Criticare l'Ucoii non è reato una sentenza che assolve il quotidiano e Magdi Allam
Testata: L'Opinione Data: 20 aprile 2007 Pagina: 2 Autore: Giorgio De Neri Titolo: «Nei confronti dell’Ucoii solo critiche fondate»
Da L'OPINIONE del 20 aprile 2007:
“L’opinione delle libertà” ha riportato fedelmente le idee e le opinioni dell’editorialista islamologo del “Corriere della sera” Magdi Allam a proposito dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane e dei suoi capi, Hamza Piccardo e Nour Dachan. Compresa quella in cui suggeriva all’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu di valutare attentamente la possibilità di mettere fuori legge la stessa associazione a causa del suo ambiguo atteggiamento nei confronti del terrorismo islamico e delle proprie iniziative contro lo stato di Israele. La sentenza che assolve Magdi Allam, il direttore Arturo Diaconale e il giornalista de “L’opinione” Dimitri Buffa risale allo scorso 24 marzo ma giornali e agenzie non hanno dato a essa lo stesso risalto che invece diedero ai comunicati con cui l’Ucoii annunciava querele il 23 agosto di quasi due anni fa.
Nella sentenza redatta dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Roma, Maurizio Caivano, si legge tra l’altro che: “nel corso dell’intervista sono state usate frasi ed espressioni che, pur fortemente critiche nei confronti dell’Ucoii, non sconfinano tuttavia nella contumelia e nella denigrazione altrui e sono pertanto prive del requisito dell’offensività”. Rispetto all’operato del giornalista che ha intervistato Magdi Allam, cioé Dimitri Buffa, si legge tra l’altro che “il Buffa ha agito evidentemente con l’intento di dare un’informazione quanto più completa in ordine ad un tema di particolare interesse nell’attuale contesto storico e politico”. Davanti al magistrato il presidente dell’Ucoii ha detto che la sua organizzazione ha “carattere liberale e moderato e che ha sempre condannato gli attentati suicidi nonché qualsiasi forma di terrorismo (menzionando espressamente i comunicati di condanna per i rapimenti e le uccisioni in Iraq), e poi ha sostenuto che “l’Ucoii non ha mai avuto rapporto alcuno con organizzazioni integralistiche anti occidentali” e che “in tale contesto ha sempre promosso l’integrazione ed il dialogo interreligioso manifestando il proprio sostegno a favore della pace e del dialogo tra mondo occidentale e mondo islamico”. Insomma agnelli, se non pecore. Peccato però che il magistrato che ha assolto giornalista e direttore de “L’opinione”, nonché l’intervistato Magdi Allam, debba aver vissuto in Italia negli ultimi due anni e quindi aver avuto la possibilità di formarsi un parere sui fatti e non sulle parole o sulle petizioni astratte di principio.
Ad esempio potrebbe avere letto il manifesto a pagamento fatto pubblicare sui quotidiani del gruppo Riffeser dall’Ucoii in cui si equiparava Israele al nazismo e le azioni di guerra in Libano o nei territori palestinesi alle deportazioni di ebrei da parte di Hitler. O magari potrebbe avere visto l’incredibile intervista del Tg1 a un altro dei boss dell’Ucoii, l’omeopata di Allah, Badha Grewati, che rivendicava la bontà dell’istituto della poligamia islamica sostenendo tra l’altro che “essa rappresenta un sicuro rimedio per i problemi maschili della prostata”. Sicuramente il magistrato Caivano, che ha archiviato definitivamente la denuncia, su conforme richiesta del pm di udienza risalente al 13 dicembre del 2005, deve essere rimasto molto impressionato dalla mole di documenti che Magdi Allam è stato in grado di produrre per dimostrare che quanto lui va dicendo da anni sull’Ucoii e i suoi esponenti tutto può essere tranne che una diffamazione. Semplice diritto di cronaca. O legittimo esercizio del diritto di critica. Come nel caso di un’incredibile intervista rilasciata dall’ex segretario dell’Ucoii Hamza Piccardo a “Panorama” in data 22 settembre 2005 nella quale si potevano leggere espressioni come questa: “lo stato di Israele è uno stato coloniale nato da una pulizia etnico – religiosa”. Poco prima ad apposita domanda, Piccardo aveva anche negato la legittimità dell’esistenza stessa dello stato ebraico. E più avanti, al giornalista che gli chiedeva se si potesse considerare un atto di resistenza tagliare le teste (come avviene in Iraq e in Afghanistan) Piccardo rispondeva così: “la guerra è pena di morte applicata su scala industriale, in guerra ognuno usa i mezzi che ha”. E, a proposito dei legami tra l’Ucoii e i fratelli mussulmani e altri movimenti considerati terroristi in Medio Oriente come Hamas, lo stesso Piccardo ammetteva che pur non essendoci un “legame organico” non era invece da escludere “la sussistenza di collegamenti di altro genere”.
Insomma tutto quello che aveva detto Magdi Allam e che Dimitri Buffa aveva fedelmente riportato altro non era che la nuda verità. E al giudice che ha archiviato la denuncia contro il nostro giornale non deve essere apparsa molto credibile la parola di gente come Piccardo che nello stesso giorno della strage di Nassyria, il 12 novembre 2003, aveva avuto il coraggio di dire che “non c’era patria ne costituzione da difendere a Nassirya”. Facendo capire, al di là delle condoglianze di repertorio a suo tempo offerte, che i nostri soldati laggiù se l’erano in qualche maniera cercata. A corollario di questa soddisfazione giudiziaria ottenuta dal nostro giornale c’è da evidenziare che evidentemente almeno in questo caso l’articolo e l’intervista erano veramente inattaccabili sotto ogni rilievo politico ed editoriale. Altrimenti, e di esempi contrari ce ne potrebbero essere tantissimi, una bella condanna in nome dell’islamically correct non ce la toglieva nessuno. Essendo universalmente noto che in materia di diffamazione a mezzo stampa la legge non è affatto uguale per tutti. Infatti per quei giornali che militano a sinistra la legge è sicuramente più uguale. Un po’ come capitava ai maiali del famoso romanzo di George Orwell “Animal farm”. E un giornale moderato che viene assolto da una querela presentata da chi invece rappresenta gli interessi di organizzazioni islamiche che moderate non possono dirsi davvero è la classica notizia che appartiene alla categoria dello spirito de “l’uomo che morde il cane”.
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