Gli Stati più pericolosi per un cristiano sono Corea del Nord, Iran, Arabia Saudita ma in ascesa ci sono Egitto e Turchia
Testata: Il Foglio Data: 14 gennaio 2011 Pagina: 2 Autore: La redazione del Foglio Titolo: «Christian Rights Watch 2011, lista degli stati peggiori. Iran in testa»
Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 14/01/2011, a pag. 2, l'articolo dal titolo "Christian Rights Watch 2011, lista degli stati peggiori. Iran in testa".
Mahmoud Ahmadinejad, l'Iran quasi in cima
Roma. Arriva a contare fino a cinquanta la “World Watch List 2011”, il rapporto più dettagliato sui paesi che perseguitano di più i cristiani, redatto ogni anno dalla ong americana Open Doors. Martedì il Foglio aveva proposto un osservatorio Christian Rights Watch proprio sul fenomeno dei cristiani perseguitati nel mondo islamico. Al primo posto della lista, e da molti anni ormai, c’è la Corea del nord, la distopia comunista dove, da quando si è instaurato il regime nel 1953, sono scomparsi circa 300 mila cristiani e non ci sono più sacerdoti e suore. Attualmente sono circa 80 mila quelli che nei campi di lavoro sono sottoposti a fame, torture, alla morte. Dei cinquanta paesi in lista, trenta sono islamici, al fianco della pattuglia di ex regimi sovietici e giunte militari. L’Iran è al secondo posto dei carnefici di cristiani, nonostante il presidente Ahmadinejad dichiari che nel suo paese “le minoranze religiose godono di tutti i diritti”. Non accadeva dalla metà degli anni Novanta che un pastore cristiano venisse condannato a morte da magistrati iraniani. E’ successo nello scorso ottobre. Tanti i convertiti assassinati. Nell’Iran di oggi il proselitismo è punito con la morte, e anche la conversione a una fede diversa dall’islam comporta la pena capitale (c’è anche una legge che pende in Parlamento). La pubblicazione di testi cristiani è vietata dalle autorità iraniane. Tragica anche la situazione in Arabia Saudita, dove è vietato il possesso della Bibbia e il proselitismo è punito con la morte, come l’apostasia e la conversione. L’Arabia Saudita non permette ai fedeli di altre religioni di costruire propri luoghi di culto. Il possesso di materiale non-islamico (rosario, croci, immagini sacre e bibbie) porta all’arresto da parte dei mutawa’in (la polizia religiosa del buon costume). Nel paese si è persino pensato di bandire la lettera “X”, perché troppo simile a una croce. Nelle scuole si insegna agli studenti a odiare i “politeisti infedeli”, cristiani ed ebrei. Nella classifica svettano poi paesi come Yemen, Somalia e Maldive, monoliti islamici ormai quasi privi di cristiani. Salgono, invece, di molte posizioni Egitto e Turchia. Da quando è arrivato al potere l’islamista Erdogan, agli effetti più negativi sulla libertà religiosa del retaggio kemalista si è associato un oltraggio quasi quotidiano verso il cristianesimo: i talk show e i libri di scuola moltiplicano l’aggressività verso i cristiani, le chiese vengono spesso chiuse d’ufficio, e sempre soffocate dagli altoparlanti dei muezzin.
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