Le diplomazie europee contro Israele sul boicottaggio delle cerimonie per Gerusalemme capitale
Testata: L'Opinione Data: 15 maggio 2007 Pagina: 9 Autore: Dimitri Buffa Titolo: «Perché non riconoscere Gerusalemme capitale?»
Dall'OPINIONE del 15 maggio 2007:
I festeggiamenti per il quarantesimo anniversario della riunificazione di Gerusalemme sotto sovranità israeliana, in programma mercoledì prossimo, rischiano di amareggiare la vita ai cittadini israeliani già abbastanza angosciati dall’odio islamista, e dal relativo terrorismo, che li circonda. Tutto il mondo politico dello stato ebraico è infatti furente per la svolta politically correct della diplomazia internazionale che insiste nel non volere riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato nella cui bandiera c’è la stella di Davide. Soprattutto il governo Olmert, già alle prese con le conseguenze del rapporto Vinograd, sta vivendo questa cosa come una pugnalata nella schiena. Arte nella quale buona parte delle diplomazie europee sono maestre insuperabili. E la decisione degli ambasciatori occidentali di non partecipare alla cerimonia di Stato, mercoledì prossimo, dato che l'annessione israeliana dei quartieri arabi della città, occupati nel 1967, non è riconosciuta dalla comunità internazionale, viene vissuta malissimo.
L'offesa è ancora più avvertita perché a farsi attivo promotore del boicottaggio della cerimonia di stato da parte del corpo diplomatico occidentale è stato proprio l'ambasciatore tedesco Harald Kinderman, il cui paese è presidente di turno dell'Ue. La Germania è considerata in Israele lo Stato più amico in Europa. E infatti è anche quello che gli ha venduto alcuni sottomarini capaci di portare le numerose testate nucleari custodite nel Neghev. La cosa poi è diventata ancora più angosciante quando anche l'ambasciatore degli Stati Uniti Richard Jones ha annunciato che non avrebbe partecipato. Gli Stati Uniti sono notoriamente il maggiore sostenitore di Israele, che dà alle relazioni con Washington un'importanza strategica.
Secondo fonti di stampa locali, solo una ventina di ambasciatori dei circa cento accreditati in Israele avrebbero annunciato la loro partecipazione alla cerimonia. Come se non bastasse tutto ciò, ci si sono messi anche i pacifisti locali a rompere i cosiddetti. In particolare il movimento pacifista israeliano Peace Now ha tenuto lo scorso venerdì una manifestazione “per protestare contro la continua occupazione di Gerusalemme Est e promuovere la speranza di una Gerusalemme in pace”. A quel punto potevano stare buoni i palestinesi facendo la figura degli unici che non danno addosso a Israele? No che non potevano e oltre a riprendere le storie a fumetti del Topolino antisemita sulla tv di Hamas hanno denunciato l'annessione dei quartieri orientali e affermato che Gerusalemme Est dovrà divenire capitale del loro futuro stato.
Infine Israele in questo momento deve anche registrare un raffreddamento diplomatico con la Giordania di Re Abdallah II. Il quale domenica doveva recarsi a Ramallah per parlare con il primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh proprio nella sede del governo dell’Anp a Ramallah. I giornali l’altro ieri dicevano che Abdallah non era potuto partire per le pessime condizioni meteorologiche. Ieri sul Jerusalem Post è uscita invece un’altra versione. Il giornale cita infatti fonti palestinesi secondo cui la decisione di Abdallah di rinviare la visita è in realtà un messaggio di protesta contro le autorità israeliane che hanno impedito al premier dell'Anp, Ismail Haniyeh di Hamas, di lasciare Gaza per raggiungere Ramallah ed essere presente all'incontro con Abdallah. “Il monarca era molto contrariato quando ha saputo che Israele non avrebbe permesso ad Haniyeh di lasciare la Striscia di Gaza - avrebbe commentato un funzionario palestinese coperto dall'anonimato e citato dal Jerusalem Post – solo Israele è responsabile per la cancellazione della visita”. Per il governo di Olmert il concentrarsi di tutte queste difficoltà diplomatiche nel momento in cui la propria leadership è messa in discussione potrebbe rivelarsi fatale politicamente.
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