venerdi 04 aprile 2025
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Free Palestine è uno slogan sionista 21/03/2025


Clicca qui






L'Opinione Rassegna Stampa
17.03.2007 L'Islam dei liberali
Dimitri Buffa intervista Ahmedh Habus

Testata: L'Opinione
Data: 17 marzo 2007
Pagina: 3
Autore: Dimitri Buffa
Titolo: «L'islam dei liberali, parla Ahmeh Habus»

Dall' OPINIONE di oggi, 17/03/2007, a pag.3, l'intervista a Ahmedh Habus di Dimitri Buffa: 

“Dobbiamo uscire fuori dall’ambiguità e combattere i cattivi maestri”:

 

 

La prima notizia è che giovedì pomeriggio in via della Polveriera 14  a Roma è nato il centro culturale Averroè (www.centroaverroe.it), cioè il primo punto di aggregazione per intellettuali arabi liberali.

 

La seconda notizia è che in Europa questo tipo di iniziative sono molto rare ma in compenso in Marocco non sarebbe una cosa affatto insolita. Basti pensare che oltre 244 pensatrici liberali, sì proprio di donne si tratta, attendono con ansia di venire tradotte in italiano, in francese, in inglese. Perché tutti possano conoscere l’evoluzione del pensiero arabo-islamico che è capace non solo di “moderazione” ma anche di illuminismo liberale e persino di ateismo. Solo che questi pensatori, anzi queste pensatrici, da noi in Europa non vengono tradotti dalle case editrici. Che invece non negano mai un saggio o un instant book alla mamma di un kamikaze.

 

Dal Centro culturale intitolato non a caso al filosofo Averroè, sono venuti gli appelli di due dei suoi promotori, il giornalista di Rai Med Zouhair Louassini e la direttrice di Al Maghrebyya, Souad Sbai, entrambi marocchini come quasi tutti i soci fondatori del circolo culturale liberale (gli altri sono Karima Maoal dell’associazione dei nuovi giovani magrebini in Italia, Alis Thieck Cherif Alami, presidentessa dell’associazione artisti arabi in Italia e Saber Monia che si occupa dell’associazione per l tutela dei minori stranieri in Italia), a che venga al più presto liberato il giornalista italiano di “Repubblica” Daniele Mastrogiacomo.

 

E le notizie di ieri dall’Afghanistan che parlano della barbara esecuzione del suo autista danno la misura della drammaticità che questi appelli stanno assumendo.

 

“l’Opinione” ha parlato dei problemi del mondo arabo liberale e della distorta percezione che l’Italia e l’Europa hanno dell’Islam con un altro dei professori che stanno dietro questa iniziativa. Si tratta di Ahmedh Habus, e insegna la lingua berbera all’Orientale di Napoli, trovandosi spesso in disaccordo con i professori italiani che si rendono protagonisti di iniziative sconsiderate come quella di avere inviato l’estremista islamico tunisino in esilio a Londra Racheed Gannhouchi, e antropologia araba all’Università di Pisa.

 

 

 

Professor Habus da che dipende il fatto che gli intellettuali arabi liberali in Europa non hanno voce?

 

“Dalla distorta percezione che  si è creata a proposito di questo mondo vicinissimo. A Roma voi direste “se non sono integralisti non ce li volemo”. Ecco è proprio quello che sta accadendo ovunque. Gli immigrati arrivano laici dal maghreb e qui trovano magari un imam italiano convertito che obbliga le donne a mettersi il velo. Per non parlare del mondo accademico. Io ho dovuto polemizzare molto duramente con i miei colleghi dell’Orientale di Napoli. Ma come si fa a invitare uno come Gannouchi? Che vuol dire questa provocazione? Quello mica è un intellettuale in esilio, quello probabilmente è un delinquente e uno spargitore di odio. E ora gliene dico un’altra: lei si chiede come mai solo in Marocco esistono oltre 244 autrici liberali, donne intendo, che aspettano di venire tradotte in italiano e anche in francese e in inglese..?”

 

 

Immagino perché i miopi dirigenti delle case editrici non ritengono che la loro esistenza sia una notizia..

 

 

“Già ma se si presenta la mamma di uno “shaheed” islamico che si è fatto saltare in aria in Israele ecco che si trovano i soldi per pubblicare il libro, magari anche un instant book. Noi dobbiamo ormai combattere più contro questo tipo di percezione distorta in Europa che contro gli integralisti veri e propri a casa nostra.”

 

 

Professor Habus lei non crede che questo problema del riconoscimento dello stato di Israele da parte dei paesi arabi sia un tema centrale per le riflessioni di un circolo di liberali come il vostro?

 

“Non ci sono dubbi. E non è un caso che giovedì all’inaugurazione della nostra sede ci fossero anche esponenti della comunità ebraica italiana che noi consideriamo amici e con cui presto faremo iniziative comuni che forse avranno molta eco nei giornali..”

 

 

Ad esempio?

 

“Con Souad si era parlato di presentare in Italia il consigliere economico del re del Marocco, Azhuley, che notoriamente è ebreo. Probabilmente è un’iniziativa che verrà criticata dalle componenti retrograde del mondo arabo, ma noi in Marocco siamo sempre stati amici degli ebrei e il nostro paese potrebbe essere uno dei primi a riprendere normali rapporti diplomatici con lo stato ebraico. Certo va riconosciuto anche lo stato palestinese, ma accanto a  quello ebraico, non al suo posto come vorrebbero tutti questi rivoluzionari di sinistra e islamici in servizio permanente effettivo.”

 

 

Lei crede che esista una continuità tra il terrorismo internazionale di matrice islamica di oggi e quello di matrice marx leninista di ieri?

 

“Io purtroppo credo di sì. Il terrorismo internazionale, dopo che il khomeinismo ha inventato i kamikaze, ha avuto questa preoccupante evoluzione. I richiami al Corano sono solo una riverniciatura ideologica fondamentalista che si è resa necessaria dopo la caduta del Muro di Berlino. Il linguaggio dei comunicati di queste organizzazioni anche su internet ricalca in maniera impressionante quello di analoghi documenti delle vostre Brigate rosse o della Rote armee fraktion tedesca. Il terzo mondismo guevarista rimane il modello di riferimento e i bersagli, come l’Occidente, l’America e Israele, sono gli stessi.

 

Solo che con l’innesto del fondamentalismo islamico in certe aree del mondo è stato più facile fare proseliti cui lavare il cervello. I cattivi maestri però io non credono siano veri religiosi ma solo cinici arruolatori e predicatori di odio. Chi uccide il prossimo non sarà mai un buon islamico e nessuno di questi cosiddetti martiri suicidi andrà in paradiso.”

 

 

Ma chi sono questi intellettuali islamici liberali?

 

“Persone che accettano la diversità delle tante componenti religiose e laiche delle società del Nord Africa e del Medio Oriente. La voglio stupire come esistono cristiani di battesimo che poi perdono la fede e diventano atei, per quanto le potrà sembrare non rispondente all’immagine standard dell’idea che i media vogliono dare di noi, esiste l’ateismo anche nell’Islam.”

 

 

E quale è  lo scopo che la vostra associazione intitolata ad Averroè si propone?

 

“Il primo e più importante è quello di eliminare l’ambiguità del linguaggio. Basta con i Tariq Ramadan e con le astuzie tipiche dei fratelli mussulmani in Europa e in Italia. Noi vogliamo dire chiaramente quali sono i principi di convivenza in Italia e non passano di certo dai campi anti imperialisti o dalle manifestazioni pacifiste a senso unico.”

 

 

A proposito dell’Ucoii, in quell’organizzazione spesso si ritrovano convertiti che venivano dalla galassia della lotta armata di sinistra e anche di destra..

 

 “Sì proprio quello volevo intendere. L’ideologia dei fratelli mussulmani anche nel mondo arabo parla con gli slogan del socialismo reale e poi ci innesta sopra un vestito religioso fondamentalista perché i due dogmi, quello della società comunista e quello della società fanatizzata in maniera wahabita, vanno a braccetto insieme.”

 

 

Per questo avete deciso di caratterizzarvi come arabi e islamici liberali invece di usare la parola “moderati”?

 

“Sì proprio per il discorso di uscire dall’ambiguità. Perché se poi andiamo in Inghilterra vediamo che la dottrina Blair considera moderato un Tariq Ramadan che moderato non è affatto perché la sua moderazione è solo la faccia presentabile e ambigua di un islam politico che vuole permeare tutta la vita delle comunità di immigrati in Europa.

 

Se ascoltiamo i discorsi di geo politica diventano moderati anche i wahabiti dell’Arabia Saudita e allora questa parola non va più bene per descrivere chi ha idee simili a quelle della nostra associazione. Meglio liberali. Meglio riportarsi ad Averroè. E a questo proposito invito tutti a vedere un famoso film del regista egiziano Youssef Chahine che si chiamava “Le destin” in cui, proprio i tempi del filosofo, veniva ambientata una trama che ridicolizzava i fanatici religiosi. Con i seguaci di un emiro che volevano distruggere tutti i suoi libri. E con i suoi discepoli che riescono a salvarne una copia per ciascuno dei suoi scritti. Quel film era profetico di quello che sarebbe successo dopo l’11 settembre e non a caso fu scritto all’indomani delle stragi dei fanatici in Algeria”.

 

 Per inviare il proprio parere all'Opinione, cliccare sull'e-mail sottostante.


diaconale@opinione.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT