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L'Opinione Rassegna Stampa
17.02.2007 Incontro con i famigliari dei soldati israeliani rapiti
la cronaca di Dimitri Buffa

Testata: L'Opinione
Data: 17 febbraio 2007
Pagina: 2
Autore: Dimitri Buffa
Titolo: «Missione diplomatica in Italia per i parenti degli israeliani rapiti»

Dimitri Buffa per l'OPINIONE ha incontrato i famigliari dei soldati israeliani rapiti, Ecco la cronaca a pag.2, oggi 17/02/2007:

Sono stati ricevuti dal Papa e da D¹Alema e sono riusciti ad ottenere
impegni bipartisan perché almeno si conoscano le condizioni di salute dei
rispettivi familiari rapiti in Libano e a Gaza ormai oltre sette mesi
orsono. Familiari e parenti di Eldad Regev e Udi Goldwasser, i due soldai
rapiti in Libano dagli uomini di Nasrallah, giovedì sera sono stati
presentati alla stampa e agli amici di Israele in una bellissima casa del
centro storico romano, con due terrazze che affacciano sul lungotevere,
messa a disposizione da Vichi Hasana, membro influente della comunità
ebraica romana. Mancavano invece i familiari del caporale Gilad Shalit,
rapito a Gaza da Hamas, che non se la sono sentita di accollarsi lo stress
di un lungo viaggio che toccherà le principali capitali europee. Alla
presenza del nuovo ambasciatore Gideon Meir, e con il fuori programma di un
collegamento via telefono da Gerusalemme di Shimon Peres, hanno raccontato
ai giornalisti e agli astanti la propria odissea di familiari di giovani
soldati rapiti in territorio israeliano dai terroristi islamici.
Ha incantato i presenti, per la propria bellezza e per la dolcezza, la
moglie di Udi, Ehud, Goldwasser, la coraggiosa Karnit che conduce dal 28
giugno scorso, quando un commando di hezbollah gli rapì l¹amato marito
insieme al suo commilitone Elda Regev, una vera e propria battaglia
diplomatica a tutto campo. Solo tre giorni prima di suo marito, a Gaza era
stato rapito Gilat Shalit e tutto fa pensare a azioni terroristiche
concordate a  tavolino tra i terroristi islamici palestinesi e quelli
libanesi. Ebbene Karnit Shalit, vera e propria ³moglie coraggio²,
 è stata quella che più a lungo si è intrattenuta a parlare con Massimo
D¹Alema, ministro degli esteri italiano recentemente nell¹occhio del ciclone
per le proprie dichiarazioni anti israeliane.
Ad apposita domanda, la signora Goldwasser ha detto di avere seguito le
polemiche a distanza provocate da alcune improvvide dichiarazioni del nostro
ministro degli esteri, in particolare ha ricordato l¹impressione che si ebbe
nello stato ebraico dopo la foto a braccetto con un ministro hezbollah. Ma
ha anche aggiunto che ³oggi la situazione è cambiata² e  che ³l¹Italia, che
è il primo paese della Ue ad averci ricevuto, insieme al Santo Padre che ha
trovato tanto tempo per noi, potrebbe ora diventare centrale nella
trattativa per il rilascio dei tre soldati ³abducted² da hamas ed
hezbollah². D¹Alema, dice Karnit, ha preso un solenne impegno per fare
pressione sul Libano affinché i due soldati prigionieri di Nasrallah siano
rilasciati.
Addirittura D¹Alema potrebbe fare un pubblico appello agli hezbollah.
Sarebbe quasi un miracolo di almeno parziale riconversione della politica
estera italiana di cui dovremmo ringraziare questa splendida donna. Con la
stampa ha parlato a lungo anche il fratello di Eldad Regev, Hagai, un
simpatico giovane che sostiene di avere molta fiducia nella mediazione
internazionale dell¹Italia per risolvere la loro tragedia.
La serata organizzata giovedì dall¹ambasciata israeliana in Italia insieme
alla comunità ebraica romana non deve essere stata quindi un¹iniziativa
estemporanea e improvvisata, bensì una mossa concordata con la diplomazia
italiana. Che ha tutto l¹interesse a riguadagnare con questa trattativa per
il rilascio dei tre soldati ostaggi, se avesse un buon esito, la fiducia
messa a rischio negli scorsi mesi proprio dalla politica dilibertiana dello
stesso D¹Alema. La prova del nove di questa teoria era da ricercarsi nella
presenza a questo appuntamento e nelle precise parole del capo della Croce
rossa internazionale in Italia, Massimo Barra, che ha assicurato il sostegno
umanitario della stessa Croce rossa nonché ³fatti concreti² entro poche
settimane. Conoscendo l¹uomo che, contrariamente ad altri santoni delle ong
pacifiste, poco o niente cerca le vetrine, i salotti tv e le telecamere, c¹è
da scommettere che qualcosa stia bollendo in pentola e che presto le
famiglie di Gilad Shalit , Ehud Goldwasser e Eldad Regev potranno
riabbracciare i propri amati figli e mariti.

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