Sull' OPINIONE di oggi, 21/01/2007, un articolo di Dimitri Buffa, dal titolo:
"L'ECONOMIST ALL'ATTACCO DELLO STATO DI ISRAELE: NON E' PIU' DI MODA TRA GLI EBREI DELLA DIASPORA"
Ebrei di tutto il mondo evolvetevi: basta difendere supinamente le ragioni dello stato di Israele. Non va più di moda. Adesso siete nell'epoca di Eminem e dovete diventare critici verso la politica del governo dello stato ebraico.
Anzi, interrogatevi se oggi come oggi abbia ancora senso che esista uno stato come Israele.
E' "The Economist" che ve lo impone. Sennò siete irrimediabilmente "out" e non rientrate nell'immagine vagamente anti israeliana che vi è stata dipinta addosso a vostra insaputa dal settimanale britannico più anti occidentale del globo. Non ci credete? E allora correte in edicola a farvi dare il numero arretrato della scorsa settimana dove in due articoli, "Diaspora blues" e "Second thoughts about the Promised Land" (pensieri reconditi sulla Terra Promessa) si fa una pazzesca radiografia di questa vostra suddetta evlouzione, dipingendo finalmente gli ebrei secondo i desiderata degli anti semiti di mezzo mondo: tutti rigorosamente ostili alla politica dello stato di Israele e disposti a versare tante lacrimucce per un presunto "apartheid" attuato contro i "poveri palestinesi".
Tutto in un "report" dal nome che più coglione non si può: "Israele all'epoca di Eminem".
Ecco alcune perle del reportage anti israeliano dell' "Economist": "la maggior parte degli ebrei della diaspora ancora supporta fortemente Israele, ma ora il suo profilo nel mondo non è più quello della vittima eroica, la loro ambivalenza è cresciuta e molti sono disturbati dall'occupazione dei territori palestinesi o più recentemente dalle immagini di Israele che bombarda in Libano, tanti temono che ciò ridia fiato agli anti semiti".
Come se ci fosse bisogno dei pretesti indicati dal settimanale britannico. Non basta, lo studio, peraltro risalente al 2003 e ricicciato adesso solo per fare un dispetto editoriale a Israele, riferisce che alcuni ebrei della diaspora la penserebbero proprio come i palestinesi e cioè che "l'idea di uno stato etnico è razzista e arcaico".
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