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Corriere della Sera Rassegna Stampa
23.05.2012 Turchia in Europa, il ritornello preferito da Sergio Romano
per fortuna la decisione non spetta a lui

Testata: Corriere della Sera
Data: 23 maggio 2012
Pagina: 41
Autore: Sergio Romano
Titolo: «I rapporti italo-turchi. Niente di nuovo ad est»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 23/05/2012, a pag. 41, la risposta di Sergio Romano ad un lettore dal titolo " I rapporti italo-turchi. Niente di nuovo ad est ".


Sergio Romano                   Recep Erdogan

Sergio Romano non perde occasione per propagandare l'ingresso della Turchia in Europa come un fattore positivo : " Nonostante certi tratti autoritari del carattere di Erdogan e il duro braccio di ferro con gli ambienti militari del Paese, la Turchia è uno Stato democratico e può rappresentare un modello per altri Paesi musulmani. Voltarle le spalle in questo momento sarebbe un errore". Un Paese in cui si fanno processi a scrittori e giornalisti può ancora essere definito 'democrazia'? Un Paese in cui alle impiegate statali viene imposto il velo è una democrazia ? L'islam è compatibile con la democrazia? Il fatto che Erdogan stia facendo di tutto per limitare il potere dei militari, unici garanti della laicità in Turchia, sarebbe un semplice 'dettaglio' da trascurare?
Che cosa c'entra la Turchia con le democrazie europee ?
Ecco lettera e risposta di Sergio Romano:

Protesto contro la recente dichiarazione del presidente del Consiglio Monti secondo cui «l'Italia dà (secondo lui) pieno sostegno all'entrata della Turchia in Europa». A che titolo ha fatto questa affermazione? Non risulta esserci stata una pronuncia del Parlamento che, almeno nominalmente, rappresenta gli italiani, e quindi l'Italia. Risulta al contrario che il sentimento comune degli italiani è avverso all'entrata della Turchia in Europa, semplicemente perché non si considera che la Turchia ne faccia geograficamente parte, essendo la piccola «enclave» territoriale di Istanbul, anticamente Bisanzio, poi Costantinopoli, conquistata dai turchi nel 1453, un'appendice casuale, e non vedendosi oltretutto perché debba entrare nell'Ue uno Stato di matrice sempre più marcatamente islamica, che devia sempre maggiormente dall'impronta laica costituzionalmente impressa da Kemal Atatürk, senza il quale la Turchia moderna non esisterebbe. Considero quello di Monti un abuso incompatibile con un Paese democratico.
Alberto Mesture
b.stereum@gmail.com

Caro Mesture,
V i sarebbe motivo di sorpresa se il presidente del Consiglio, nel suo colloquio con Erdogan, avesse taciuto o addirittura manifestato qualche riserva sul possibile ingresso della Turchia nell'Unione europea. La linea di Monti è quella del governo precedente e le sue dichiarazioni rispondono probabilmente al desiderio di provare ad Ankara che la posizione del governo italiano non è cambiata. Aggiungo che la Turchia è diventata in questi anni una grande potenza economica, che le esportazioni italiane verso il suo mercato sono una boccata d'ossigeno per le nostre industrie e che le aziende italiane presenti nel Paese sono ormai numerose. Credo che il problema della sua appartenenza geografica all'Europa sia irrilevante. I confini del continente con l'Asia sono sempre stati straordinariamente mobili e la storia della Turchia è comunque intimamente intrecciata con quella dell'Europa. Aggiungo, caro Mesture, che il giudizio di molti svedesi, finlandesi e tedeschi su certe regioni meridionali dell'Ue non è probabilmente molto diverso dal suo giudizio sulla Turchia.
Vi è un altro aspetto di questa vicenda, tuttavia, che merita qualche riflessione. Le parole di Monti saranno certamente utili ai rapporti italo-turchi, ma non avranno alcuna influenza, almeno per il momento, sul problema dell'ingresso della Turchia nell'Unione. Il presidente del Consiglio italiano e il premier Erdogan sanno che i negoziati sono sostanzialmente fermi da quando alcuni Paesi (fra gli altri Austria, Francia, Germania) hanno manifestato la loro contrarietà. Nessuno vuole dichiarare pubblicamente che la questione è chiusa perché esistono, da una parte e dall'altra, forti interessi a evitare una traumatica rottura. Ma lo stallo, per il momento, è pressoché totale.
Un'ultima osservazione. Nonostante certi tratti autoritari del carattere di Erdogan e il duro braccio di ferro con gli ambienti militari del Paese, la Turchia è uno Stato democratico e può rappresentare un modello per altri Paesi musulmani. Voltarle le spalle in questo momento sarebbe un errore.

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