venerdi 04 aprile 2025
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Free Palestine è uno slogan sionista 21/03/2025


Clicca qui






L'Opinione Rassegna Stampa
04.04.2007 Santoro sotto processo per il servizio sui predicatori d'odio, D'Alema in Marocco e Tunisia prova a rimediare agli incidenti diplomatici provocati dal terzomondismo
la sinistra italiana e il peso dei suoi miti ideologici

Testata: L'Opinione
Data: 04 aprile 2007
Pagina: 2
Autore: Dimitri Buffa
Titolo: «Santoro sotto processo per la puntata sull’Islam - Massimo D¹Alema a Rabat e a Tunisi»
Da L'OPINIONE del 4 aprile 2007:

Le verità sull’Islam dei predicatori d’odio, le telecamere nascoste nelle moschee di Torino dove si predica la jihad, gli sdegni della giornalista Maria Grazia Mazzola di fronte all’ambiguità anche un po’ cialtronesca di certi imam che predicano odio e celebrano matrimoni poligamici, stanno provocando una serie di effetti collaterali non desiderati alla trasmissione Annozero e al suo conduttore Michele Santoro. Che già dallo scorso fine settimana si è ritrovato imputato di un vero e proprio processo politico imbastito dalla sinistra Ds torinese, città del segretario Piero Fassino, e da quella antagonista dilibertiana e rifondarola che hanno fatto del dialogo con gli estremisti islamici un perno della propria politica estera e interna. Ora la nuova notizia è che Santoro è finito nel mirino della Anti defamation league di Dacia Valent. Che così dipinge il passato studentesco di “Michele, chi?”, noto anchor man televisivo, nel suo volgarissimo blog: “Pare gli avessero promesso chissà che. Quando scoprì che non ne avrebbe beneficato, ecco, credo che sia stato proprio quello il momento in cui nacque il Michele Santoro che conosciamo oggi: quello in grado di avvincere una platea televisiva per ore e metterla nel culo ai compagni ed alla gente perbene. Non per cattiveria, ma perché è nella sua natura di nullità giocherellona.

Si racconta che, quello storico giorno, parlò per circa tre ore (una specie di Fidel Castro del cazzo, va detto) in un’aula magna zeppa di junkies che si riunivano per ascoltarlo, un po' come oggi, per spiegare quanto il pompino (che nessuna si era peritata di elargirgli) fosse una bieca e malefica espressione di servilismo al capitale nonché una decadente pratica borghese.”
L’accusa politica è di avere condotto una trasmissione alla stessa maniera in cui avrebbe potuto farlo uno come Magdi Allam. Il quale, benché islamico non è estremista e anzi riconosce pure Israele e quindi viene immediatamente bollato come traditore della causa terzo mondista. E quando una trasmissione come quella di Santoro, faro del girotondismo senza se e senza ma, devia dal seminato politically correct sono dolori. Infatti diventa l’uomo che morde il cane. La Valent sostiene anche di avere sentito per telefono Marco Travaglio e che questi si sarebbe dissociato dalla trasmissione. Per Santoro essere finito nel violentissimo blog della signora in questione è circostanza in più che lo accomuna a Magdi Allam e a tutti quelli che prima di lui avevano osato occuparsi del terrorismo islamico e dei suoi fiancheggiatori. Che siano essi immigrati, italiani convertiti o comunisti terzo mondisti.
Ovviamente come ogni processo comunista che si rispetti la parte del leone la fanno le calunnie mascherate da accuse. E a farsi interprete di queste istanze invero molto discutibili negli scorsi giorni sono stati soprattutto i quotidiani “La Stampa” e “L’Unità”, che hanno dato tanto, troppo, spazio all’autodifesa degli imam che adesso, dopo la messa in onda della trasmissione giovedì scorso, qualcuno come Alfredo Mantovano ha chiesto di rimandare a casa propria in Marocco.

La giornalista Maria Grazia Mazzola e la presidentessa delle comunità marocchine in Italia, Souad Sbai, sono state le più bersagliate nella rabbiosa reazione degli integralisti alla trasmissione di giovedì. La Mazzola è stata neanche tanto velatamente accusata di averceli messi lei i volantini che inneggiavano ad Al Qaeda in una delle due moschee torinesi visitate, quella di Porta Palazzo. E ha dovuto staccare il cellulare per evitare insulti e minacce. La Sbai invece è stata accusata di avere strumentalizzato la trasmissione mettendo in cattiva luce suoi potenziali concorrenti elettorali alle consultazioni che ci saranno in Marocco fra qualche mese. Più precisamente nella sezione che avrebbe dovuto riguardare i rappresentanti delle comunità marocchine all’estero. Ma l’interessata, letteralmente furente per quelle che definisce “calunnie interessate della sinistra”, respinge al mittente i sospetti e precisa: “figuriamoci se come scrive su “La stampa” la signora Maria Teresa Martinengo io potrei mai presentarmi in un partito di sinistra alle elezioni in Marocco.. e poi c’è un dettaglio che forse la giornalista ignora, e cioè che proprio su mia insistenza in Marocco quella speciale sezione elettorale per i rappresentanti delle comunità marocchine all’estero non si svolgerà più. E questo sa perché? Perchè io per prima ho paventato la presenza di troppi amici dei terroristi nelle liste dei paesi europei dove si svolgerebbero queste consultazioni, quindi meglio non farne nulla”. E quindi l’interesse privato cadrebbe. Per la cronaca la vox populi dice che la giornalista de “La stampa” sarebbe la moglie di un iraniano non propriamente noto per le proprie idee politiche moderate. Un fatto comunque è facilmente deducibile, dopo queste reazioni un po’ stizzite al reportage di “Annozero”: i principali portavoce di questo estremismo islamico, coloro che li giustificano in nome del multiculturalismo e attaccano chi osa denunciare le cose come stanno, sono tutti comunisti o sedicenti ex tali.

Dall'OPINIONE del 3 aprile, un servizio sulla visita di D'Alema in Tunisia e Marocco:

Una visita di stato programmata da tempo ma resa più impellente dal comportamento irresponsabile di numerose amministrazioni locali di sinistra che hanno l’invito facile a esponenti del Fronte Polisario, un movimento di guerriglia terroristica da decenni in guerra con Rabat. Massimo D’Alema dopo avere creato incidenti diplomatici con gli Usa, con Israele e da ultimo con mezza Ue per la gestione degli ostaggi in mano ai talebani, da oggi dovrà mettere una pezza anche sui rapporti diplomatici con il Marocco e la Tunisia. Con il primo paese per via di questi inviti troppo frequenti ai terroristi del Polisario, Che a primavera dovrebbero anche essere ospiti a Roma del sindaco Veltroni nell’ambito di queste manifestazioni di dialogo che nella capitale vanno tanto di moda. Con il secondo paese per l’invito al terrorista Rachid Gannouchi fatto dalla Università orientale di Napoli al solito convegno sulla pace. Per il resto la visita di D’Alema in Marocco servirà per affrontare tutti problemi con la maiuscola: come la politica sulle migrazioni, la cooperazione allo sviluppo, la lotta al terrorismo, il Medio Oriente, il rilancio del processo euro-mediterraneo. Dal 2 al 4 aprile l’agenda sarà intensa: il capo della Farnesina ha visto ieri a Rabat il ministro degli Esteri marocchino, Mohamed Benaissa, e, oggi, prima il capo del governo Driss Jettou, e a Marrakech, Re Mohamed VI, impegnato in un processo di riforme dell'agricoltura e del mercato che hanno portato a una forte crescita economica del Paese. L'interscambio italo-marocchino è stimato in 1,5 miliardi di euro nel 2006; l'Italia è il terzo Paese fornitore e il quarto cliente del Marocco. Rabat, che il prossimo 7 settembre andrà al rinnovo della Camera dei deputati, è chiamata, come si diceva, ad affrontare la questione del Sahara Occidentale dove le popolazioni Saharawi chiedono dal 1976 -da quando la Spagna lasciò quelle terre e ad essa il Marocco subentrò - l'indipendenza anche con la forza delle armi, incarnata dal Fronte Polisario. Nell'area è presente una missione dell'Onu (denominata Minurso) che ha il compito di mediare tra le parti in conflitto e permettere l'esame di una nuova proposta di pace che prevede un referendum per l'autodeterminazione. Ma lo sbilanciamento italiano, specie a livello di cacicchi locali, delle simpatie a favore dei ribelli ha provocato quasi un incidente diplomatico. A Tunisi il ministro degli Esteri D'Alema vedrà, domani, il presidente della Repubblica, Ben Ali, il ministro degli Esteri, Abdelwaheb Abdallah, e il presidente della Camera dei deputati, Fouad Mebazaa. La Tunisia ha avviato con l'Unione Europea un percorso di partenariato strategico mentre nel rapporto bilaterale con l'Italia è stato sviluppato l'impegno nella lotta contro il terrorismo e all'immigrazione clandestina . Anche con i tunisini come si accennava l’agenda non è priva di gaffe da riparare: prima fra tutte quella di avere permesso che l¹Istituto orientale di Napoli invitasse a una conferenza sull¹Islam e la pace il terrorista ricercato Rachid Gannouchi. Invito poi non accolto dall’interessato ma mai ritirato dai cattivi maestri delle pessime istituzioni accademiche.

Cliccare sul link sottostante per inviare una e-mail alla redazione dell'Opinione

diaconale@opinione.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT