Sull'OPINIONE di oggi 19/05/2007 a pag.9, la cronaca di Dimitri Buffa sul caso di un imam egiziano che finalmente dice la verità sui "Protocolli dei savi di Sion".
"Ho realizzato di essere stato vittima di un atto criminale che dura dal
2003, non l¹ho scritta io la prefazione a quel libro falso che non ha al
proprio interno alcuna verità".
Il libro in questione è l¹edizione egiziana de "I protocolli dei Savi di
Sion", noto pamphlet anti semita della Russia zarista che nel mondo arabo
islamico ha sempre avuto molta audience e da cui sono stati tratti anche
diversi miniserial televisivi regolarmente mandati in onda tanto in Egitto
quanto in Siria o in Giordania.
L¹affermazione che rinnega ogni partecipazione nell¹edizione egiziana di
tale opera è invece del Grand Muftì del Cairo, Ali Gooma Muhammad abd al
Wahab, lettore di fonti islamiche all¹università di Al Azhar, una delle
massime autorità riconosciute nel mondo islamico sunnita. E questa presa di
posizione, pubblicata sul noto quotidiano del Cairo Al Ahram, "le piramidi",
ha già provocato una feroce polemica tra la casa editrice, la Maktabat al
Nafidha, e il presunto autore della prefazione che si intitola "le radici
bibliche e talmudiche dei Protocolli".
Infatti nell¹articolo pubblicato nella sezione "pensieri religiosi" la presa
di distanze da un classico dell¹anti semitismo storico così amato nel mondo
arabo, a molti è parso un condizionamento politico del presidente Horsni
Mubarak sull¹università di Al Azhar, di cui Ali Gooma è uno dei professori
più stimati.
La polemica, come per le vigente danesi, è scoppiata con alcuni mesi di
ritardo: l¹articolo che rinnega la prefazione è addirittura del primo
gennaio di quest¹anno, ma la notizia è stata da tutti i media e dalle tv
egizie solo pochi giorni fa. Si è saputo che Ali Gooma ha fatto causa per
danni alla casa editrice, che pretende un risarcimento nonchè il ritiro dal
commercio sia della prima edizione che è del 2003 sia delle successive
ristampe.
Nell¹articolo pubblicato da Al Ahram, Ali Gooma racconta di avere prima
creduto di essere vittima di un caso di omonimia e di non essersi
riconosciuto nel contenuto di quella prefazione anche per "la povertà di
citazioni e di argomentazioni". Poi parla di "atto criminale",
identificandolo con la pubblicazione stessa del libro, in cui lui sarebbe
stato "trascinato con un falso". E per tagliare la testa al toro ricorda di
non possedere neanche le competenze di studioso della Bibbia e del Talmud
necessarie per fare un commento di quel tipo. Incidentalmente, nel rinnegare
le proprie responsabilità, pronunzia, anzi scrive, una frase sibillina che
fa pensare a un input venuto dall¹alto: "mi ricordo l¹incontro che ebbi con
il lettore coranico Abd al Wahab al Masiri, specializzato in studi ebraici,
e le prove che lui mi presentò per dimostrare che quel testo , cioè i
Protocolli, era un libro senza verità, al contrario di quanto avevamo
creduto per lungo tempo". Una frase dal sen fuggita che fa pensare al
classico "contrordine fratelli islamici". Non sfugge a nessuno infatti che
l¹Egitto ha dal 1977 rapporti diplomatici con Israele e in passato, e
soprattutto adesso che è parte attiva nel tentativo di arrivare a un piano
di pace con l¹Anp, da Gerusalemme non sono state poche le lamentele a
proposito della cultura religiosa anti semita tuttora diffusa nelle
università come Al Azhar. Questo ripudio del Protocollo dei savi di Sion ,
che nel mondo arabo è un po¹ come l¹uomo che morde il cane, potrebbe essere
un chiaro segnale di un nuovo corso che agli occidentali non può che fare
piacere.
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