Allarme antisemitismo in Francia il primo problema del dossier sicurezza per Nicolas Sarkozy
Testata: L'Opinione Data: 16 maggio 2007 Pagina: 9 Autore: Dimitri Buffa Titolo: «Francia, per Sarkozy il problema anti-ebraico»
Da L'OPINIONE del 16 maggio 2007:
Per Sarkozy il primo problema di sicurezza interna e di immagine internazionale ha un nome che repelle a ogni persona degna: l’antisemitismo. Per la Francia purtroppo non è una novità e la politica filo araba attuata sino a ieri da Jacques Chirac, ha contribuito non poco a questo stato di cose. Le statistiche diffuse ieri dal “Service de protection de la communautè juive” (Spcj) parlano chiaro: in un anno sono aumentate le aggressioni fisiche di oltre il 40%, dalle 152 del 2005 alle 213 monitorate nel 2006. Tra esse fra l’altro viene annoverato anche un omicidio di un povero studente, Ilan Halimi, attirato con un trabocchetto erotico da una ragazza iraniana e poi legato torturato e ucciso dai suoi amici: un episodio avvenuto a febbraio del 2006 e di cui si parlò a lungo. Ma oltre alle aggressioni fisiche vere e proprie e all’omicidio nel 2006 ci sono stati qualcosa come 371 atti vandalici, contro i 300 dell’anno prima, con un incremento netto del 24%. Nella lettera di accompagno del rapporto in questione, indirizzata per conoscenza al presidente della repubblica pro tempore, cioè allo stesso Nicolas Sarkozy, il presidente del Spcj, il barone Eric De Rotschild, mette in evidenza che questa recrudescenza è preoccupante e si chiede alla polizia francese di prevenire ancor prima che reprimere.
Poi nell’introduzione di Elisabeth Cohen- Tannoudji, l’incaricata del censimento sull’anti semitismo in Francia, si sottolinea senza giri di parole che questa recrudescenza è chiaramente legata all’attualità del conflitto Medio Orientale così come vissuto da tanti immigrati di fede islamica ma anche così come rappresentato da una stampa spesso ostile. Inoltre i dati in possesso del ministero dell’Interno sarebbero ancora più pesanti perché si parla di 974 atti anti semiti contro i 592 censiti dal Spcj. Ma questo si spiega perché l’organizzazione in questione si basa solo sulle segnalazioni al proprio numero verde (0800182626) che vengono poi analizzate e selezionate, mentre al ministero de l’ ”interieur” francese possono contare su un sistema di segnalazioni attive e passive molto più imponente. Cosa che rende il dato peggiorativo sicuramente più approssimato alla realtà. Ma quello che fa la signora Cohen Tannoudji è rifiutarsi di slegare i dati di questa macabra statistica dalla realtà della politica estera della Francia. E questo è possibile legando la recrudescenza degli atti anti semiti in Francia a una data ben precisa: il 30 settembre del 2000 e la dichiarazione da parte di Arafat della cosiddetta seconda Intifadah, ovverosia la campagna di terrorismo suicida che ha lasciato sul campo morti oltre 1110 israeliani tra il 2000 e il 2003.
E nelle comunità arabofone emigrate in Francia tuttora si annidano i fiancheggiatori più convinti e i simpatizzanti più decisi dell’ideologia jihadista in Europa. Con l’unica eccezione della grande moschea di Parigi che è uno dei rari luoghi del paese dove si prega e dove non si fa proselitismo per andare a combattere in Iraq o in Afghanistan. Per il resto anche in Francia, come in Italia con l’Ucoii, la penetrazione in moschee improvvisate, o “fai da te”, di quell’islam integralista che piace ai fratelli musulmani e ai wahabiti, ha già prodotto i guasti che proprio Sarkozy dovrà tentare di riparare. E sicuramente per Sarkozy questo problema, legato a doppio filo a quello delle “canaglie delle banlieu”, è il primo da risolvere per iniziare a mantenere le promesse elettorali sul versante “legge e ordine”.
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