema Hamas e sfida Teheran Analisi di Carlo Nicolato
Testata: Libero Data: 27 dicembre 2023 Pagina: 11 Autore: Carlo Nicolato Titolo: «Bibi sistema Hamas e sfida Teheran»
Riprendiamo LIBERO di oggi, 27/12/2023, pag.11, con il titolo "Bibi sistema Hamas e sfida Teheran", l'analisi di Carlo Nicolato
Carlo Nicolato
Il generale pasdaran Razi Mousavi
La guerra in Medio Oriente, o per meglio dire di Israele contro tutti, si è ormai tramutata in una drammatica sfida a scacchi senza esclusione di colpi, in cui Gerusalemme per la prima volta non ha risposto reagendo a un attacco, ma ha mosso per prima aspettando la risposta del nemico. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha detto ai parlamentari della Knesset che Israele sta combattendo su sette fronti e ha risposto su sei di essi, ma il settimo, che è il più importante, è stato provocato e si aspetta la sua risposta.
Si tratta dell’Iran ovviamente al quale Israele ha ucciso in un attacco aereo su Damasco il generale Razi Mousavi, considerato il responsabile del coordinamento dell'alleanza militare tra Iran e Siria, colui che si occupa di armare le milizie alleate degli ayatollah. Gli altri fronti di cui parla il ministro sono Gaza, Libano, Siria, Giudea e Samaria (Cisgiordania), Iraq e Yemen. «Tutti coloro che agiscono contro di noi sono un potenziale bersaglio» ha detto Gallant, aggiungendo che «nessuno ha l’immunità».
Perché «se non si raggiungono gli obiettivi della guerra, ci troveremo in una situazione in cui il problema non saranno coloro che vivono vicino a Gaza o nel nord; il problema sarà che le persone non vorranno vivere in un luogo dove non sappiamo come proteggerle».
L’Iran ha promesso vendetta, ma non è ancora chiaro come abbia intenzione di agire.
Il ricordo della figuraccia dopo l’eliminazione, ordinata da Trump, del generale Soleimani, di cui peraltro Mousavi era amico e stretto collaboratore, è ancora viva e Teheran vorrebbe evitarne un’altra. Tantopiù che Biden ha più volte sottolineato che qualora l’Iran decidesse di attaccare direttamente Israele gli Stati Uniti si schiererebbero automaticamente con tutto il loro enorme potenziale militare a difesa dell'alleato. Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha promesso che Israele «pagherà sicuramente per questo crimine», mentre il ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian scritto su X che «Tel Aviv deve affrontare un duro conto alla rovescia»: ma conviene davvero all’Iran infilarsi direttamente in un conflitto in cui ha solo la certezza di uscirne malconcio? Un puntuale rapporto dell’AIEA fa sapere che nelle ultime settimane l’Iran ha triplicato il ritmo con cui produce uranio potenzialmente utilizzabile come arma militare, invertendo un precedente rallentamento iniziato a metà di quest’anno. A gennaio la stessa agenzia dell’Onu aveva avvertito che Teheran possedeva già materiale nucleare sufficiente per «diverse» armi, facendo riferimento a 70 chilogrammi di uranio arricchito al 60% di purezza e mille chilogrammi al 20%. Probabilmente solo una mossa di terrorismo strategico che comunque rende l’idea sugli eventuali rischi di una guerra allargata al Golfo Persico.
Gallant ha comunque aggiunto che «questa sarà una guerra lunga e dura» ma che Hamas verrà comunque punito, «ci vogliano mesi o anni». L’esercito israeliano ha già pagato un duro tributo con la perdita di 161 soldati, gli ultimi tre dei quali uccisi ieri in battaglia. Un altro soldato sarebbe invece morto per un'infezione fungina dopo essere stato ferito. I medici hanno fatto sapere che il giovane è deceduto nonostante sia stato tempestivamente trattato in uno dei centri medici più attrezzati. Si ritiene che almeno altri 10 militari abbiano contratto lo stesso fungo dopo essere stati feriti e che alcuni ostaggi rilasciati avessero infezioni dello stesso genere.
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