Diamo voce ai musulmani moderati e isoliamo i fanatici
Testata: L'Opinione Data: 19 febbraio 2007 Pagina: 0 Autore: Martino Pilliteri Titolo: «I musulmani moderati sono una maggioranza silenziosa»
Da L'OPINIONE del 19 gennaio 2007, un articolo di Martino Pillitteri, forse troppo ottimista nell'immaginare una schiaccianti maggioranza di musulmani moderati e alieni da ogni suggestione fondamentalista e antioccidentale, ma condivisbile quando richiama la necessità di isolare i fanatici :
L’ideologia politica contrappone la destra e la sinistra al punto tale che si deve essere in disaccordo su tutto, e il fatto che i mezzi di comunicazione minimizzano le questioni importanti e speculano su quelle che hanno un impatto emotivo, stanno contribuendo ad alimentare il così detto scontro di civiltà e stanno mettendo sul campo degli imputati quelli che invece dello scontro, aspirano all’incontro: gli arabi moderati di fede musulmana. Per decenni, una buona parte dei partiti di destra europea ha sostenuto una politica fondata sul convincimento che gli immigrati non aspirano a (e non sono in grado di) integrarsi; a quelli che ne avevano la volontà e la capacità, fu chiusa la porta in faccia senza dare a loro il beneficio del dubbio e una chance. La sinistra europea, dal canto suo, nel tentativo di rimanere sempre antagonista a quello che fa la controparte politica, si è dimostrata ultra tollerante al punto tale da dare il beneficio del dubbio a chi non lo meritava e sottovalutare i cavalli di battaglia dei fanatici come l’abuso dei diritti delle donne, la ghettizzazione e l’ascesa del radicalismo di una parte della galassia musulmana.
La chiusura mentale di una classe politica e l’eccessiva politically correctness di un’altra, hanno da una parte contribuito a mettere sullo stesso piano le aspirazioni dei moderati con la visione e l’agenda dei fanatici, e dall’altro hanno portato a tollerare alcuni temi e situazioni che la maggioranza dei musulmani ritengono aberranti come i matrimoni forzati, negare a una ragazza il diritto di studiare, di lavorare, la guerra agli infedeli e l’esaltazione del terrorismo. La realtà, tuttavia, è diversa da quella che dipingono i mass media. La maggioranza degli immigrati arabi di fede musulmana in Europa e in altre parti del mondo, è pienamente integrata ed è distaccata dai temi caldi del menù mediatico quali le vignette, il velo, le opere di Mozart, le scuole pseudo-madrassa di via Quaranta e ora via Ventura. In un contesto come quello milanese per esempio, ci sono circa 20 mila bambini di origine araba che frequentano le scuole pubbliche, non aspirano alla ghettizzazione e non si relazionano agli altri secondo il modello “noi e loro”.
L’antagonismo ideologico della politica e la superficialità mischiata al sensazionalismo dei mezzi di comunicazione, stanno contribuendo a uno dei più grandi errori e danni dei nostri tempi che è quello della mistificazione della realtà nella quale il mondo musulmano è raccontato come se fosse un monolite dove prevale la visone e la leadership dei fanatici. Si sta infatti arrivando a identificare come musulmani solo coloro che vogliono riportare la storia ai tempi del medioevo islamico, negare i diritti basilari e talebanizzare il mondo. A furia di mettere sullo stesso piano chi pretende di comunicare attraverso una linea privata con Allah con quelli che vogliono parlare la lingua della globalizzazione, i musulmani integrati e occidentalizzati non saranno neppure considerati individui di fede musulmana in quanto non rientrano negli standard e comportamenti dei radicali. Paradossalmente, i musulmani moderati saranno considerati degli “infedeli” anche agli occhi dei non musulmani!
Se non si concede più voce e visibilità alle aspirazioni e i punti di vista dei moderati e degli integrati, si arriverà a un punto dove essi pagheranno per colpe non loro. Oltre a essere anche loro nel mirino del radicalismo, stanno diventando anche “martiri” dello scetticismo della società civile. Esiste un sottobosco fatto di giovani donne e uomini di fede musulmana che sta crescendo; esso non si nota in quanto è pienamente integrato nel nostro tessuto economico e sociale, ed è anche offuscato da pochi alberi appassiti che godono ancora di troppa visibilità mediatica e reticenza politica.
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