Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 23/02/2010, a pag. 20, l'articolo di Luigi Offeddu dal titolo "Il delitto di Dubai. Condanna europea".
Offeddu scrive nel finale dell'articolo : " Hamas chiedeva alla Ue di inserire Tel Aviv nella lista degli Stati complici del terrorismo ". Chiediamo al direttore Ferruccio de Bortoli, attento agli errori pubblicati sul suo quotidiano, di informare Luigi Offeddu che la capitale di Israele è Gerusalemme e non Tel Aviv.
In ogni caso notiamo l'ipocrisia dell'Unione Europea, che condanna a gran voce l'uccisione di un terrorista di Hamas (incolpando il Mossad senza avere prove), ma che è rimasta silente quando lo stesso terrorista ha rapito e assassinato due soldati israeliani. Come al solito, quando si tratta di Israele, in Europa vige la legge dei due pesi e delle due misure. Ecco l'articolo di Offeddu:

Una foto del terrorista morto
BRUXELLES— L’hanno chiamata «cena informale», e mai definizione è stata più appropriata perché le cose non dette, sottintese, erano ben più delle dichiarazioni ufficiali: Avigdor Lieberman, ministro degli esteri di Israele, è stato invitato ieri a cena da Catherine Ashton, sua omologa al vertice dell’Unione Europea. Quella stessa Ue che, poche ore prima, con un comunicato dei suoi ministri degli Esteri, aveva «condannato fermamente» l’uccisione il 20 gennaio a Dubai di Mahmoud al-Mabhou: terrorista sanguinario per Israele, eroe per i palestinesi, dirigente del movimento Hamas per una parte delle diplomazie europee; e vittima del Mossad, il servizio segreto israeliano, per la polizia della stessa Dubai. Il comunicato di Bruxelles parla di un delitto «che solleva interrogativi perturbanti» e di una «violazione dei diritti dei cittadini» poiché gli assassini penetrati nell’albergo di Dubai hanno usato passaporti contraffatti (almeno 8) e carte di credito di persone residenti nella Ue. Documenti di cittadini britannici, irlandesi, tedeschi: e in 6 casi, i nomi stampigliati su quelle carte corrisponderebbero a quelli di altrettanti cittadini britannici, residenti in Israele, che avrebbero denunciato un «furto di identità». In nessun punto del testo approvato a Bruxelles, si nomina Israele: ma le solite fonti ufficiose hanno lasciato capire più tardi che i sospetti dei ministri degli Esteri della Ue puntavano e puntano proprio in quella direzione. «Non c’è un solo elemento, una sola informazione, che indichi un coinvolgimento di Israele», aveva detto dal canto suo Lieberman, ancor prima di lasciare Tel Aviv. Concetto che ha ribadito più tardi, nella «cena informale» con la baronessa Ashton. Mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy, e il ministro degli Esteri britannico David Miliband («le regole del diritto devono essere rispettate da tutti») aggiungevano la loro condanna personale a quella di Bruxelles, pur senza mai accusare esplicitamente Israele. E mentre Hamas chiedeva alla Ue di inserire Tel Aviv nella lista degli Stati complici del terrorismo. Si è sfiorata dunque una crisi diplomatica: ma a Bruxelles, tutti gli osservatori concordano nell’escludere conseguenze durature.
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