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Corriere della Sera Rassegna Stampa
27.10.2012 Gli 'argomenti pretestuosi' di Sergio Romano
nel giustificare il fondamentalismo islamico

Testata: Corriere della Sera
Data: 27 ottobre 2012
Pagina: 59
Autore: Sergio Romano
Titolo: «Obama e il mondo arabo, le intenzioni e i risultati»

Nel rispondere a un lettore che gli chiede un giudizio su Obama e il mondo arabo, Sergio Romano scrive:
1. Bush aveva lanciato "
una sorta di crociata per la diffusione della democrazia nel mondo arabo-musulmano" l'uso della parola 'crociata' rivela il retro-pensiero di Romano nei confronti del regime di Saddam Hussein, non godendo le crociate di buona reputazione. Meglio quindi lasciare Saddam al potere.
2. Curiosa la sua idea di democrazia, scrive Romano di Obama, citando uno storico turco  "
mise l'accento sulla promozione dei diritti umani e civili piuttosto che sulla riforma democratica dei regimi arabi.", come se promuovere i diritti umani fosse possibile nei regimi non democratici.
Continua l'arrampicata sugli specchi di Romano, la sua cecità sul futuro sempre più islamico del mondo arabo viaggia in parallelo con la scelta di Obama di declassare l'America, allontanandola dalla funzione che ha sempre avuto. Via libera quindi agli imperi del male, che non si chiamano più comunismo e nazismo, ma fondamentalismo islamico.
Ecco il pezzo:

                                                                                     Sergio Romano

Quale bilancio traccerebbe della presidenza Obama in relazione alla politica intrapresa dagli Stati Uniti nei confronti del mondo arabo?
Davide Rocchi
davide@neteservice.it


Caro Rocchi,
C redo che occorra anzitutto tornare al secondo mandato di George W. Bush, quando la presidenza americana decise di rinfrescare la propria immagine lanciando una sorta di crociata per la diffusione della democrazia nel mondo arabo-musulmano. A me sembrò che la Casa Bianca si servisse della missione democratica per cancellare il ricordo degli argomenti pretestuosi con cui aveva invaso l'Iraq di Saddam Hussein e per giustificare moralmente una guerra divenuta molto più lunga e difficile del previsto. Ma l'eloquenza e il fervore del segretario di Stato Condoleezza Rice nel discorso che pronunciò all'Università americana del Cairo il 20 giugno 2005, sembrarono provare che gli Stati Uniti stavano facendo sul serio. Pochi mesi dopo, tuttavia, le elezioni egiziane dimostrarono che la democrazia, se praticata con maggiore correttezza, avrebbe favorito soprattutto la Fratellanza Musulmana, vale a dire una forza politica per cui Washington nutriva una vecchia diffidenza. La presidenza Bush, da quel momento, decise che la stabilità era più importante della libertà.
Anche Obama, sostanzialmente, dovette giungere alle stesse conclusioni. Come osserva Ömer Taspinar, uno studioso turco che insegna negli Stati Uniti, Barack Obama, nel discorso pronunciato al Cairo il 4 giugno 2009, mise l'accento sulla promozione dei diritti umani e civili piuttosto che sulla riforma democratica dei regimi arabi. Secondo Taspinar, il presidente americano desiderava fortemente, in quel momento, la soluzione della questione palestinese e pensava che i leader autoritari della regione potessero dargli una mano a trovare un'intesa. Il calcolo si dimostrò doppiamente sbagliato. Il governo Netanyahu boicottò qualsiasi possibilità di accordo e i regimi autoritari, su cui Obama aveva fatto affidamento, furono spazzati via da rivolte che il Dipartimento di Stato non aveva previsto. Da quel momento gli Stati Uniti, come l'Europa, hanno navigato a vista in attesa di sapere quali sarebbero stati i loro nuovi interlocutori. Vi è stato un intervento militare in Libia, ma Obama ha fatto, non appena possibile, un passo indietro. Si dice che lo abbia fatto nel timore che l'abbattimento di un aereo americano e la morte dell'equipaggio avrebbero gettato un'ombra sulla sua campagna elettorale per il rinnovo del mandato presidenziale. Come è stato implicitamente confermato dal loro terzo dibattito, per Obama, come per Mitt Romney, la politica estera, nella prossimità delle elezioni, è destinata a restare in sala d'aspetto.

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