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Il Foglio Rassegna Stampa
14.12.2012 Messaggi di auguri ad Hamas per il suo 25°anniversario ?
Quali sono i 100 Stati che li hanno mandati ? Commento di Pio Pompa

Testata: Il Foglio
Data: 14 dicembre 2012
Pagina: 2
Autore: Pio Pompa
Titolo: «Quei cento stati amici di Israele che hanno fatto gli auguri a Hamas»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 14/12/2012, a pag. 2, l'articolo di Pio Pompa dal titolo "Quei cento stati amici di Israele che hanno fatto gli auguri a Hamas". Ci è rimasta la curioità di conoscerne il nome. Ce lo rivelerà il bravissimo Pio Pompa ?


Hamas. Logo per i 25 anni, con le priorità bene in vista, razzi e conquista di Gerusalemme


Pio Pompa

Israele ha fatto bene a non opporsi al rientro a Gaza, dopo un esilio durato quarantacinque anni, di Khaled Meshaal, leader indiscusso di Hamas. “La visita di Meshaal – ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Yigal Palmor – dopo quella dell’emiro del Qatar, del premier egiziano e di altre importanti personalità, dimostra che non esiste, da parte nostra, alcun blocco sulla Striscia di Gaza”. Sono ben altri, spiega, i problemi che incombono in questo momento sul futuro di Gerusalemme, dove si avverte tutto il peso di un isolamento senza precedenti che va ricondotto al prepotente materializzarsi di un ampio e preoccupante fronte anti israeliano che affonda da tempo le sue radici nel cuore dell’occidente. Dopo il riconoscimento all’Onu della Palestina quale “stato osservatore non membro” e la convocazione a catena degli ambasciatori israeliani a seguito dell’annuncio dato da Bibi Netanyahu di nuovi insediamenti in Cisgiordania, ecco arrivare dall’Europa e da paesi ritenuti amici e alleati un altro duro colpo: “Sono stati quasi un centinaio – confida al Foglio una fonte d’intelligence mediorientale – i messaggi augurali fatti pervenire segretamente da molte cancellerie europee e da altri stati – compresi alcuni che si professano alleati d’Israele – all’organizzazione terroristica di Hamas in occasione del venticinquesimo anniversario della sua fondazione. Messaggi augurali che vanno ad aggiungersi a quelli provenienti da Teheran e Hezbollah, dal Cairo e da Doha e perfino dal circuito filoqaidista nordafricano guidato da al Qaida nel Maghreb islamico. Non potevano ovviamente mancare gli auguri affettuosi dell’imponente network di organizzazioni non governative da sempre schierate a sostegno della causa palestinese. E’ dovuta anche a questo, infatti, la tracotanza mostrata davanti alle telecamere da Meshaal e dal premier di Hamas, Ismail Haniyeh, mentre cercavano di apparire come dei normali leader politici, impegnati in un amichevole scambio di vedute, anziché come nemici giurati d’Israele e capi di una vasta organizzazione terroristica”, spiega il nostro interlocutore. Khaled Meshaal aveva già mostrato il suo vero volto subito dopo l’ingresso a Gaza: provenendo dal valico di Rafah, al confine egiziano e accompagnato dal suo vice Moussa Abu Marzuk, pregò Allah di concedergli l’onore del martirio nella terra di Palestina. Un argomento, quello del martirio, assai caro sia a Meshaal sia a Haniyeh. “Non a caso – continua la nostra fonte – entrambi hanno voluto incontrare i bambini e gli adolescenti reclutati e addestrati in una apposita brigata per compiere attentati suicidi contro obiettivi israeliani. Gli stessi giovani che sabato, giornata d’inizio dei festeggiamenti per la nascita di Hamas avvenuta il 14 dicembre 1987, hanno sfilato al fianco dei terroristi di Ezzedine al Qassam e del Jihad islamico, mentre Meshaal ribadiva tutto il suo odio per Israele esortando a rapire soldati israeliani da usare come merce di scambio con i prigionieri palestinesi, e a liberare Gerusalemme centimetro dopo centimetro”.

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