Come l'Aurorità nazionale palestinese educa i giovani per esempio con un torneo di calcio intitolato a Saddam
Testata: L'Opinione Data: 13 gennaio 2007 Pagina: 4 Autore: Dimitri Buffa Titolo: «Torneo di calcio intitolato a Saddam»
Da L'OPINIONE del 13 gennaio 2007:
Certi popoli, esattamente come certe persone, fanno di tutto per alimentare contro di sè i pregiudizi negativi dell'opinione pubblica. Tanto per non fare esempi, prendiamo i "poveri" per antonomasia palestinesi. Di questi tempi hanno un sacco di problemi di ordine pubblico, ad esempio sono sull'orlo di una guerra civile tra miliziani di Al Fatah e terroristi di Hamas. Come se non bastassero tutte le altre questioni irrisolte tra cui quella non secondaria di non essere ancora, nonostante gli aiuti finanziari a pioggia da parte dell'Europa e dei paesi arabi, riusciti a costruire uno stato libero e indipendente, accontentandosi di vivere in una sorta di eterno "pre stato". Naturalmente su questo stato di cose c¹è chi come Massimo D¹Alema preferisce trovare subito la facile scorciatoia di dare la colpa agli israeliani, mentre c'è invece chi crede che siano gli stessi palestinesi in realtà causa del proprio male. Ora l'esecutivo in carica, con tutti questi problemi e anche qualcuno in più che è facile scordare, non ha niente di meglio da fare che intitolare un torneo calcistico giovanile per universitari alla memoria del fu Saddam Hussein, giustiziato abbastanza barbaramente, anche se non ingiustamente, circa due settimane orsono. Inoltre, record di tempismo che per ora non si registra neanche nella città natale dello stesso Saddam, la gratitudine palestinese per quei 10 mila dollari che a suo tempo Saddam faceva pervenire a tutte le famiglie degli "shaheed" suicidi in Israele, è sata così grande da convincere le autorità a edificargli due monumenti alla memoria in meno di quattordici giorni. Naturalmente nessuno ha scordato l'atteggiamento di tifoso saddamita che il non compianto Yasser Arafat tenne all¹epoca della prima guerra del Golfo quando gli Scud iracheni cadevano sul suolo di Israele. Ma la storia del torneo di calcio per giovani intitolato ad assassini e terroristi, benchè strombazzata come un vanto persino dal giornale dell'Anp, "Al hayat al jadida" (ironia della sorte il nome della testata significa "la vita nuova"), non è in assoluto una novità tra i palestinesi, visto che nel 2002 ne dedicarono un altro alla memoria di un terrorista suicida che fece 31 morti in Israele il giorno della Pasqua ebraica. Inoltre, sempre a proposito della loro personalissima idea di educazione della gioventù alla convivenza con i vicini territoriali, numerosi campeggi estivi per piccoli palestinesi portano il nome di Wafa Idris la prima donna terrorista suicida, e altri ancora invece sono intitolati alla memoria di Ayyat Al Akhras, la diciassettenne che detiene da morta il triste record di essere stata la più giovane kamikaze donna della seconda Intifada. In questi giorni in Italia si parla molto della follia omicida dei vicini di casa dopo l'epilogo investigativo del massacro di Erba. Con due anziani coniugi trasformatisi in dei vendicativi personaggi da film di Quentin Tarantino tipo "Kill Bill". In Palestina, i vicini israeliani è come se convivessero, almeno da dopo gli accordi di Oslo in poi, con vicini altrettanto pericolosi, imprevedibilmente omicidi e violenti di quelli di Erba. Ma nessuno si scandalizza, anzi tutti sono pronti a dare la colpa allo stato ebraico. Però gli stessi palestinesi non dovrebbero avere dimenticato il noto proverbio arabo che dice di "conoscere bene il vicino prima di comprarsi la casa". Gli israeliani questo accorgimento non hanno potuto metterlo in pratica: quando nel 1948 hanno costituito il loro stato nel posto assegnatogli dall¹Onu, e in cui la presenza ebraica è sempre stata documentata e costante negli ultimi cinquemila anni, la questione palestinese non era ancora stata inventata. Esistevano infatti solo le estensioni territoriali di Egitto e Giordania. I palestinesi li hanno inventati dopo, prima si chiamavano giordani, per trovare un pretesto per scatenare la guerra terroristica contro Gerusalemme. E infatti ancora oggi quella gente si preoccupa molto di più di dimostrare anche con le sciocchezze l'odio anti ebraico piuttosto che pensare ai propri affari interni, ora che lo stato palestinese potrebbe essere già una realtà.
Cliccare sul link sottostante per inviare una e-mail alla redazione dell'Opinione diaconale@opinione.it