Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 27/04/2015, a pag. 11, con il titolo "Israele ricorda la Liberazione con l'omaggio a Enzo Sereni", il commento di Maurizio Molinari.
Alla pagina http://informazionecorretta.hosting.dgtmedia.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=57946 la locandina dell'incontro.
Maurizio Molinari Enzo Sereni
Israele rende omaggio al 70° anniversario della liberazione dell’Italia con una cerimonia in ricordo di Enzo Sereni, il partigiano antinazista della «Brigata Ebraica» che venne fucilato a Dachau. Nella cornice della «Sala dell’Indipendenza» di Tel Aviv, dove David Ben Gurion proclamò nel 1948 la nascita di Israele, si sono alternati rappresentanti dei due Paesi nell’indicare in Sereni «il punto di contatto fra lotta per la liberazione dell’Italia e per la nascita di Israele» come ha affermato Tsachi Hanegbi, viceministro degli Esteri israeliano, indicando nell’«Italia di Matteo Renzi un erede di quelle battaglie per la libertà perchè oggi è un Paese leader in Europa contro il razzismo e la xenofobia».
Per il nostro governo era presente Lapo Pistelli, viceministro degli Esteri, secondo cui la parabola dell’antifascista Enzo Sereni che lasciò l’Italia nel 1927 per partecipare al sionismo e poi essere ucciso dai nazisti, riassume una vita tesa a «liberare l’Italia sognando Israele» incarnando una «lotta a tutti i totalitarismi» che lo portò a entrare nella Brigata Ebraica. «A Milano un gruppuscolo di 70 persone ha contestato la Brigata Ebraica - ha aggiunto Pistelli - e sono stati i militanti del partito democratico a difenderli e fare da scudo» dimostrando il «rigetto di un inaccettabile atto di intolleranza». Nell’evento, organizzato dall’ambasciata italiana a Tel Aviv, politica e storia si sono più volte sovrapposte.
Per l’ambasciatore Francescò Talò «Sereni evidenzia che Italia e Israele appartengono alla stessa famiglia di nazioni, democratiche e libere». Hilik Bar, segretario generale del partito laburista di Isaac Herzog, ha ricordato come «Enzo Sereni mise assieme un gruppo di parà determinati ad andare a salvare gli ebrei nell’Europa occupata, venne paracadutato in Toscana, catturato, torturato e deportato a Dachau» dimostrando di volersi battere «per l’Italia come per il popolo ebraico». Eithan Broshi, lo storico più noto del movimento dei kibbutzim, ha ricordato come «a Dachau Sereni dava coraggio agli altri deportati e vi fu chi rinunciò a suicidarsi quando seppe che un parà della Brigata ebraica era finito in lager pur di tentare di soccorerli».
Paolo Mieli, presidente di RcsLibri, ha letto alcuni passaggi delle lettere che Enzo Sereni si scambiava con il fratello Emilio - rimasto in Italia e convinto militante comunista - descrivendo un rapporto famigliare di forti contrasti ideologici ma anche di valori comuni. I nipoti di Sereni, Alon Confino e Ada Sereni, hanno identificato nell’esempio di «zio Enzo» anche un messaggio per gli israeliani di oggi «in quando credeva profondamente nella pace con gli arabi e se fosse sopravvissuto alla guerra si sarebbe battuto per renderla possibile». A chiudere la cerimonia è stata la testimonianza di Asher Dishon, veterano della Brigata Ebraica, seguita dagli inni nazionali - Fratelli d’Italia e l’Hatikwa - intonati in un’«Independence Hall» adornata con immagini originali del 25 aprile 1945 e della nascita dello Stato ebraico.
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