Dimitri Buffa, sull'OPINIONE di oggi, 28/04/2007, a pag.9, riporta la notizia di un attentato sventato in Israele nel giorno dei festeggiamenti per l'Indipendenza. Notizia ampiamente trascurata dai nostri media, abituati a dedicare spazio ed elogi alla " tregua " di Hamas. Già, la tregua.
Ecco l'articolo:
L¹esercito israeliano ( Israeli defence forces, Idf) ha sventato un
attentato suicida e forse anche il rapimento di un soldato israeliano lo
scorso 24 aprile, giorno dello yom hazamaut, cioè la ricorrenza
dell¹indipendenza dello stato di Israele.
Secondo il resoconto del colonnello Reuven Erlich , direttore del centro
studi strategici sul terrorismo (The Intelligence and Terrorism Information
Center) di Tel Aviv, l¹attacco in massa di missili Kassam, con il quale le
brigate dei martiri Izz al din al Qassam, ala militare di Hamas, hanno
ripreso le ostilità contro lo stato ebraico (mentre a Roma Prodi faceva
finta di niente durante il tradizionale ricevimento dell¹ambasciata
israeliana all¹Excelsior), non doveva servire solo a colpire lo stato
ebraico. Ma anche a distrarre l¹attenzione mentre una squadra di assalto dei
terroristi islamici penetrava in territorio israeliano probabilmente con un
doppio scopo: uno di loro avrebbe dovuto compiere un attentato suicida e
altri quattro sequestrare un soldato o un cittadino israeliano vicino al
confine di Gaza.
Solo per un caso l¹azione non è andata a segno: infatti dopo la caduta dei
25 missili Kassam nella zona ovest del deserto del Negev, qualcuno ha dato
l¹allarme perché contemporaneamente si erano messi a suonare i sensori del
cosiddetto muro antiterrorismo (quello che i no global chiamano ³della
vergogna² o ³dell¹apartheid²) segnalando così un tentativo di intrusione
nel valico di Rafah, al confine con la striscia di Gaza. Nonostante tutti
fossero impegnati a capire da dove venissero i missili Qassam, gli uomini di
Idf non si sono fatti distrarre. E non è sfuggito loro il tentativo di
infiltrazione di una squadra di cinque presunti terroristi che però si sono
aperti una via di fuga sparando all¹impazzata.
Poco dopo Abu Ubaida, il portavoce delle Brigate Izz al din Al Qassam, in un
comunicato rivendicava l¹aggressione a colpi di Qassam e di mortaio e
confermava l¹intenzione di ³compiere altri sequestri di soldati sionisti²
nella stessa zona in cui a giugno era stato rapito Gilat Shalit. Pochi
giorni prima era stato l¹ex ministro dell¹interno del primo governo Hamas,
Ahmed Saimi, a ribadire che ³per liberare i prigionieri detenuti nelle
carceri israeliane bisognava ricorrere ad altre incursioni in territorio
israeliano per sequestrare soldati o anche semplici sionisti².
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