domenica 20 aprile 2025
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Fiamma Nirenstein ci parla della guerra antisemita contro l'Occidente

Riprendiamo da FORMICHE.net, la video-intervista di Roberto Arditti a Fiamma Nirenstein dal titolo: "A che punto siamo in Medio Oriente. Intervista a Fiamma Nirenstein". 
(Video a cura di Giorgio Pavoncello)

Intervista a tutto campo a Fiamma Nirenstein di Roberto Arditti, a partire dal suo ultimo libro: "La guerra antisemita contro l'Occidente". Le radici dell'antisemitismo e perché l'aggressione contro il popolo ebraico in Israele è un attacco a tutto campo contro la civiltà occidentale. E una sconfitta di Israele segnerebbe anche la nostra fine. 



Clicca qui






Corriere della Sera Rassegna Stampa
16.06.2012 E' morto Roger Garaudy, comunista e negatore della Shoah
Lo accolgono giù da basso Hitler, Stalin, Saramago e compagnia negante

Testata: Corriere della Sera
Data: 16 giugno 2012
Pagina: 53
Autore: Marcello Flores
Titolo: «Garaudy, l'ideologia che acceca»

E' morto ieri a Parigi Roger Garaudy, di professione filosofo, marxista, di fede comunista, assurto però alle cronache recenti per essere uno dei più noti negazionisti della Shoah e per lo sviscerato odio per Israele.
Non ne sentiremo la mancaza, per questo, insieme agli auguri di buon viaggio, gli chiediamo di portare i nostri saluti ad alcuni suoi amici, che sicuramente incontrerà quando arriverà a destinazione.
Fra i tanti, ce ne saluti due, il primo è Adolf Hitler, il secondo è Josè Saramago, altro fanatico odiatore di Israele, che con Garaudy condivideva il più feroce negazionismo. Li troverà facilmente, magari intenti a fare due chiacchiere con il compagno Stalin. Dicono che la temperatura all'inferno sia decisamente alta, dovrà farci, forzatamente, l'abitudine.
Per chi non lo conoscesse, riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, il pezzo di Marcello Flores, a pag.53, dal titolo " Garaudy, l'ideologia che acceca"
Ecco l'articolo:

Saramago, Hitler, Stalin

Roger Garaudy ( a sinistra)

Roger Garaudy è l'ultimo a scomparire della generazione di intellettuali impegnati che dominarono le cronache culturali europee del secondo Dopoguerra. Figura certamente minore e che non lascia grandi tracce per la sua produzione critica — benché abbia conosciuto una certa fortuna anche in Italia tra la seconda metà degli anni Sessanta e la metà dei Settanta — Garaudy, nato nel 1913 e scomparso mercoledì, ha riassunto più di altri, e in forme più estreme e talvolta addirittura grottesche, il modello dell'intellettuale impegnato, soprattutto nel furore ideologico con cui difendeva le verità assolute della parte in cui militava.
Comunista nel periodo centrale della sua vita, dai venti ai quasi sessant'anni, Garaudy si è distinto a lungo e in più occasioni come il guardiano dell'ortodossia del partito comunista più ortodosso dell'Occidente, quello francese. Dirigente del Pcf e suo «filosofo ufficiale» per circa un ventennio, Garaudy — che aveva trascorso in un campo di concentramento gli ultimi anni di guerra dopo essere stato arrestato dalla polizia di Vichy — nel dicembre 1945 attaccò Sartre e l'esistenzialismo, considerato «una malattia» propagata da un «falso profeta».
Nel 1948 pubblica un libretto, Letteratura da becchini, dove se la prende nuovamente con Sartre, ma anche con Mauriac, Malraux e Koestler, tutti al soldo della reazione. Nel 1949 è chiamato a testimoniare al «processo Kravcenko» e assolve l'Urss dall'accusa di avere campi di lavoro, definendola una «propaganda nazista». Nel 1950 è la sua volta di accusare Mounier e la sua rivista «Esprit» di prendere le parti di Tito e dei traditori jugoslavi e di avere ospitato scritti di Vittorini e Lukács, scrittori estranei «alle posizioni scientifiche del partito».
Nel 1956 la rivolta d'Ungheria scuote anche i partiti comunisti, compreso quello francese. Nel Comitato centrale del 20 e 21 novembre Garaudy attacca violentemente un appello di «dieci compagni» che vogliono sostituire il proprio punto di vista individuale a quello di classe e costituirsi in frazione, ma il giorno dopo «L'Humanité» non rivela i loro nomi per paura che scoppi uno scandalo (tra essi ci sono Picasso, Edouard Pignon, Henri Wallon e Victor Leduc). Nel 1968, infine, Garaudy è incaricato di ricevere una quarantina tra i maggiori intellettuali francesi vicini alla sinistra che accusano il Pcf di avere perso ogni rapporto con le masse studentesche e chiedono un cambio di linea. Tra essi Jean-Pierre Vernant che commenterà: «Abbiamo perso su tutto. Il partito si sbaglia pesantemente».
Con lo stesso Vernant, Garaudy incrocerà nuovamente la penna a metà degli anni Novanta. Il filosofo marxista ortodosso, accusato nel 1959 da François Furet, all'epoca marxista anche lui, di «idealismo volontarista» e invitato a riscoprire il «materialismo storico», ha ormai cambiato fede in modo plateale, con lo stesso spirito fondamentalista con cui aveva difeso lo stalinismo. Dopo un percorso di autonomia critica dal marxismo ufficiale (che gli permette di difendere Kafka, accusato dai suoi compagni comunisti di non essere uno scrittore «realista», e di entrare in contatto con altri filosofi «revisionisti», come Kolakowski in Polonia e Fischer in Austria) viene espulso nel 1970 dal Pcf, e si converte prima al cattolicesimo e poi all'Islam (negli ultimi anni da marxista aveva cercato di far convivere la fede rivoluzionaria con quella religiosa).
È in nome dell'Islam, e di una avversione che diventa odio verso Israele, che Garaudy si lancia a metà degli anni Novanta nella difesa del negazionismo (con il libro I miti fondatori della politica israeliana), sfidando la legge Gayssot, che in Francia punisce chi nega l'esistenza delle camere a gas e la storicità della Shoah. Vernant, che come la maggior parte degli storici francesi è contrario alla legge Gayssot e ha fondato l'associazione Liberté pour l'Histoire, è però tra i maggiori critici dei negazionisti, di cui mette in evidenza le menzogne e le contraddizioni, dettate da un fanatismo capace di stravolgere ogni verità storica se ritenuta contraria ai propri interessi.
Garaudy è condannato nel 1998 a una pena carceraria, che viene commutata in una multa per la sua età avanzata. Omaggiato dai presidenti di Siria e Iran e dai leader di Hezbollah, i suoi ultimi anni sono dedicati alla battaglia contro la «lobby sionista internazionale».

Per inviare al Corriere della Sera la propria opinione, cliccare sulla e-mail sottostante



lettere@corriere.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT