Da L'OPINIONE del 25 aprile 2007:
“Siamo italiani da almeno 35 generazioni e non siamo per niente certi di voler risiedere stabilmente in questo paese”. Per questo “
la Carta
dei valori per gli stranieri non ci interessa”. Hamza Piccardo, da quando è uscito dall’Ucoii ritenendo l’organizzazione dei fratelli mussulmani troppo accondiscendente con il sistema era da tempo un po’ a corto di occasioni per ”fare scandalo a buon mercato”. Ieri ne ha trovata una, da portavoce di questo fantomatico “Islam network”, nel commentare il varo, fortemente voluto dal ministro dell’Interno Giuliano Amato della “carta dei valori condivisi” per tutti i cittadini stranieri residenti in Italia a prescindere dal credo religioso, dall’etnia e dalla nazionalità. Chissà se a Piccardo duole il punctum del no alla poligamia, dopo che la sua ex compagna Lia Harmalik lo aveva svergognato su un blog prontamente ripreso da Magdi Allam, o se viceversa sono i paralleli con
la Costituzione
italiana a renderlo insofferente. Alla agenzia Adn Kronos Aki international che lo intervistava, Piccardo ha commentato con sarcasmo la notizia che ieri era su tutti i giornali.
Così: “I valori della Costituzione furono elaborati da un'assemblea democraticamente eletta composta da 556 costituenti, tra i quali molti dei migliori italiani del tempo uomini politici e intellettuali tra cui De Gasperi, Rossetti, Moro,
Nenni, Pertini, Silone, Amendola, Togliatti, la tensione morale di quegli uomini forgiata nell'antifascismo e la lotta partigiana poco ha in comune con il lavoro pur meritorio degli esperti di Amato. Piccardo accusa in pratica il documento redatto dai consulenti del ministro degli Interni di essere una brutta copia della Costituzione italiana. E pontifica: “l'Italia sappia dare agli immigrati seria testimonianza di coerenza ai suoi valori costituzionali invece di elaborarne dei doppioni a uso politico cosa che finora non è avvenuta nella vergognosa gestione amministrativa degli stranieri, nel loro sfruttamento, nel disconoscimento generalizzato di bisogni e semplicità culturali.” E poi conclude così: “magari la nuova legge per l'immigrazione che sarà presentata, forse oggi stesso, mi
smentirà.. speriamo!”
Perciò ieri l’Italia, la sinistra e la consulta islamica hanno anche dovuto sorbirsi la predica di uno che ha scritto un commento anti semita a un Corano tradotto male dal francese e poi pubblicato dalla Newton Compton che è diventato una specie di cavallo di battaglia per tutti gli estremisti islamici dello stivale. Piccardo, uno che nelle proprie interviste legittima il terrorismo suicida in Iraq e in Palestina, perché per lui lo stato di Israele non solo non ha diritto a esistere ma evidentemente nemmeno quello a essere riconosciuto come entità geografica, adesso può permettersi di prendere per i fondelli persino i suoi ex fratelli mussulmani dell’Ucoii che invece, fiutata la mala parata che sta montando anche in Italia contro i predicatori d’odio, sembrano avere deciso di allinearsi con i moderati. O almeno di fingere di averlo fatto.
D’altronde quelli come Nour Dachan, presidente dell’Ucoii, ma anche come lo stesso Piccardo, meriterebbero tutti una bella gita premio in Egitto per rendersi conto se conviene aderire alle carte dei valori dell’Islam italiano o soggiacere alle regole da stato di polizia che altrove vengono inflitte ai simpatizzanti della fratellanza mussulmana. L’Egitto non è citato per caso: proprio ieri le agenzie davano notizia che il governo controllato dal presidente Horsni Mubarak ha datto un’altra stretta repressiva ai simpatizzanti della fratellanza di cui sopra, “imponendo tra l’altro alcune condizioni sui permessi di ingresso e sul transito ai membri di Hamas sul territorio egiziano”. In Egitto infatti sono preoccupati della popolarità di questi movimenti terroristico religiosi e non hanno opinioni pubbliche politically correct da tenere a bada. E al Cairo quelli come Dachan e Piccardo probabilmente languirebbero in una cella di sicurezza da anni.
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