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L'Opinione Rassegna Stampa
23.05.2007 Il no di D'Alema agli Usa
il ministro degli Estero che dà l'esempio ai no-global

Testata: L'Opinione
Data: 23 maggio 2007
Pagina: 2
Autore: Dimitri Buffa
Titolo: «Bush chiede impegno al D’Alema “disobbediente”»
Da L'OPINIONE del 23 maggio 2007:

L’esempio per i no global viene dall’alto. Massimo D’Alema ieri si è candidato a diventare il primo ministro degli esteri “disobbediente” della storia della repubblica italiana. Alla pressante richiesta del presidente degli Stati Uniti George W. Bush, che ha domandato all’Italia, come ad altri paesi europei, un maggiore e più concreto impegno nelle zone di guerra, ieri il leader Maximo del futuro Pd ha mandato a dire, da Islamabad in Pakistan dove si trovava in visita di stato, la seguente infelice frase: “Noi rispondiamo al Parlamento, non a Bush”. Evidentemente, a forza di frequentare alla Farnesina il terzomondista figlio Bobo, suo sottosegretario, D’Alema ormai si è convinto di essere diventato come Bettino Craxi a Sigonella. D’Alema ha anche detto ai giornalisti del codazzo al seguito che “l'impegno italiano continuerà sulla base delle decisioni del nostro Parlamento, noi riceveremo il presidente Bush fra pochi giorni e quindi se vorrà chiedere qualcosa lo farà di persona, non attraverso i giornalisti. Discuteremo direttamente con lui”. Lui intanto però ha risposto sempre a mezzo di agenzia stampa per non sapere né leggere né scrivere.

A proposito delle manifestazioni anti-Bush programmate a Roma in occasione della visita del presidente americano, il responsabile della Farnesina ha risposto con un’altra battuta acida: “Non mi occupo di ordine pubblico”. Con questo pesce italiano che a quanto pare “puzza dalla capa”, non c’è quindi da meravigliarsi sei il 9 giugno a Roma per la programmata visita di Bush al Papa e, di riflesso, anche a Prodi, ci saranno disordini e scontri degni dei “bei tempi del G8” a Genova. Ma già il 2 giugno per la festa della Repubblica cui l’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi diede così risalto durante il suo settennato, si prevedono gesti inconsulti e provocazioni. Tutto d’altronde sembra essere già stato deciso il 18 maggio scorso quando i vari no global e antagonisti di mezza Italia hanno tenuto una prima riunione operativa nelle aule della facoltà di Lettere a Roma. E hanno stabilito all’unanimità che “se ci sarà una zona rossa” questa verrà sfondata senza pietà. Latore della promessa di guerriglia urbana il disobbediente Luca Casarini che alle radio del movimento romano già discetta di come sarà la manifestazione anti americana del 9 giugno: “dobbiamo far sapere al mondo che in Italia Bush è persona non gradita”.

Alla chiamata alle armi di Casarini e compagni aderiscono associazioni ed esponenti della sinistra radicale che lanciano un appello per il 'no Bush-no war day', il 9 giugno a Roma. In occasione della visita del presidente Usa intendono manifestare “contro la guerra globale permanente di Bush e contro l'interventismo militare del governo Prodi” . Tra i promotori, Sinistra Critica, Cobas, Cub, Global Projet Network, i Collettivi studenteschi, Action Roma, Rete dei comunisti, Partito comunista dei lavoratori, Partito umanista. Secondo la vulgata casariniana “bisogna esprimere una grande inimicità perché da questo nascerà un nuovo mondo possibile”. Il corteo organizzato avrà come zona off limits tutto il Vaticano e il centro storico intorno a palazzo Chigi. Ma Casarini, come già ai tempi del G8 garantisce sfondamenti e disobbedienze organizzate. Di certo le adesioni degli estremisti fioccano alla e mail 9giugnonobush@libero.it e i vari disobbedienti da settimane sono in fermento per organizzare il loro d-day. Per ora ecco uno stralcio del loro manifesto esistenziale: “…ci prepariamo ad accogliere Bush come si accoglie un vero e proprio guerrafondaio, lo facciamo per i torturati di Guantanamo, per i bruciati vivi di Falluja, per i deportati, per quelli rinchiusi nei campi di concentramento in mezzo mondo, ma lo facciamo anche per dire che esiste un´altra Italia.

Un’Italia che vive già in un altro mondo possibile e concreto, è quella dei movimenti che si battono contro le basi militari, contro la devastazione ambientale, per i diritti sociali, contro i cpt..” A questo punto il ministro Giuliano Amato è bello che avvertito e ha in mano un asso per evitare complicazioni: semplicemente non autorizzare alcuna manifestazione anti Bush per il prossimo 9 giugno. Fosse furbo salverebbe infatti così capra e cavoli e potrebbe più facilmente spendere la presunta amicizia di questo governo per l’alleato americano altrimenti accolto con cartelli tipo “Bush è un criminale di guerra”. O altri in cui la sua effigie si sovrappone a quella di Hitler.

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