Riprendiamo dalla GAZZETTA del MEZZOGIORNO di oggi, 14/04/2016, a pag. 37, con il titolo "Israele festeggia con tre concerti il suo Metha", il commento di Massimo Lomonaco.

Massimo Lomonaco

Zubin Mehta
«Ora abbiate pazienza: devo riposarmi un po', stasera c'è un concerto importante». Zubin Mehta saluta i giornalisti e lascia la conferenza stampa senza ricordare che quell'appuntamento, il terzo in pochi giorni, è in onore dei suoi 80 anni. Gli stessi dell'Israel Philharmonic Orchestra (diretta nel 1936 per il suo concerto inaugurale da Arturo Toscanini) di cui dal 1981 è Direttore musicale a vita. «Israele - ha sottolineato poco prima con i giornalisti, indicando l'immensa sala del The Charles Bronfman Auditorium di Tel Aviv dove ha sede la Filarmonica - è la mia seconda patria, la mia casa e la mia famiglia adottiva».
«Sono arrivato qui nel 1969 - rammenta - poi mi hanno richiamato e non mi sono più mosso. L'importante nella vita è essere richiamati, altrimenti i legami si spezzano». Nel mezzo, naturalmente, il podio e la direzione delle orchestre più prestigiose del mondo con l'Italia nella bacchetta e anche nel cuore. «Non mi sarei mai sognato di essere qui quando ho cominciato», risponde con naturalezza il Maestro ad una domanda sui sogni dei musicisti. Lui, che dice di «non sentirsi gli 80 anni» e la cui prima scelta in India - dove è nato a Bombay il 29 aprile del 1936 - fu la medicina, poi abbandonata per andare a studiare musica a Vienna.
«La musica - continua - è la mia intera vita e tocca ai genitori e agli insegnanti capire il talento che è un dono divino e incoraggiarlo. Mia madre - aggiunge sorridendo - ha sempre pensato che il mio fosse frutto della reincarnazione». Ma il vero segreto di una lunga carriera di successo come la sua - ammette replicando con semplicità ad un'altra domanda - è «l'amore per quello che si fa. Ogni giorno». Musica ma non solo: Zubin Mehta si è sempre dichiarato amico di Israele e a favore della pace: «Tocca alla gente comune farla. Nell'epoca di internet in cui la comunicazione è così facile, mi appare impossibile che questo non accada. Ai giovani israeliani e palestinesi dico: parlatevi, vedetevi, fatela voi, senza i politici. Il futuro è nelle vostre mani».
Poi ricorda che nei tre mesi della guerra con Gaza, quando quasi ogni giorno in città suonava la sirena di allarme per i razzi dalla Striscia, la gente «veniva lo stesso a teatro, ascoltava il concerto e questo è stato molto importante. È la forza della musica per le persone». Insignito nel 2012 dall'allora presidente di Israele Shimon Peres nel 2012 con la Medaglia di Distinzione, Mehta rivela di essere stato più volte a Ramallah, in Cisgiordania, con il suo passaporto indiano e si augura che presto all'interno dell'Orchestra «ci siano musicisti arabo-israeliani. Abbiamo molti studenti che studiano nella Fondazione. Presto arriveranno anche loro». Uno dei pochi rimpianti è non aver potuto dirigere Wagner in Israele dove è proibito per il suo antisemitismo e per le sue influenze sul nazismo. «Aspetto quel giorno, spero che giunga presto».
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