Con il titolo " Shalit,mediazione all'italiana", l'OPINIONE pubblica il seguengte articolo di Dimitri Buffa, oggi, 20/01/2008.
Il giornale Al Hayat: centinaia di terroristi in libertà, in cambio di uno dei tre ostaggi israeliani
Buone notizie per il caporale israeliano Gilad Shalit rapito in Israele ai confini con Gaza il 17 giugno del 2006: la mediazione “all’italiana” di Massimo D’Alema potrebbe finalmente portarlo fuori dalla segrete di Gaza. Meno buone le notizie per i cittadini dello Stato ebraico: la mediazione del ministro “equivicino” potrebbe tradursi nella liberazione di qualcosa come mille terroristi di Hamas e Fatah tra cui il noto Marwan Barghouti. Di questa vicenda ne parla con dovizia di particolari oggi il giornale egiziano ’al-Hayat’. Il piano prevede la liberazione di mille prigionieri palestinesi, tra cui il leader di al-Fatah, Marwan Barghouti, e di alcuni capi di Hamas. Durante la trattative però le autorità israeliane si sarebbero, bontà loro, rifiutate di rilasciare uno dei più importanti dirigenti delle milizie di Hamas, Yahya al-Sanwar. Per giungere alla conclusione dell’accordo si attende la visita che nei prossimi giorni compirà al Cairo il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Mashaal. Cioè il capo dell’ala dura rifugiato in Siria che avrebbe in pratica dettato siffatte condizioni.
La fonte di “al Hayat” spiega inoltre che “lo stesso Barghouti avrebbe partecipato dal carcere alle trattative, ferme da diversi mesi e di recente riprese grazie al ruolo fondamentale giocato dall’Italia, per via dei suoi buoni rapporti sia con Israele che con Hamas, costruiti da quando è andato al governo l’attuale premier Romano Prodi”. Ecco i tre stadi del piano italiano: nella prima fase dello scambio dovrebbero essere liberati 350 detenuti palestinesi, tra cui donne e bambini, in cambio della consegna di Shalit all’Egitto; la seconda fase prevede la liberazione di altri 100 detenuti palestinesi, in buona parte capi di Hamas e di altre fazioni palestinesi, tra questi ci sarebbero anche esponenti che Israele definisce “con le mani sporche di sangue ebreo”, e tutto ciò dovrebbe coincidere con il trasferimento di Shalit in Israele; infine la terza e ultima fase dovrebbe vedere la liberazione di un altro gruppo di prigionieri palestinesi, in coincidenza con il ritorno di Shalit alla sua famiglia. Il giornale egiziano “al Hayat” dice pure, però, che la recente escalation di omicidi mirati da parte di Israele, in risposta al giornaliero bombardamento del confine con razzi provenienti da Gaza, rischia di fare saltare tutto. Resta da porsi quindi la classica domanda: un simile male verrebbe per nuocere?
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