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L'Opinione Rassegna Stampa
21.03.2007 "Israele siamo noi"
Dimitri Buffa intervista Fiamma Nirenstein sui temi del suo ultimo libro

Testata: L'Opinione
Data: 21 marzo 2007
Pagina: 0
Autore: Dimitri Buffa
Titolo: «Israele rappresenta tutti noi»

Da L'OPINIONE del 21 marzo 2007: 

Fiamma Nirenstein, giornalista e scrittrice, da anni in prima linea per riportare l’informazione sullo stato ebraico alla correttezza formale se non sostanziale, ha scritto "Israele siamo noi", da pochi giorni in libreria distribuito dall’editore Rizzoli.

Noi l’abbiamo intervistata per chiederle: perché?

Tu hai scritto un libro che si chiama "Israele siamo noi". In Europa e in Italia molti movimenti e partiti di sinistra e di destra sono invece vicini ai terroristi e sembrano rispondere quasi "hezbollah siamo noi" o "Ahmadinejad siamo noi". Tu come la vedi?

"Ahmadinejad presto sarà incriminato per istigazione al genocidio perché un’associazione di avvocati ha ormai raccolto indizi importanti per farlo deferire al tribunale dell’Aja. Io poi non sarei così pessimista: ancora non siamo arrivati a quello che tu dici. Certamente l’Europa assomiglia sempre di più a quella del 1938 quando si pensava di fare l’appeasement con Hitler. Io però vorrei spiegare perché "Israele siamo noi", perché mi pare la cosa più importate da fare capire adesso."

Già perché?

"Cominciamo a dire che, benché tutti i giornalisti politically correct si occupino da anni di Israele per descriverlo sempre come la sentina di tutti i problemi del Medio Oriente, oggi come oggi lo stato ebraico è il meno conosciuto del mondo."

E poi?

"Noi non sappiamo nulla di tutte le buone cose di quel paese.

A partire dal fatto che è il paese più appassionatamente democratico dell’Occidente ed è deciso a difendere non solo sé stesso ma tutti quei valori da cui è nato. A cominciare dai diritti umani e civili, a cominciare da quelli dei suoi nemici."

In che senso?

"Beh il paese si trova a affrontare dal 1948 uno stato di guerra di difesa costante. Nella quale è immerso anche l’Occidente da quando è iniziato l’11 settembre 2001 l’attacco del fanatismo terroristico islamico . E noi invece di prendere a modello i metodi usati da Israele stiamo lì a pontificare. Poi bisogna precisare che Israele non ha nulla di destra e che un’opinione a lui favorevole non ha nulla di "fascista", ma ha a che vedere solo con il buon senso. Nel libro io racconto in maniera dettagliata come la mia generazione abbia perso la bussola quando si è dovuta misurare con Israele e le guerre per la sua sopravvivenza."

Tu parli della tua generazione soprattutto?

"Sì, noi siamo la prima generazione che ha scoperto la libertà sessuale e che ha cominciato a non dare più retta ai genitori e a volere fare di testa sua. Davamo retta solo ai nostri coetanei, in orizzontale accettavamo consigli, mai in gerarchia verticale. Poi noi eravamo la prima generazione che assaporava la libertà dopo venti anni di oppressione da parte del fascismo e noi credevamo che tutta la classe dirigente di allora fosse in qualche modo legata al nazifascismo.. e poi la sinistra, che ha sempre utilizzato Israele come punto d’incontro nelle sue difficoltà.."

Che intendi dire?"

Basta pensare a Craxi che è stato un personaggio importante e coraggioso della politica italiana, quello che aveva osato rompere con i comunisti, e che pure però a un certo punto per riaffermare il suo spirito terzo mondista che cosa ha fatto? Si è scelto come interlocutore invece che lo stato di Israele i palestinesi dell’Olp di Arafat, che in quegli anni erano i terroristi delle olimpiadi di Monaco o dell’Achille Lauro e di tutte quelle imprese spaventose come quella di Lod o dell’attacco alla Sinagoga di Roma o di Fiumicino..stare contro Israele è stato sempre il facile appuntamento di tutti quelli che a sinistra andavano alla ricerca di un punto d’incontro dovevano rifarsi una verginità a sinistra"

Tu hai scritto anche un libro sui "progressisti antisemiti". Come è possibile per la sinistra andare a braccetto con i nazi islamici di hezbollah o di Teheran?

"E’ l’odio verso se stessi tipico degli occidentali che vivono una sorta di complesso di colpa di tutti i crimini commessi nella storia dell’umanità, ci vediamo imperialisti, colonialisti, capitalisti e violatori di diritti umani . Abbiamo bisogno di flagellarci per dare ragione ai poveri e ai reietti non capendo che i loro dittatori non sono affatto poveri né reietti ma utilizzano abilmente questa condizione di psico labilità dei paesi occidentali per continuare a stare al potere rubando soldi ai loro popoli. Come hanno fatto per decenni Arafat e altri dittatori arabi che hanno rubato tutto il petrolio ai paesi da loro governati lasciando la gente a morire di fame. La nostra morale in tal senso non contempla più il concetto di responsabilità."

Cambierà qualcosa con il nuovo esecutivo palestinese di unità nazionale?

"No. La verità è che abbiamo assistito fin dall’incontro de la Mecca dello scorso 17 febbraio ad una sottomissione da parte del Fatah alla linea di Hamas. I sauditi si riproponevano di ristabilire una situazione egemone rispetto agli iraniani che finanziano Hamas, ma Hamas era troppo forte per cedere. Per cui ha accettato un accordo con Fatah che però non cambia nulla dal punto di vista delle prospettive di pace visto che non accetta le posizioni del cosiddetto Quartetto (Usa, Russia, Ue e Onu) che prevedono il riconoscimento dello stato di Israele e la fine del terrorismo. Solo l’altro ieri lo testimoniavano le dichiarazioni tanto di Abu Mazen quanto quelle di Haniyeh."

E che succederà adesso?

"Il prossimo fine settimana ci sarà il vertice di Riad in cui si discuterà quel famoso piano saudita che prede il diritto al rientro per tutti i profughi che ormai dopo quatto generazioni conservate nei campi profughi sarebbero circa 4 milioni e trecentomila persone quindi all’orizzonte si intravede solo il tentativo di distruggere lo stato ebraico".

Insomma una presa in giro?

"Più che altro tutto ciò riflette il legittimo desiderio dei palestinesi di evitare di continuare a uccidersi fra di loro come hanno fatto in tutto il 2006. Però non ha a che fare con la prospettiva di una pace con Israele. Semplicemente non c’entra."

L’Unione europea muore però dalla voglia di ricominciare ad avere rapporti politici ed economici con questo governo di unità nazionale?"

Non si capisce basata su di che e poi è bene precisare che i fondi ai palestinesi non sono mai stati tagliati perché, dalle dichiarazioni del ministro delle finanze precedente, si è saputo che erano giunti comunque 700 milioni di dollari dall’Europa a fronte dei 350 dell’anno precedente. E se poi si considera che Hamas con i soldi raccolti autonomamente ha costruito a Gaza un esercito dotato di armi nuove e micidiali, come missili terra aria e armi anti carro, mi domando se l’Unione europea vorrà ricominciare i finanziamenti a pioggia ai palestinesi come poi potrà controllare che non vengano usati per comprare armi e dilapidati in vari altri canali..?"

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