Stamattina l’ultimo militare israeliano ha lasciato Gaza. Cerchiamo un commento di questo evento sui siti elettronici de La Repubblica e del Corriere della Sera e constatiamo che entrambi hanno deciso di celebrare l’evento a modo loro: riposizionando la capitale di Israele a Tel Aviv…
“Tel Aviv annulla la cerimonia [di passaggio delle consegne] dopo il boicottaggio dell’Anp”. Curioso: chissŕ che cosa avrebbe dovuto fare “Tel Aviv” dopo che l’Anp aveva deciso di non partecipare all’evento? Uno degli ostacoli, oltre alla questione delle vie di transito, era la sorte delle 22 sinagoghe che i perfidi israeliani hanno lasciato in piedi, cercando di indurre i palestinesi in tentazione. L’Anp ha prontamente ceduto alla tentazione e ha deciso di raderle al suolo con le ruspe.
Analogo commento del Corriere della Sera in rete: “Tel Aviv ha lasciato la Striscia lasciandole in piedi. I palestinesi č una trappola. “Da domani le raderemo al suolo””. Difatti Mohammed Dahlan ha commentato che “Israele non ha voluto distruggerle per fare apparire i palestinesi agli occhi del mondo come un popolo non civilizzato”. Bastava non distruggerle, come Israele non distrugge le moschee entro i suoi territori o quelli occupati, e cosě dar prova di rispetto civile della fede altrui.
Ma č passata soltanto qualche ora dal ritiro definitivo e il Corriere in rete annuncia (La Repubblica ancora no) che la decisione dell’Anp, per quanto incivile, č finita nel nulla appena proclamata. Centinaia di giovani palestinesi hanno dato l’assalto alle sinagoghe vuote, saccheggiandole e dandole fuoco. Fiamme altissime – informano i giornali radio – si levano dagli edifici abbandonati.
Abu Mazen ha proclamato che questo č un giorno di gioia per i palestinesi. Piů che gioia, questo č odio e impotenza.
Giorgio Israel |