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L'Opinione Rassegna Stampa
17.01.2007 Protervia contro Israele
il calendario dell'agenzia Reuters

Testata: L'Opinione
Data: 17 gennaio 2007
Pagina: 0
Autore: Dimitri Buffa
Titolo: «Un nuovo calendario...per odiare Israele»
Da L'OPINIONE del 17 gennaio 2007:

Se non erano bastate le foto taroccate della guerra in Libano, che le avevano fatto meritare un “award” per l’informazione disonesta di quelli che annualmente vengono assegnati dal sito HonestReporting, all’agenzia Reuters adesso ne hanno pensata un’altra: un bel calendario contenente quindici immagini dell’anno scorso per illustrare i 12 mesi dell’anno prossimo, con quella di luglio che raffigura un militante palestinese mascherato che sta marciando al funerale di un suo commilitone terrorista. Più precisamente la didascalia dice che “un militante palestinese marcia durante i funerali per i palestinesi uccisi dalle truppe israeliane nel campo rifugiati di Maghazi a Gaza, fotografo Mohammed Salam”. A luglio erano finite sotto la lente dei bloggers, e degli sputtanatori per professione delle bufale giornalistiche fotografiche, le istantanee di Adann Haji, raffiguranti le macerie del Libano dopo i bombardamenti israeliani. C’erano stati casi di persone messe in posa e fotografate più volte come vittime di diversi bombardamenti. Una gaffe che ancora strappa le risate degli addetti ai lavori. Alla fine la Reuters aveva dovuto licenziarlo.

Adesso arriva questo calendario da tavolo con un titolo altisonante “Eyes on the world”, occhi sul mondo. Pare che sia anche molto costoso, 40 sterline o giù di lì. A segnalarlo a HonestReporting infatti è stato un inglese che semplicemente si chiedeva: ma cosa c’entra questa immagine con tutte le altre quattordici? Domanda retorica, ovviamente nulla. Anzi quasi tutte le altre immagini dipingono eventi lieti dell’anno: un investitore arabo che guarda le quotazioni in borsa in Dubai, un danzatore simil derviscio che si esibisce danzando a Bamako nel Mali all’ultimo Social forum, una ripresa aerea coloratissima dei pozzi del Senegal, un bambino tibetano con i suoi vestiti variopinti, un agricoltore canadese in un campo di colture coloratissime di rosso, una foto di moda a Londra, una alle Bermuda durante un’immersione sott’acqua, una di danza in Cina e così via. Tutta roba che colpisce gli occhi per i colori. In effetti. L’unica eccezione negativa riguarda, tanto per cambiare Israele, e rende se possibile il messaggio ancora più devastante: “Il 2006 sarebbe stata un’ottima annata se non fosse per il perfido stato di Israele”.

Un’immagine che rispetto alle altre c’entra come i classici cavoli a merenda. Incalzato da HonestReporting l’editor in chief della Reuters, David Schlesinger, si difende parlando di diritto di cronaca e dicendo che “le immagini sono state scelte per il loro effetto visuale e fotografico e senza alcuno scopo politico… nel mettere insieme queste foto noi abbiamo cercato esclusivamente di dipingere il tema degli occhi sul mondo, che significa il guardare indietro a eventi e occasioni che hanno caratterizzato il 2006, concentrandoci in foto dove risaltano gli occhi…”. Non risulta che il funerale di alcuni terroristi palestinesi abbia caratterizzato il 2006, ma tant’è. Perché alle obiezioni dei “subscribers” di HR, la Reuters ha fornito un supplemento di giustificazione: “Alcune immagini sono più politiche nella loro natura di altre (ma non avevano detto che non c’era alcun intento politico? ndr), comprese quella della copertina che mostra una donna che vota in Iraq e un’altra del meeting del G8, noi possiamo comunque capire che a qualcuno la foto del militante palestinese possa apparire la più politica di tutte…”. Bontà loro, insomma.

Ma anche questa giustificazione un po’ penosa cozza contro la didascalia: in effetti né la foto della donna che mostra il dito sporco di inchiostro blu né quella del G8 contengono commenti politici di sorta. L’eccezione, in negativo, è ancora una volta nella didascalia del militante del movimento armato che partecipa mascherato al funerale di un terrorista a Gaza. Secondo HR, la Reuters ha aggirato la contestazione: come mai avete scelto un’immagine negativa per Israele per raffigurare l’unico evento politico dell’anno nel vostro calendario? Non avete davvero niente da rimproverarvi proprio voi che siete stati costretti a licenziare il fotografo Adnan Haji per le sue “fauxtographies”? Ovverosia fotografie false? Insomma quando non si possono falsificare le foto per colpire Israele si agisce sulla semiotica dei calendari mettendo un’unica immagine negativa tra altre 14 che invece dipingono, peraltro abbastanza arbitrariamente, il 2006 come un anno positivo. Scuse ridicole a parte, non si può non essere d’accordo con HR quando attribuisce all’agenzia Reuters una vera e propria “bias”, leggi protervia, contro le ragioni di Israele. Non era bastata la figura di guano rimediata con la guerra in Libano? No, evidentemente non era bastata.

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