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L'Opinione Rassegna Stampa
17.04.2007 L'Onu resta il circo delle dittature e dell'odio
passando dalla "Commissione per i diritti umani" al "Consiglio per i diritti umani" la musica non cambia

Testata: L'Opinione
Data: 17 aprile 2007
Pagina: 0
Autore: Dimitri Buffa
Titolo: «“L’Onu sta diventando un circo di dittature che si fanno beffa dei diritti umani”»
Da L'OPINIONE del 17 aprile 2007:

Matteo Mecacci è da anni la sentinella radicale transnazionale all’Onu in materia di diritti umani, moratoria contro la pena di morte e promozione della cosiddetta comunità delle democrazie. Recentemente ha mosso da Radio radicale il problema del Consiglio per i diritti umani (Human rights council o Hrc) in seno alle Nazioni Unite che ha sostituito la vecchia e screditata Commissione per I diritti umani che era stata dominata di fatto dalla somma algebrica di tutti gli stati canaglia e delle dittature islamiche o comuniste . Una commissione sempre attiva quando si trattava di condannare Israele o gli Usa per presunte violazioni dei diritti dei guerriglieri palestinesi o dei terroristi detenuti, ma sempre assente quando c’era invece da stigmatizzare genocidi come quello del Darfour o quello dei curdi in Iraq e in Iran. Pare però che con questo nuovo organismo sui diritti umani la situazione sia peggiorata e si sia caduti dalla padella nella brace. E in questa intervista Mecacci ci spiega il perchè. Cosa è cambiato, oltre al nome, tra la Commissione dei diritti umani dell’Onu e il Consiglio sui Diritti Umani? Per il momento quello che è cambiato, è cambiato in peggio. Infatti, se la precedente Commissione aveva grandissimi difetti - e per questo non era possible ritardarne la riforma - almeno aveva alcuni meccanismi, come ad esempio quello degli esperti indipendenti, che su alcune questioni limitate riuscivano a muoversi anche in modo incisivo. Adesso questi esperti sono oggetto di attacchi violentissimi da parte delle dittature di cui si occupano, che vogliono addirittura abolirli. Ciò che è più grave è che paesi come Cuba, la Bielorussia, il Sudan, l’Iran ed altri si sentono legittimati portare avanti dentro l’ONU attacchi violenti e intimidazioni senza temere conseguenze. E fino a quando questi comportamenti saranno accettati o subiti senza reagire, quasi come se si trattasse di manifestazioni “folkloristiche” dentro un circo, non si avranno miglioramenti. L’ONU non è forse ancora un circo, ma se non si reagisce, rischia davvero di diventarlo. Gli stati dispotici la fanno sempre da padroni? La situazione è addirittura peggiorata negli ultimi due anni perchè la “Coalizione dei Dittatori” che da tempo imperversa dentro l’ONU, e che ha anche cercato di espellerci dall’ONU un paio di volte, è stata rafforzata da un gruppo consistente di paesi in via di sviluppo a partire da quelli più importanti come India e Sudafrica, ma anche Brasile – che se ne portano dietro altri- che hanno contribuito a mettere in atto una vera e propria Controriforma della Commissione; adesso questa nuova alleanza che è una specie di Movimento dei Paesi Non Allienati attualizzato, li ha, di fatto, resi padroni del Consiglio sui Diritti Umani. Questi importanti paesi democratici sembrano infatti voler contrapporre un’alleanza economica strategica con la Cina, a quella con i paesi democratici del Nord America e dell’Europa, per avere maggiore peso dentro l’ONU. E’ una scelta spregiudicata e pericolosa, perchè sostenere la politica della Cina – e dei suoi alleati - all’interno dell’ONU significa incoraggiare una politica estera aggressiva di Pechino che non tarderà a manifestarsi, con conseguenze negative non solo per “l’Occidente”, ma per tutti. E’ vero che non si riesce a votare una risoluzione di condanna per l’Iran né per il Sudan per i fatti del Darfour ma al contrario Israele è stata già connnata molte volte nel primo anno di vita del Consiglio? E’ ciò che sta accadendo. L’attacco a Israele è sistematico e costante e lo scopo è delegittimare la stessa esistenza di Israele, rendendolo agli occhi del mondo come un paese “moralmente indegno” per le violazioni dei diritti umani che compie. Qualsiasi persona ragionevole sa che le violazioni dei diritti umani in Israele a volte avvengono, ma non sono nemmeno paragonabili a ciò che avviene in decine di altri paesi in giro per il mondo. Senza che il Consiglio sui Diritti Umani sia riuscito a fiatare. Lo stesso mondo politico israeliano non sembra comprendere la gravità di questa situazione. Solo se Israele sceglierà la via dell’adesione all’Unione Europea potrà sperare di rompere questo isolamento. E chi pensa che le decisioni dell’ONU siano ininfluenti, sbaglia di grosso. Che lo si voglia o no, l’ONU rappresenta la massima espressione della comunità internazionale e le sue decisioni contano. E questo vale in modo particolare per Israele. Quale è l’attivita attuale del partito radicale transnazionale per combattere questo andazzo? Noi siamo stati tra le pochissime organizzazioni che si sono opposte a questa vera e propria “Controriforma” del Consiglio. Senza spirito polemico, ma voglio sottolineaare che altre ONG come Amnesty, Human Rights Watch e la Federazione Internazionale dei Diritti Umani l’hanno sostenuta; adesso sembrano anche loro molto preoccupate. Da tempo il Partito Radicale Transnazionale, sostiene che l’unica alternativa possibile, e anche realistica, per fermare l’avanzata dei paesi autoritari e dittatoriali dentro l’ONU, è dare vita a un progetto di Organizzazione Mondiale della e delle Democrazie. Parlare di multilateralismo senza definire i principi di azione ai quali si deve ispirare, come si fa in Italia, non serve a nulla. Per questo sosteniamo che dentro l’ONU debba rafforzarsi un “Caucus dei paesi democratici” che voti in modo unito sulle questioni che riguardano la promozione dei diriti umani e della democrazia. Non è un obiettivo facile, ma da costruire nel tempo, ed è possible se ci si crede. Purtroppo, sia negli Stati Uniti che in Europa, vi è una totale assenza di leadership politica su questo progetto; e in Italia, non può certo bastare affidare il lavoro a un Sottosegretario. La campagna in corso per la moratoria della pena di morte dimostra che senza leadership politica al più alto livello non si va da nessuna parte. Come giudica l’approvazione di una risoluzione contro la “diffamazione delle religioni” promossa dalla conferenza dei Paesi Islamici? Questa risoluzione rappresenta un precendente pericolosissimo perchè un organismo dell’ONU finisce per dare copertura e giustificare la repressione della libertà di espressione e religiosa. Si afferma che gli Stati devono reprimere la diffamazione delle religioni e in particolare dell’Islam. Cosa significa in concreto? Che se uno Stato considera offensivo dell’Islam criticarne un’interpretazione, anche religiosa, o praticare un’altra religione, è legittimato dall’ONU a dichiararla illegale. Qui si attacca alle fondamenta la libertà di espressione garantita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. A tirare le fila di tutto ciò chi è? Il Pakistan? L’Arabia Saudita? Su questi temi la Conferenza islamica si muove come un sol uomo. Il Pakistan è tradizionalmente tra i paesi islamici più attivi dentro l’ONU. L’Europa come si sta comportando in questo contesto? Come l’Eurabia? No. le posizioni dell’Europa sono quelle giuste, ma ciò che manca è un impegno politico forte e prioritario. La vicenda della moratoria sulla pena di morte è emblematica. Si fa un gran parlare della necessità di vincere le “battaglie per le idee”, invece che le “battaglie militari”, ma quali sarebbero queste idee se non il rispetto della libertà individuale per tutti i cittadini che vivono in un mondo arabo che è dominato dalle dittature? E l’America? Gli Stati Uniti hanno avuto un’ottima intuizione dopo l’11 settembre, affermando che la sicurezza può essere garantita solo promuovendo la democrazia e il rispetto dei diritti individuali. Però, la scelta dei mezzi, quasi esclusivamente di tipo militare, e la spregiudicatezza in Iraq e nella lotta al terrorismo, hanno minato in modo indelebile la credibilità dell’Amministrazione Bush in questo campo. E’ un danno grave, non solo e non tanto per gli Stati Uniti, che comunque hanno una struttura istituzionale che fa sì che questi temi contiunueranno ad essere importanti e centrali nella politica estera Americana, ma per tutti coloro che volevano costruire davvero un’alleanza tra i paesi democratici per far fronte all’avanzamento dell’estremismo illiberale; che avanza non solo in Medio Oriente, dove tutte le attenzioni e gli sforzi sembrano concentrarsi, purtroppo in modo miope.

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