Come funziona la disinformazione antisraeliana l'analisi di Dimitri Buffa
Testata: L'Opinione Data: 04 marzo 2007 Pagina: 0 Autore: Dimitri Buffa Titolo: «Due pesi e due misure l’informazione su Israele»
Da L'OPINIONE del 4 marzo 2007:
“Un'unità sotto copertura dell'esercito israeliano ha ucciso tre militanti palestinesi nel campo profughi di Jenin, nel nord della Cisgiordania. I tre Ashraf Saadi, 26 anni, Ala Dreiki, 28, e Muhammad Abu Saada, 34 appartenevano a Saraya al Quds, l'ala armata della Jihad islamica. In una simile operazione un altro militante della Jihad è stato ucciso la settimana scorsa a Jenin, dopo che le autorità israeliane avevano fermato un aspirante terrorista suicida nell'area di Tel Aviv, appartenente a quel gruppo.” Quella che avete appena letto è la notizia tipo, tendenziosa e disinformante, che appare ogni giorno che Dio manda in terra quando si parla di Israele sui giornali o sulle agenzie. Nella fattispecie su un lancio di Adnkronos di mercoledì mattina alle 8,18. Proprio per smascherare questa maniera di fare giornalismo sui problemi del conflitto arabo israeliano dal 1948 a oggi, Angelo Pezzana e Informazionecorretta,it, approfittando dell’annuale convegno delle associazioni di amicizia Italia-Israele svoltosi a Roma tra il 2 e il 4 marzo, ha anche organizzato una serie di tavole rotonde la cui cifra semantica era quella dei “due pesi e due misure” nella maniera di gestire l’informazione quando c’è di mezzo lo stato ebraico. Chi scrive è relatore in quella che si tiene oggi e che chiude il convegno dandogli il titolo. Bene, può essere importante partire da una notizia di routine per fare capire quanto sia ormai intossicata una maniera di dare le informazioni. E ho scelto volutamente l’Adnkronos, di solito un’agenzia non pregiudizievolmente ostile alle tematiche che riguardano lo stato ebraico, mentre avrei potuto citare l’Ansa che viceversa ha un “cursus disonorum” lungo come una quaresima, proprio per meglio significare i riflessi pavloviani che caratterizzano ormai quasi tutti i maggiori media su questo delicato settore. Smontiamo quindi semantema per semantema, o se preferite parola per parola, l’agenzia di cui sopra. Già parlare di “unità sotto copertura” dell’esercito israeliano da l’idea di chissà quale complotto demo-pluto-masso-giudaico. In realtà si tratta di normalissime unità speciali anti terrorismo che vanno a scovare per arrestare, o certo anche per eliminare, per l’appunto dei terroristi. Che in Israele entrano deliberatamente per uccidere civili facendosi saltare in aria con loro. Terroristi che nel secondo aggettivo usato nel take dell’Adnkronos vengono definiti militanti. Ma perché, si chiedono all’unisono quasi tutti gli abitanti di Israele, i terroristi non possono essere chiamati con il loro nome? Che significa essere militanti? I calciatori militano nella serie A, i terroristi invece non militano. Al massimo terrorizzano uccidendoli gli innocenti. Altre due o tre parole e poi arriva un’altra magica espressione: “campo profughi di Jenin”. Da cui i “militanti” provenivano. Ora a parte che Jenin è una città e che i campi profughi per i circa 600 mila palestinesi che ne hanno usufruito nel 1948 sono gli unici a essere rimasti tali per sessanta anni solo ed esclusivamente per responsabilità dei governanti della futura Palestina, mentre ad esempio i dieci milioni di profughi della guerra indo pakistana non esistono più, non è chi non veda come accostare la provenienza dei tre terroristi da un campo profughi non serva in realtà a dare una informazione in più, bensì a giustificare, e se inconsciamente è peggio, le loro azioni terroristiche. Un’altra riga e un’altra idiozia semantica: “l’ala armata della jihad islamica”. Perché ne esiste un’altra non armata? La jihad islamica è esclusivamente un movimento terrorista, come lo sono le Br, vecchie e nuove, l’Eta, l’Ira. E anche Hamas o hezbollah. E’ veramente fuorviante volere distinguere tra ala armata e non, al massimo si potrebbe distinguere tra terroristi che sparano e altri che forniscono le munizioni o le informazioni per gli attentati o i documenti falsi. Come avviene in ogni movimento terrorista del primo, del secondo e del terzo mondo. Ancora un rigo e ancora un’espressione idonea a incitare l’odio o l’antipatia verso Israele: “in una simile operazione un altro militante della jihad è stato ucciso la settimana scorsa”. La “simile operazione” in realtà è una logica battuta anti terrorismo dell’esercito israeliano per prevenire attacchi a civili in Israele. L’”altro militante” in realtà è un “altro terrorista” e il fatto che sia “stato ucciso” è assolutamente un’ovvia conseguenza delle scelte di vita che ha fatto. La gente comune questo lo capisce ma l’informazione in malafede anti israeliana fa di tutto perché la confusione continui.
Cliccare sul link sottostante per inviare una e-mail alla redazione dell'Opinione diaconale@opinione.it