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L'Opinione Rassegna Stampa
08.01.2007 Il nemico in casa
i filo-jihadisti americani che scagionano Bin Laden

Testata: L'Opinione
Data: 08 gennaio 2007
Pagina: 0
Autore: Dimitri Buffa
Titolo: «IL NEMICO IN CASA ­ I FILO JIHADISTI AMERICANI NEGANO LA PATERNITA¹ DI OSAMA»
Da L'OPINIONE dell'8 gennaio 2006:

Forse sentono che l'aria negli Stati Uniti sta per cambiare e che sepolcri
imbiancati come James Baker e Jimmy Carter stanno tornando in auge con il
proprio politically correct in chiave anti israeliana e anti Bush. Forse
semplicemente l'America ha un debole per il nemico in casa, e questa è una
costante dai tempi del nazismo, passando per il comunismo e la guerra
fredda. Fatto sta che da un po' di tempo i predicatori d'odio hanno ripreso
il proprio servizio permanente effettivo anche nelle università americane.
L'ultimo di questi campioni senza valore, il professore Natana de Long Bas,
è stato recentemente segnalato dal Memri.
Lo scorso 21 dicembre questo signore si è fatto intervistare dal "London
based" giornale arabo, Al Sharq Al Awsat, che significa semplicemente il
Medio Oriente. E ha così pontificato: "io non ho mai trovato alcuna prova
del coinvolgimento di Osama Bin Laden negli attentati dell'11 settembre".
Nella stessa intervista questo professore, che insegna al dipartimento di
teologia dell'università di Boston,  e nell'università  Brandeis, nella
branca che si occupa del vicino oriente e degli studi giudaici, ha anche
affermato che secondo lui l'ideologia wahabista non sarebbe estremistica e
che persino i fratelli mussulmani di Sayyed Qutb, il successore di Hasana al
Banna, nulla avrebbe a che fare con l'odierna jihad.
La soluzione per questo signore è quella classica dei film gialli:
l'assassino jihadista è il maggiordomo occidentale. Dietro gli attentati ci
sarebbe una cospirazione americana per mettere in cattiva luce l'Islam e gli
arabi. E così il cerchio si chiuderebbe.
Con un'autoassoluzione a buon mercato.
Si badi bene che questo signore afferma cose in contraddizione persino con
la propria attività accademica, si fa per dire. Infatti nel 2004 aveva
pubblicato una dissertazione dottorale in un libro con il seguente titolo: 
" Wahabi Islam: from revival and reform to global jihad". Serve la
traduzione?
Si badi bene che questo signore è anche un esperto che contribuisce a
scrivere l'Oxford dictionary of Islam, The encyclopedia of Qur'an e The
encyclopedia of the islamic world. Insomma la classica quinta colonna nel
mondo occidentale, pagato per insegnare ai giovani delle università americane
nella migliore delle ipotesi il politically correct sull'Islam, nella
peggiore quell'ambiguità di fondo che  poi porta oggettivamente a supportare
le ideologie che stanno dietro il terrorismo internazionale di matrice
islamica.
Chi vuole può leggersi in inglese questa incredibile intervista.
 Ma fondamentalmente per il professor De Long Bas la jihad sarebbe colpa
dell'occidente che non ha risolto per sessanta anni la questione palestinese
e non ha fatto nulla per fermare Israele e ciò provocherebbe la rabbia dei
giovani nei paesi arabi, il fatto che i partiti islamisti stiano ovunque
avanzando nel mondo arabo sarebbe un'altra diretta conseguenza, giusta a suo
avviso, e per niente legata alla jihad globale. Insomma la morale del
professore è questa: "tutto va bene così e i kamikaze in Iraq, Israele,
Cecenia e altrove nel mondo europeo e occidentale, 11 settembre a parte che
ce lo siamo fatto da soli per dare la colpa agli arabi e ai musulmani, ce li
siamo meritati perché siamo stati tanto cattivi con i soliti poveri
palestinesi."

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